
DAGOREPORT - CERCASI DISPERATAMENTE TALE MELONI GIORGIA, DI PROFESSIONE PREMIER, CHE DEFINIVA…
1 - NON SA DIRE PERCHÉ HA SFIGURATO IL SUO EX E LE DARESTE UN BEBÈ?
Vittorio Feltri per “il Giornale”
alexander boettcher e martina levato
Ieri il nostro Renato Farina ha trattato da par suo la vicenda di Martina Levato, che senza un motivo accertato sbatté (con la complicità del moroso) un bel po' di acido in faccia a un ragazzo, sfregiandolo. Processata e condannata a 14 anni di reclusione, la giovane donna, incinta all'epoca in cui commise il delitto, ha appena partorito un bimbo al quale è stato imposto il nome di Achille. Cose che succedono, per fortuna non spesso.
Il problema è che il bimbo, non appena nato, è stato allontanato dalla madre per decisione dei giudici, e da ora in poi sarà adottabile da una famiglia idonea. Giusto? Sbagliato? Secondo Farina e molti altri è un errore. Peggio, un'infame crudeltà, perché una mamma e la sua creatura sono uniti da un vincolo non solo naturale (pertanto inviolabile), ma addirittura sacro: un legame che consente al piccolo di assorbire, attraverso il latte materno, energie vitali che incidono sulla sua psicologia.
acido e martello le armi di alexander boettcher e martina levato
Su questo aspetto non mi dilungo: tutti sanno, infatti, quale sia il significato profondo della procreazione, perfino negli animali. Cosicché è ovvio che susciti impressione e pena il distacco di Achille da colei che lo ha dato alla luce. Ma se il cuore si oppone, anzi, si ribella davanti a questo caso, la ragione ci dice che non era lecito agire diversamente da come la magistratura ha decretato, tenendo soprattutto conto dell'interesse dell'erede. Parliamoci chiaro, senza ipocrisie: chi affiderebbe un bebè a una donna che ha rovinato gratuitamente l'esistenza a un giovanotto (20 anni) e che, su precisa richiesta dei rappresentanti della giustizia («perché lo ha fatto?»), non ha saputo aprire bocca?
Una persona così non garantisce l'equilibrio necessario per allevare un bambino, assicurando di non nuocergli. Di sicuro Achille meritava di crescere assaporando il nutrimento (e ricevendo le cure) della mamma, ma non di Martina, che ha dimostrato di non avere una coscienza registrata su una moralità accettabile. In determinate circostanze, è fatale scegliere il male minore e tentare di regalare un destino privo di rischi al neonato.
Non credo che i giudici abbiano assunto simile provvedimento con freddezza e cinismo, ma optato per la separazione solo ed esclusivamente allo scopo di non correre il rischio che la detenuta, avendo compiuto lo scempio che sappiamo, potesse fare più male che bene al suo figlioletto. Ha prevalso in loro la prudenza sui sentimenti. Nella fattispecie, i magistrati non avevano un'alternativa che non fosse azzardata. Auguriamo ad Achille un futuro sereno, e a Martina di rientrare in senno.
2 - MA IO DICO CHE QUELLA MAMMA POTEVA RINASCERE
Ferdinando Camon per “la Stampa”
Stanno per togliere il figlio appena nato a una madre condannata per aver sfigurato con l’acido l’ex fidanzato. Data la gravità della colpa, in molti avevano previsto questa conclusione. Anch’io, ma con una riserva: se una donna giovane commette una colpa pesante e merita una condanna pesante perché non è pentita, possiamo noi ritenere che quella donna non possa cambiare (cioè pentirsi) con l’esperienza della maternità? La domanda può anche essere un’altra: che cos’è la maternità? Gli uomini lo sanno? La mia risposta è «no».
