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IL GOVERNO SI È INCAGLIATO SULLA LEGGE ELETTORALE (E C'E' IL RISCHIO DI UNO SCONTRO CON I GIUDICI) - GIORGIA MELONI VORREBBE ELARGIRE UN PREMIO DI MAGGIORANZA ALLA COALIZIONE CHE SUPERA LA SOGLIA DEL 40-42%. MA CHE ACCADE SE ENTRAMBE LE COALIZIONI SUPERANO LA SOGLIA? FDI VORREBBE ASSEGNARE UN PACCHETTO DI SEGGI EXTRA A CHI HA VINTO DI UN SOFFIO - MA QUESTO LEDE IL PRINCIPIO DI RAPPRESENTANZA E C'E' L'ALTA PROBABILITA' CHE LA LEGGE VENGA BOCCIATA DALLA CONSULTA - PALAZZO CHIGI DEVE SCEGLIERE: FORZARE, RISCHIANDO UN PASTICCIO, O VIRARE VERSO UN NUOVO SISTEMA...
Estratto dell'articolo di Tommaso Ciriaco per “la Repubblica”
La legge elettorale è in stallo. Incagliata, riferiscono fonti di massimo livello dell'esecutivo. Peggio: spiaggiata a causa di un nodo che è insieme tecnico e costituzionale. Del problema sono a conoscenza Giorgia Meloni, i vertici di FdI, i tecnici di palazzo Chigi che seguono il dossier, gli uffici che tra Camera e Senato lavorano al testo. Informalmente, la questione è diventata tema di ragionamenti con alcuni uffici della Corte costituzionale, in modo assolutamente ufficioso.
Qual è lo scoglio, dunque? Riassumendo al massimo, si tratta dell'opzione «testa a testa oltre la soglia». Vale a dire del caso, neanche troppo di scuola, in cui le due principali coalizioni riescano entrambe a superare la percentuale di voti necessaria per ottenere il premio di maggioranza. In questo caso, il rischio è che l'assegnazione di un pacchetto di seggi extra a chi ha vinto di un soffio leda il principio di rappresentanza e, forse, di ragionevolezza. [...]
La bozza di riforma studiata dagli sherpa della destra intende affermare innanzitutto un principio: la governabilità sopra ogni cosa. Meloni è disposta a ottenerla anche senza approvare il premierato, dunque limitandosi al solo restyling del sistema di voto. Per raggiungere lo scopo, è prevista l'abolizione dei collegi e l'introduzione di liste proporzionali. La coalizione che ottiene un voto in più, superando una soglia da fissare (si ragiona del 40-42%), ha diritto a un premio di maggioranza nazionale alla Camera e quasi certamente al Senato. E dunque, dove si inceppa il meccanismo?
Per capirlo, occorre fare un passo indietro. Già in passato una legge elettorale, il Porcellum, subì una pesante bocciatura da parte della Corte costituzionale. I giudici contestarono l'assenza di un valore minimo per assegnare il premio. Ne beneficiava infatti la coalizione vincente, senza paletti, producendo un effetto potenzialmente distorsivo e capace di alterare la rappresentatività.
Nel caso della riforma che ha in mente il centrodestra, il problema rischia di riproporsi in forme diverse. La bozza prova a rispondere alla pronuncia della Corte costituzionale fissando una soglia minima, non inferiore al 40%. I tecnici si sono però scontrati con un ulteriore problema: che succede se le prime due coalizioni superano entrambe l'asticella? Se centrodestra e centrosinistra arrivano appaiate, ipotesi tutt'altro che irrealistica nel quadro attuale? E se una corsa al fotofinish assegna il 45,1% a un'alleanza, il 45% all'altra? In quel caso, dibattuto da settimane dai tecnici, poche migliaia di voti potrebbero garantire ai vincitori una "ricompensa" tra l'8 e il 10% di seggi aggiuntivi (dipende ovviamente dall'entità del premio).
GIORGIA MELONI - CONFERENZA STAMPA DI INIZIO ANNO 2026 - FOTO LAPRESSE
E soprattutto: verrebbe penalizzato chi ha comunque superato una soglia già molto alta. In altri termini: il rischio è che venga leso il principio di rappresentanza (di nuovo) e forse anche quello di ragionevolezza. [...]
Avvertita di questo rischio, Meloni avrebbe chiesto di approfondire, capire, evitare pasticci. La premier, riferiscono, non intende avallare soluzioni che potrebbero essere smontate dalla Consulta dopo le prossime politiche. Se non addirittura bloccate prima, dal vaglio del Colle.
E dunque, che fare? Un'alternativa, che però non garantirebbe la governabilità, passa da una postilla: se entrambe le coalizioni superano la soglia, vale il proporzionale puro. L'altra opzione è introdurre il doppio turno, che però a destra non piace (oltre a richiedere un adeguamento dell'intera struttura istituzionale). Ecco le ragioni dello stallo. Il tempo stringe. E palazzo Chigi deve scegliere: forzare, rischiando un pasticcio, o virare verso un nuovo sistema.
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