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GRATTERI SOSTIENE CHE NORDIO È IL MIGLIOR SPOT PER IL NO AL REFERENDUM. MA LUI È IL MIGLIOR SPOT PER IL SÌ – “LA STAMPA”: “LE PAROLE SORPRENDENTI DEL PROCURATORE DI NAPOLI SU INDAGATI, IMPUTATI, MASSONI CHE VOTANO SÌ, SONO UN BOOMERANG PER IL FRONTE DEL NO” – “MANCA PIÙ DI UN MESE ALLE URNE, ED È GIÀ SCOMPARSO IL MERITO. OGNUNO PREFIGURA LUTTI E SCIAGURE. C'È QUALCOSA CHE NON FUNZIONA. NON SARÀ CHE PROPRIO NEGARE IL MERITO TRADISCE LO SPIRITO DI UN ESERCIZIO DEMOCRATICO COME IL REFERENDUM, ED È UNA PIEGA CHE POCO HA A CHE FARE CON LA DEMOCRAZIA?” - VIDEO
“Voteranno per il No le persone perbene. Voteranno per il Sì gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata, tutti i centri di potere che non avrebbero vita facile con una giustizia efficiente”. Le incredibili parole di Nicola Gratteri, procuratore di Napoli pic.twitter.com/3bPN8wrJNG
— Ermes Antonucci (@ErmesAntonucci) February 12, 2026
GLI INSULTI DI GRATTERI, BOOMERANG PER IL NO
Estratto dell’articolo di Alessandro De Angelis per “La Stampa”
Da ultime sono arrivate le parole, sorprendenti visto lo standing e il ruolo, di Nicola Gratteri nel corso di un'intervista al Corriere della Calabria dal furor comiziante.
Ha sostenuto che le persone perbene voteranno no al referendum, mentre a votare sì ci saranno indagati, imputati, massoneria deviata e centri di potere (si presume, nel climax argomentativo, oscuri).
Magari, questo il senso della precisazione successiva a Piazza Pulita, non sono tutti delinquenti i favorevoli alla riforma, ma i delinquenti ci sono sicuro.
carlo nordio - inaugurazione anno giudiziario - foto lapresse
È difficile non classificare questo affresco manicheo come un boomerang per il fronte del no. Che poi, a proposito di manicheismo, nel fascio del male paventato, l'erba non è tutta uguale: indagati e imputati fino al terzo grado di giudizio dovrebbero essere meritevoli della presunzione di innocenza. E già questo sarebbe sufficiente ad aprire un dibattito sul garantismo costituzionale e su quale visione di fondo della giustizia ci sia nella voce dal sen fuggita.
L'affermazione è la rappresentazione icastica della curvatura che sta prendendo la discussione referendaria. […] La battaglia si è già imbarbarita, secondo l'andazzo dei tempi tipico dei social: anche chi ha un ruolo e una responsabilità assume la postura dell'influencer, sempre "contro" e mai "per", nell'ambito di una deformazione della realtà che cancella il merito e mira ad eccitare la parte più scalmanata delle curve. E poiché la radicalizzazione si autoalimenta, è un crescendo.
POST DELLA PAGINA INSTAGRAM DI ATREJU CONTRO GIUDICI E ANTIFA
Poiché la propaganda becera è rigorosamente bipartisan, le parole di Gratteri fanno il paio col fotomontaggio, postato qualche giorno fa sulla pagina Instagram di Atreju, ove sono immortalati, mentre si danno un tenero bacio sulle labbra, una giovanotta "antifà" dei centri sociali e un canuto giudice della Cassazione.
[…] Ecco, manca più di un mese alle urne, ed è già scomparso il merito. Dovrebbe funzionare così: ognuno sostiene le proprie ragioni, misurandosi, anche aspramente, con quelle d'altro sui contenuti, con l'obiettivo di formare un'opinione pubblica consapevole.
E invece, nell'ordalia del «tutto è lecito», ognuno prefigura, in caso di vittoria dell'altro, lutti e sciagure. Chi vota sì è un malfattore, massone, fascista, eccetera, chi vota no è un picchiatore di poliziotti, uno che vuole impunemente i criminali a piede libero, eccetera. Le posizioni altrui vengono demonizzate come una catastrofe per la democrazia nel discredito di chi le sostiene.
nicola gratteri a piazzapulita
C'è qualcosa che non funziona. Non sarà che proprio negare il merito tradisce lo spirito di un esercizio democratico come il referendum, ed è una piega che poco ha a che fare con la democrazia?
SE UN CLIMA DA RISSA ALIMENTA L’ASTENSIONE
Estratto dell’articolo di Massimo Franco per il “Corriere della Sera”
[…] L’intervista di Gratteri al Corriere della Calabria ha provocato un inevitabile vespaio.
Mentre da giorni si insiste sull’esigenza di parlare del referendum sul piano dei contenuti, sta avvenendo esattamente il contrario: dalle parti del governo e dei suoi avversari. Quasi per inerzia, l’appuntamento assume contorni sempre più politici.
carlo nordio alla camera - foto lapresse
E forse a Palazzo Chigi qualcuno si starà chiedendo se non sia stato ingenuo pensare che si sarebbe discusso solo di separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, e di sorteggio dei due Csm.
La radicalizzazione dei toni, però, non può essere attribuita soltanto a un difetto di comunicazione. Ogni consultazione popolare tende a estremizzare le posizioni e a sacrificare le sfumature.
Dunque, era prevedibile. Magari si considerava improbabile, invece, che si sarebbe registrata una rimonta dei fautori del «no», inizialmente dati per sicuri perdenti. In questo caso, a acuire il nervosismo e l’aggressività dei due schieramenti è la sensazione che l’astensionismo potrebbe essere alto, perché non serve il quorum del 50 per cento più uno dei votanti.
Ma soprattutto, vittoria e sconfitta si giocheranno sulla partecipazione. I sondaggi dicono che sotto quella soglia vincerà il No; sopra, il Sì. Nei giorni scorsi il presidente del Senato, Ignazio La Russa, di FdI, ha dichiarato che se andassero a votare tutti gli italiani prevarrebbe il sì alla riforma. Non era chiaro se fosse un appello alla mobilitazione generale, o un modo per mettere le mani avanti. L’incognita più vistosa, tuttavia, riguarda il modo migliore per portare i propri sostenitori alle urne.
E non è chiaro se i toni esasperati saranno graditi dall’elettorato, e quanto peseranno sul governo. Finora, Palazzo Chigi ha cercato di smarcarsi dalle polemiche. Giorgia Meloni ha già detto che se anche vincessero i «no» non si dimetterebbe. Il tema, però, è che succederà di qui al 23 marzo; e se gli avversari la impiglieranno in uno scontro che già vede coinvolti alleati e membri dell’esecutivo. Un’opinione pubblica stanca della cultura della rissa aumenta l’incertezza sull’esito della consultazione.
NICOLA GRATTERI A OTTO E MEZZO
carlo nordio alla camera - foto lapresse
carlo nordio - inaugurazione anno giudiziario - foto lapresse
carlo nordio alla camera - foto lapresse
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