Martina Levato Alexander Boettcher
Poiché sono uomo, includo nell’ignoranza anche me stesso: non sapevo cosa fosse la maternità, e per scriverci sopra un libro («Il Super-Baby») ho fatto un lungo viaggio nei diari delle incinte, nelle scuole che frequentano (specialmente in America), nei libri e nelle riviste dedicate a loro. Quei nove mesi, nei quali per noi uomini non succede nulla, in realtà sono un intenso scambio non solo di nutrimenti, dalla madre al figlio, ma anche di messaggi, domande, risposte, emozioni, reazioni, sentimenti: un uomo diventa padre quando il figlio nasce, ma una donna diventa madre fin dal primo concepimento, e il figlio vive quei nove mesi in compagnia di parole, chiamate, segnali.
l acido sequestrato a casa di alexander boettcher
Non è vero che il figlio si forma nel silenzio, il figlio si forma accompagnato da un tamburo incessante, come un treno che batte sulle rotaie. Quel tamburo è il cuore materno. Il figlio è confortato dalla monotonia di quel rumore, gli dà sicurezza. Se la monotonia s’interrompe, il nascituro trema. Un’équipe americana stava osservando un nascituro, tranquillo nel suo spazio monotono, quando nello studio entrò il padre, e sbatté la porta. Il non-ancora-nato ebbe un tremito.
Scrivendo sulle donne incinte, ho scoperto la canzone di una incinta italiana, che quando il figlio scalciava lo cercava con la mano e pregava: «Santo Piero / dimmi il vero: / la testina dove sta? / Questa qui? / Questa qua?». E di una francese che di sera s’affacciava al cielo stellato col piccolo nel pancione e gli spiegava: «L’étoile se promène / au dessus de ton lit, / régarde! Elle t’emmène / dans le bleu de la nuit».
In America hanno provato a mettere musica nelle stanze dove stanno le, chiamiamole così, figlianti, e hanno fatto una scoperta: sentendo musica classica, il nascituro muove le mani, con la musica rock muove i piedi. Non chiedetemi spiegazioni. Non sono un ostetrico e neanche un musicologo, sono soltanto uno scrittore. Entrando negli spazi della maternità, dove si forma la vita, sono un ospite, forse neanche gradito. Ma credo che una scoperta del genere, una volta confermata, dovrebbe avere influenza sullo studio della musica e sulla critica musicale.
Nei mesi prenatali il figlio assorbe dalla madre ciò che la madre assorbe dalla vita. Se la madre assorbe veleni, in senso fisico e reale, anche il figlio è avvelenato, in senso fisico e reale. Quegli ammonimenti che adesso stampano sui pacchetti di sigarette, «Il fumo danneggia il feto», dicono la verità. Ma se è facile capire questo rapporto chimico-fisico, non ci è altrettanto facile capire il rapporto neuro-psichico che corre tra la generante e il generato.
Eppure, certamente una generatrice ansiosa o nevrotica immette ansia o nevrosi nel generato. Abbiamo sempre pensato che l’uomo sarà nel resto della vita quel che è nei primi 4-5 anni. A questi 4-5 anni dovremmo aggiungere i precedenti nove mesi. Che sono ancora più importanti. La maternità è una rivoluzione. Con la maternità nascono due vite nuove, quella del figlio e quella della madre. Non si è mai pentita, questa ragazza dell’acido? Ma era una ragazza. Adesso è una madre. Tanto più si pentirà e diventerà buona, quanto più starà col figlio. Se glielo tolgono, la vogliono proprio perdere.
DAGOREPORT - CERCASI DISPERATAMENTE TALE MELONI GIORGIA, DI PROFESSIONE PREMIER, CHE DEFINIVA…
FLASH! CHE FINE HA FATTO IL PIÙ TRUMPIANO DEL REAME, OVVERO MATTEO SALVINI? MENTRE I MERCATI…
AZZ! LA DUCETTA CI STA PENSANDO DAVVERO DI PORTARE L’ITALIA A ELEZIONI ANTICIPATE NEL 2026 - PERCHÉ…
DAGOREPORT – ASPETTANDO L'OPPOSIZIONE DE' NOANTRI (CIAO CORE!), VUOI VEDERE CHE LA PRIMA BOTTA…
DAGOREPORT: OPA SU OPA, ARRIVEREMO A ROMA! - AVVISO AI NAVIGATI! LE ACQUISIZIONI CHE STANNO…
DAGOREPORT – LA CASTAGNA BOLLENTE! LA BOCCIATURA DELL’EBA E DI BCE DELLO “SCONTO DANESE” PER…