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Mario Neri per “la Repubblica”
Caselli “torturatore”, “boia”, un “complice” della strategia della tensione e della P2: gli studenti del Collettivo la accusano di ogni nefandezza. ?
«Sono disgustato e preoccupato perché questi studenti dei Collettivo sono ignoranti, idioti e pericolosi, per la democrazia e la libertà degli altri. Sono preoccupato perché oltre ad essere dei violenti, distorcono la realtà a loro uso e consumo per giustificare quello che non è altro che squadrismo di marca tipicamente fascista».
LA SCRITTA NEI NOTAV CONTRO CASELLI
Perché ha deciso di rinunciare alla lezione?
«Per non mettere a rischio la sicurezza di tanti giovani, uomini e donne, che a Firenze avrebbero voluto partecipare a un libero confronto. Questi poveri ignoranti non hanno rispetto neppure per le vittime di mafia e per coloro che vogliono ricordarle».
È convinto che ci fossero veramente rischi per la sicurezza? O presentarsi le è stato sconsigliato dalla polizia?
«No, le forze dell’ordine si sono dimostrate attente. Il problema non è che non mi sentissi abbastanza protetto, il problema è un altro. Sono in pericolo libertà e diritti fondamentali, e quindi la democrazia, non ne faccio una questione personale».
SCONTRI NO TAV - CASELLI TI RUBEREMO LA SALMA
Che cosa più la sorprende in quello che è accaduto?
«Sostenere che la strategia sanguinaria e bestiale delle Brigate Rosse e di Prima linea sia stata invece un ‘movimento sociale di operai e contadini verso una società più giusta’, è un’affermazione semplicemente idiota. Sostenere che durante la mia esperienza a Palermo - dove sono andato volontariamente dopo la morte di Falcone e Borsellino per servire il mio Paese - avrei rinunciato all’intransigenza legalitaria.
Anche questa, di nuovo, è una colossale idiozia. Basterebbe ricordare i 650 ergastoli e l’infinità di anni di reclusione inflitti a centinaia di mafiosi, senza contare i processi contro imputati eccellenti come Andreotti e Dell’Ultri. Per il Collettivo niente di tutto questo è avvenuto, anzi per loro io avrei “sposato completamente la ragion di Stato”. I Collettivi avrebbero la pretesa di non far applicare la legge a chi commette reati nell’ambito del movimento contro la Tav. Una pretesa antidemocratica e assurda, salvo considerare la legalità come un paio di ciabatte da indossare solo quando fa comodo».
È la prima volta che subisce contestazioni così forti?
«Da questi ambienti incivili è arrivato di tutto. Tra l’altro osservo che, mentre a Firenze questi scalmanati si esercitavano in intimidazioni fasciste, a Torino i loro compari imbrattavano un’aula intitolata a Borsellino all’università. Dovrebbero essere gli intellettuali a dire basta e invece sempre più spesso stanno zitti. E così lasciano campo all’intolleranza e alla prepotenza, senza rendersi conto che è in pericolo la democrazia».
Che effetto le fa pensare al fatto che antagonisti, collettivi e alcune frange della galassia No Tav in Italia si accreditino come un movimento di sinistra?
«Senza nessun parallelismo, ci mancherebbe, mi sembra di ricordare che ragionassero, si fa per dire, così anche i brigatisti rossi. Penso al vecchio detto che il sonno della ragione genera mostri».
MANIFESTAZIONE NO TAV CONTRO CASELLI
Questi studenti la descrivono come “un inquisitore che ha dedicato l’intera vita alla difesa degli interessi economici e politici dominanti, sia legali che illegali, contro i movimenti politici e sociali”. Che idea si è fatto lei della questione Alta velocità?
GIANCARLO CASELLI E PIERO GRASSO
«Si inventano una storia e se la raccontano a proprio piacere. La Tav non c’entra, è diventata un feticcio buono per contrabbandare nefandezze assortite. La realtà incontrovertibile è questa: è più che legittimo discutere dei costi, dell’opportunità e dell’impatto ambientale dell’opera ma i reati e la violenza sono sempre fuori della democrazia, specie se si rivolgono contro gli inermi lavoratori del cantiere che sono lì per guadagnarsi la giornata ».
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