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Luigi Grassia per “la Stampa”
Ormai la Grecia è certa di ricevere gli 86 miliardi del piano europeo di salvataggio: il direttivo dell’Esm (l’organo deputato) si riunirà domani sera ed è sicuro che dirà di sì, perché stavolta anche il superfalco Wolfgang Schaeuble - il ministro tedesco delle Finanze - ha dato via libera (alle sue condizioni ovviamente). Schaeuble ha anche chiesto ai parlamentari del suo partito Cdu di votare a favore degli aiuti alla Grecia, quando dovrà occuparsene il Bundestag a Berlino: «Credo che questa, considerata da tutti i punti di vista, sia la decisione giusta».
Ma c’è ancora un’ultima bomba che può far saltare tutto, e sta ticchettando proprio ad Atene, dove «è molto probabile» che il premier Alexis Tsipras chieda il voto di fiducia al suo governo sul terzo salvataggio, secondo quanto ha rivelato ieri un ministro greco.
L’insidia sta nel fatto che nel precedente passaggio in aula un parlamentare su tre del partito di maggioranza Syriza ha votato contro le dure condizioni del programma di aiuti, o si è astenuto, e Tsipras è riuscito a prevalere solo grazie ai voti di una parte dell’opposizione. Continuare con questo gioco può spaccare definitivamente il partito e portare la Grecia alle ennesime elezioni anticipate. E se ci si arrivasse, stavolta potrebbero vincere i conservatori di Nia Demokratia o i socialisti del Pasok.
Di sicuro voterà «no» agli ulteriori sacrifici l’ex ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis. Su di lui, ieri ha fatto alcune rivelazioni il tedesco Schaeuble: in un documentario che varrà trasmesso la prossima settimana, e di cui è stata diffusa qualche anticipazione, Schaeuble racconta che in una delle fasi peggiori della trattativa Varoufakis gli avrebbe detto che per la Grecia l’uscita dall’euro «sarebbe l’opzione migliore».
L’interlocutore greco ha fatto a Schaeuble un’impressione di assoluta inaffidabilità: «La sua è un’interpretazione della serietà completamente diversa dalla mia». Le cose poi sono finite bene, per i tedeschi: a Berlino un portavoce del governo ha sottolineato ieri che «è una vittoria della Germania se il taglio del debito greco è stato escluso», inoltre la concessione degli aiuti «dipenderà dalla messa in pratica di tutte le condizioni legate al piano».
E che cosa dicono, queste condizioni? La più pesante è la stretta sulle pensioni, di cui ieri sono stati rivelati i particolari. Fra le altre cose, la pensione mensile minima sarà ridotta di quasi 100 euro, dagli attuali 486 a soli 392,70, e il provvedimento è retroattivo, in quanto sarà considerato in vigore dal 1° gennaio 2015.
Tutto questo darà soddisfazione ai falchi europei del rigore finanziario. Ma riporterà la Grecia sul sentiero della crescita economica? È da verificare. Secondo l’agenzia di rating Fitch, anche quest’anno il prodotto lordo della Grecia si ridurrà, «per colpa dei controlli sui capitali, della chiusura delle banche e dell’incertezza su una possibile Grexit»: perché l’uscita di Atene dall’euro non è ancora esclusa.
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