DAGOREPORT: FRATELLI DEL KAOS - IL DISGREGAMENTO DI FRATELLI D’ITALIA, DOPO TRE ANNI DI MELONISMO…
Ugo Magri per “la Stampa”
renzi all assemblea degli industriali a brescia
Uno dopo l’altro sfilano in commissione al Senato i presidenti emeriti della Consulta. Vengono interpellati immaginando che siano in grado di anticipare come si regolerebbe la Corte, se il testo della riforma elettorale restasse com’è oggi. Ieri è stato il turno di Tesauro e dell’ex giudice Mazzella. Ne è venuto fuori (ma per il democratico Giachetti è solo un «come volevasi dimostrare») che nella versione attuale l’«Italicum» molto a fatica supererebbe un vaglio di costituzionalità.
Anzitutto la Consulta obietterebbe che non ha senso varare la legge solo per la Camera e non anche per il Senato, sul presupposto che tanto quest’ultimo chiuderà i battenti. Infatti può succedere che si debba tornare alle urne quando ancora il bicameralismo non sarà stato abolito.
E in quel caso ci troveremmo con una legge elettorale maggioritaria alla Camera e un’altra legge proporzionale (il «Consultello») al Senato: sarebbe un grosso pasticcio. Renzi privatamente alza le spalle, garantisce che perfino in quel frangente non ci vorrebbe nulla a varare in 10 giorni una leggina per estendere a Palazzo Madama l’applicazione dell’«Italicum». Forse il premier è troppo ottimista, o magari no, lo vedremo. Ma le riserve degli esperti in Commissione non si fermano qui. Tesauro, per esempio,segnala altre tre «criticità».
Una riguarda la distribuzione nazionale dei seggi, nel senso che l’elettore potrebbe mandare in Parlamento con il suo voto qualcuno di cui mai aveva neppure sentito parlare. Secondo, dare la maggioranza assoluta dei seggi a chi supera il 37 per cento significa di fatto che il 27 per cento degli elettori (al netto delle schede bianche e delle astensioni) sarebbe sufficiente per impossessarsi dell’Italia. Alzare al 40 per cento la soglia del premio non risolverebbe, ma già sarebbe un pochino meglio. Terza «criticità»: il ballottaggio eventuale permetterebbe di accaparrarsi il premio con una percentuale perfino inferiore...
Tutte obiezioni che sono taniche di benzina per il partito degli incendiari, cioè di quei senatori che verrebbero mandati a casa dall’«Italicum» e già si preparano alle barricate. Come osserva Minzolini (Fi), «lo spirito di sopravvivenza può trasformare in eroi perfino i codardi».
A questo partito si è iscritta nelle ultime ore Forza Italia, nonostante i toni sopra le righe con cui Renzi e Berlusconi avevano rinverdito una settimana fa le loro intese. Proprio l’ex Cavaliere adesso risulta «in fredda» col premier, niente affatto propenso a dare via libera. Al punto da consentire che Fitto organizzi per la prima metà di dicembre un convegno dove, da destra a sinistra, si daranno appuntamento tutti i «resistenti» contro l’«Italicum». Se Matteo vorrà procedere, dovrà farlo camminando sulle gambe corte e traballanti della propria maggioranza in Senato.
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