DAGOREPORT - LA TRAGEDIA VENEZIANA È L’ENNESIMA CONFERMA DELL'INADEGUATEZZA (PIETOSO EUFEMISMO) DI…
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Non c’è niente da fare: Paolo Gentiloni subisce il carattere di Matteo Renzi. Il premier proprio non ce la fa a dire le cose il faccia al Ducetto di Rignano. S’intimidisce. Così, per fargli arrivare ogni tipo di messaggi, utilizza come Mercurio Maria Elena Boschi.
Uno degli ultimi che il presidente del Consiglio ha affidato a Meb è particolarmente urticante: ricorda a Matteo – le avrebbe detto - che io gli sono fedele sempre, ma che ho giurato nelle mani di Mattarella.
Un modo nemmeno tanto velato per fargli capire l’aria che tira. E che non ci pensa proprio a dimettersi per far un favore a Matteuccio. In fin dei conti, Palazzo Chigi non è proprio male come location.
abbraccio tra maria elena boschi e matteo renzi
Soprattutto per i collaboratori. Pare, infatti, che Gentiloni abbia affidato la propria agenda (con tutto quello che ne consegue) a Luca Bader: un altro prodotto della covata della Margherita che a Palazzo Chigi ha finalmente trovato uno stipendio fisso.
Ed a proposito di elezioni anticipate, Matteuccio ha compreso che difficilmente potrà andare al voto in giugno: come dice di volere. Non può entrare in rotta di collisione frontale con il Capo dello Stato. Non è un mistero per nessuno che Mattarella auspica la conclusione naturale della legislatura. Anche perchè, in presenza di due leggi elettorati (una per la Camera ed una per il Senato) si finirebbero per produrre due diverse maggioranze. Da qui la scelta di allungare i tempi della legislatura, con la speranza che il Parlamento riesca ad armonizzare le regole per il voto.
Vista la situazione, il Ducetto di Rignano ha capito che è meglio farla finita con l'atteggiamento di Rodomonte, altrimenti va a finire come per il referendum.
Così avrebbe già predisposto una sorta di suo "piano B". Che prevede un congresso straordinario in autunno con l'obbiettivo di "non fare prigionieri" con la Sinistra del Pd. Ottenere una legittimazione politica dal partito, e preparare le liste a suo gusto per le elezioni del 2018. Insomma, spiana la strada per l'uscita di Bersani & Co.
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