
DAGOREPORT - CERCASI DISPERATAMENTE TALE MELONI GIORGIA, DI PROFESSIONE PREMIER, CHE DEFINIVA…
SIETE SICURI CHE SI ANDRA' A VOTARE A SETTEMBRE? - IL CAPO DELLO STATO RESTA CONTRARIO E GIA’ IMMAGINA UN GOVERNO ISTITUZIONALE PER ARRIVARE AL 2018 SE IL DUCETTO DI RIGNANO TOGLIERA’LA FIDUCIA ALL’ESECUTIVO GENTILONI – “LA REPUBBLICA” DEL SOMMO SCALFARI ABBANDONA AL SUO DESTINO IL CAZZARO DEL PD DOPO AVER ERETTO UN MURO DI CARTA IN SUA DIFESA: “VUOLE COMANDARE DA SOLO” (MA VA')
DAGONOTA
Dopo il re in esilio Giorgio Napolitano, anche l’ultimo dei suoi padrini (nobili), il sommo Eugenio Scalfari, sembra abbandonare al proprio destino il ducetto di Rignano sull’Arno che al Nazareno ha apparecchiato un tavolo da poker (al buio) per riscrivere alla tedesca (sic!) le nuove regole del gioco elettorale.
Nella sua omelia domenicale, il fondatore della Repubblica – deluso -, prende atto che il cazzaro Renzi non è un Macron italiano, ma soltanto un capataz di provincia senza cultura politica che, oibò, nel Pd “vuole comandare da solo”.
E con la nuova legge elettorale simil-proporzionale (senza preferenze e ancora tutta da scrivere in Parlamento) l’ex figlioccio di Eugenio non appare davvero intenzionato a ricostruire quel centrosinistra riformatore capace di spuntarla nella prossima (o remota) chiamata al voto.
A Matteo, il paziente nonno Scalfari - con l’invito a non mandare a casa anzitempo il governo Gentiloni: “Sarebbe un altro errore drammatico” - consiglia la lettura del saggio di Tocqueville “Democrazia e libertà” che, sul suo ribaldo discepolo avrà lo stesso effetto di suggerire alla starlette Belen Rodriguez di non mostrare il lato B nelle foto. Parole al vento, insomma.
Dopo tre anni, sembra così sgretolarsi quel muro di carta eretto, con perdite sanguinose nelle edicole, dal quotidiano di Sorgenio De Benedetti a difesa dell’ex premier e della sua cricca di “nani e grembiulini”. Contro il voto anticipato si era già pronunciato il direttore Mariopio Calabresi. Mentre Massimo Giannini ha bollato come una “porcata quasi peggiore di quella che concepì nel 2005 Calderoli e i suoi compagni di merende” la nuova formula elettorale escogitata dall’insolito terzetto Renzi, Berlusconi, Grillo.
Una “legge truffa”, aggiunge Giannini, di dubbia costituzionalità che non assicurerebbe alcuna governabilità sicura a urne scrutinate, dove gli italiani non potranno scegliersi i propri parlamentari. Lo faranno i capobastone dei partiti (agonizzanti) e il ras dei Cinquestelle, Beppe Grillo, con le sue parlamentarie via web.
Sull’Espresso, magazine della stessa casa madre, il professor Michele Ainis osserva: “L’XI legislatura (1992-1994) è stata la più breve della storia repubblicana: 772 giorni, un record negativo. Ma la prossima – aggiunge il costituzionalista – promette di fare molto meglio, pardon peggio”.
Già con il tedesco all’italiana “quale governo, quale presidente del consiglio dovrebbe garantirne la sopravvivenza?”. A chiederselo è pure il capo dello Stato che non ha alcuna intenzione di sciogliere anticipatamente le Camere e vuole giocare anche lui le sue carte (coperte, compreso un governo istituzionale che arrivi alla scadenza del 2018) al tavolo del poker istituzionale dove per ora si affrontano tre abili e notori “bari” (politici) che hanno obiettivi diversi una volta finita la partita sulla nuova legge elettorale: Renzi, Berlusconi e Grillo.
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