
SE SIETE CURIOSI DI SAPERE DOVRÀ ANDRÀ A PARARE IL DELIRIO DI ONNIPOTENZA TRUMPIANA, È INTERESSANTE…
IL GOVERNO SMONTA E RIMONTA IL PNRR PER EVITARE LA FIGURACCIA – A UN ANNO DALLA SCADENZA DEL PIANO, L'ITALIA HA MESSO A TERRA POCO PIÙ DELLA METÀ DEGLI OLTRE 190 MILIARDI DI EURO A DISPOSIZIONE. SPENDERE TUTTI I FONDI È ORMAI IMPOSSIBILE – DAL MEETING DI RIMINI, IL VICEPRESIDENTE DELLA COMMISSIONE, RAFFAELE FITTO, È STATO NETTO: “UNA PROROGA NON È POSSIBILE” – L’UNICA SOLUZIONE PER NON SPRECARE I FINANZIAMENTI È MODIFICARE IL PIANO (PER LA QUINTA VOLTA), SPOSTANDO NEI “FONDI DI COESIONE” I PROGETTI PER STRADE E FERROVIE – L’INCAZZATURA DELLA DUCETTA CON I MINISTRI: “SIAMO IN GRAVE RITARDO, CIASCUNO DI VOI DOVRÀ RISPONDERE DELLE INADEMPIENZE”
Estratto dell’articolo di Alessandro Barbera per “La Stampa”
raffaele fitto - meeting di rimini
«Una proroga non è possibile. Comporterebbe la modifica dei regolamenti, l'approvazione unanime del Consiglio europeo e la ratifica di molti Parlamenti: la scadenza resta agosto 2026». Mancano un anno e una manciata di giorni alla scadenza del Piano nazionale di ripresa e resilienza e i dati ufficiali dicono che l'Italia non ha speso nemmeno la metà degli oltre 190 miliardi a disposizione.
Perché dunque dal Meeting di Rimini l'ex ministro e ora vicepresidente della Commissione Raffaele Fitto si mostra così tranchant? Le probabilità di ottenere la proroga sono effettivamente pari a zero. [...]
LO STATO DEL PNRR ITALIANO - SPESA E CALENDARIO - LA STAMPA
Il ministro del Tesoro Giancarlo Giorgetti ha provato a porre la questione più volte, privatamente e pubblicamente, ma senza risultato. L'ultimo dossier del servizio studi della Camera diceva che a maggio la spesa aveva raggiunto i 79 miliardi.
Gli ultimi dati a disposizione di Palazzo Chigi avrebbero certificato circa novanta miliardi di spesa: ancora troppo poco per riuscire a spendere altrettanto nei prossimi dodici mesi. Il livello di spesa effettivamente raggiunto sarebbe in ogni caso più alto: fra i dieci e i quindici miliardi in più. La ragione della discrasia dipenderebbe dal ritardo con cui le amministrazioni caricano sulla piattaforma Regis le spese sostenute. «[...]
Dunque se le informazioni raccolte sono corrette, la spesa complessiva avrebbe superato la soglia psicologica dei cento miliardi e procederebbe ad un ritmo che sfiora i cinque miliardi al mese.
CHIAGNI E FOTI - MEME BY EMILIANO CARLI
Per non fallire l'impresa di rispettare entro la scadenza gli impegni con Bruxelles ci vuole ben altro. E così Fitto ha concordato con il successore Tommaso Foti e i suoi ex funzionari a Palazzo Chigi una proposta di modifica del Piano (la quinta e ultima possibile) che nelle intenzioni dovrebbe garantire il miracolo
La Commissione ufficializzerà il sì entro settembre, e fino ad allora a Bruxelles studieranno tutti gli escamotage possibili. Il primo: lo spostamento nel serbatoio dei fondi settennali di coesione (il cui arco temporale si chiude nel 2029) di molte infrastrutture stradali e ferroviarie, quelle che hanno bisogno di tempi più lunghi.
raffaele fitto giorgia meloni - foto lapresse
Il secondo: fra gli otto e i dieci miliardi (ma la cifra dovrebbe aumentare) verranno «impacchettati» in strumenti finanziari che permetteranno anch'essi di andare oltre la scadenza di agosto 2026.
È la strada inaugurata per prima dalla Spagna, che pure resta più indietro dell'Italia nell'incasso delle rate. Questa è un'altra delle ragioni per cui l'Italia può sperare di sfangarla: anche Madrid - in assoluto il secondo beneficiario del Recovery Plan dopo Roma - è in ritardo con la spesa. [...]
Altra soluzione allo studio: alcuni degli obiettivi verranno drasticamente semplificati, e ciò permetterà di accelerare i tempi di incasso delle ultime tre rate. «Ce ne sono alcuni inutilmente complessi», spiegano da Bruxelles. È quello che il numero uno di Invitalia Bernardo Mattarella a Rimini bolla come il «neoliberismo iper-regolamentato» della Commissione.
giorgia meloni tommaso foti - foto lapresse
Che la battaglia sia tutt'altro che vinta, lo racconta la cronaca delle ultime settimane. Poco prima della pausa di agosto Giorgia Meloni in consiglio dei ministri aveva strigliato i colleghi con parole senza sfumature: «Siamo in grave ritardo, ciascuno di voi dovrà rispondere di eventuali inadempienze». Nel mirino della Meloni c'erano anzitutto Adolfo Urso (Imprese) e Gilberto Pichetto Fratin (Ambiente), ma di problemi nella spesa delle amministrazioni centrali ce ne sono ovunque.
Il problema è che la lentezza della burocrazia non si può risolvere a proclami. Anche per questo una delle soluzioni circolate fra Roma e Bruxelles prevedeva di utilizzare parte dei fondi inutilizzabili (nelle prime ipotesi avrebbero dovuto essere una ventina) per compensare le imprese colpite dalle conseguenze dei dazi.
Su questo Fitto non potrà accontentare Meloni: le regole di funzionamento del Recovery Plan non possono essere stiracchiate all'infinito. [...]
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