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Maurizio Molinari per "La Stampa"
L'Italia resta in recessione, la crescita globale si riduce a causa della frenata di più mercati e le preoccupazioni tornano ad affacciarsi anche sugli Stati Uniti: dal "World Economic Outlook" del Fondo monetario internazionale esce una radiografia dell'economia del Pianeta che raffredda le attese di ripresa.
«La crescita mondiale è ancora debole e i rischi al ribasso sono più marcati» si legge nel testo del rapporto, secondo il quale il pil globale al termine del 2013 sarà aumentato del 2,9 per cento rispetto alle previsioni del 3,2 e nel 2014 la previsione è di un progresso del 3,6% rispetto al preannunciato 3,8.
Ciò che pesa, secondo l'analisi del Fmi, è la convergenza fra il rallentamento della crescita della Cina, le difficoltà di altre economie emergenti come India e Brasile, lo stallo nella politica monetaria degli Stati uniti e una possibile stagnazione in Europa.
Se finora le preoccupazioni si concentravano su Cina e mercati emergenti, la novità che viene dal rapporto del Fmi è dunque la prudenza su Europa e Stati Uniti trasformando il Giappone nell'unica nazione industrializzata dove l'aumento del pil appare rassicurante. In tale cornice si registra la nuova contrazione dell'economia italiana, con la previsione di un calo del pil dell'1,8% che dovrebbe poi salire dello 0,7 nel 2014.
Si tratta di una inversione di rotta rispetto alle previsioni sull'Italia rese note a partire dalla metà del 2012, in cui si indicava l'anno corrente - a partire da giugno - come quello dell'inizio della ripresa. Per effetto delle perduranti difficoltà , aggiunge il Fmi, i senza lavoro in Italia aumenteranno dal 10,7 per cento del 2012 al 12,6 del 2013 per poi diminuire al 12,4 nel 2014.
Riguardo alla situazione in Eurolandia, il Fmi ritiene che alla luce del rallentamento complessivo "la Banca centrale europea dovrebbe valutare un ulteriore supporto di politica monetaria" mentre a livello di Unione Europea urge un "rafforzamento dell'unione monetaria" e in particolare dell'"unione bancaria, comprendente un meccanismo unico di supervisione e risoluzione delle crisi" al fine da scongiurare il rischio di fallimenti capaci di innescare pericolosi effettidomino simili a quelli verificatisi negli Stati Uniti dopo il fallimento di Lehman Brothers nel settembre 2008.
Sul fronte di Washington, i timori del Fmi si concentrano sul nuovo stallo fra Congresso e amministrazione Obama. Proprio su questo argomento è intervenuto ieri il presidente Barack Obama nel discorso settimanale alla nazione accusando i leader del Congresso di "miopia" a causa del fatto che «se il bilancio non sarà approvato entro il 30 settembre il governo sarà obbligato alla serrata per carenza di fondi» mentre «senza un aumento del tetto del debito andremo in default finanziario a metà ottobre mettendo a repentaglio i risultati ottenuti negli ultimi cinque anni con la creazione di oltre sette milioni di posti di lavoro».
«A Washington deve essere sepolta l'ascia di guerra, il prima possibile, per sostenere la ritrovata fiducia dei mercati» afferma il Fondo monetario. Ad aumentare l'incertezza a Washington è l'approvazione da parte della Camera dei Rappresentanti di una legge che garantisce risorse sufficienti al governo fino al 15 dicembre prevedendo però il taglio dei finanziamenti alla riforma della Sanità con una formula destinata ad essere respinta dal Senato, dove i democratici sono in maggioranza.
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