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DUE GUERRE, UN’UNICA CRISI MONDIALE – NELLO STESSO GIORNO TRUMP HA RICEVUTO A WASHINGTON NETANYAHU E ZELENSKY. ENTRAMBI VOLEVANO CAPIRE QUALE PRIORITÀ GLI USA ATTRIBUIRANNO AI RISPETTIVI TEATRI DI CRISI – L’AMBASCIATORE SEQUI: “PER ANNI ABBIAMO CONSIDERATO UCRAINA, MEDIO ORIENTE E INDO-PACIFICO COME CRISI SEPARATE. IN REALTÀ NON LO SONO. L'IRAN SOSTIENE LA RUSSIA. MOSCA RICAMBIA CON TECNOLOGIA. LA CINA SOSTIENE ENTRAMBE SENZA COMBATTERE. KIEV COLPISCE LE RETI LOGISTICHE IRANIANE NEL MAR CASPIO PER DIMOSTRARE CHE LA GUERRA IN EUROPA E QUELLA IN MEDIO ORIENTE FANNO PARTE DELLO STESSO CONFRONTO STRATEGICO. PER GLI USA LA RISORSA PIÙ SCARSA NON SONO SOLO LE ARMI MA È LA LIBERTÀ DI SCEGLIERE DOVE IMPIEGARLE. È LA ‘SATURAZIONE STRATEGICA’...”

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Estratto dell’articolo di Ettore Sequi per “La Stampa”

 

ETTORE SEQUI

Nello stesso giorno Trump ha ricevuto a Washington Netanyahu e Zelensky. Apparentemente hanno discusso di due guerre diverse. In realtà entrambi cercavano di capire quale priorità gli Usa attribuiranno ai rispettivi teatri di crisi. È questa la domanda che oggi attraversa la politica estera americana.

 

Per anni abbiamo considerato Ucraina, Medio Oriente e Indo-Pacifico come crisi separate. In realtà non lo sono. L'Iran sostiene la Russia. Mosca ricambia con tecnologia. La Cina sostiene entrambe senza combattere. Kiev colpisce le reti logistiche iraniane nel Mar Caspio per dimostrare che la guerra in Europa e quella in Medio Oriente fanno parte dello stesso confronto strategico. Hormuz, Bab el-Mandeb, Mar Rosso, Mar Caspio e Taiwan non descrivono crisi diverse ma un unico sistema strategico.

 

volodymyr zelensky e donald trump alla casa bianca

Ma se le guerre si saldano, cambia anche il problema americano. Washington deve sostenere l'Ucraina, proteggere Israele, difendere le basi nel Golfo, mantenere aperti Hormuz e Bab el-Mandeb e prepararsi alla competizione con la Cina.

 

 La risorsa più scarsa non sono soltanto le armi ma è la libertà di scegliere dove impiegarle. La potenza americana non viene più sfidata frontalmente. Viene dispersa. Questa è la "saturazione strategica" con cui Washington deve oggi confrontarsi.

 

benjamin netanyahu e donald trump alla casa bianca

Per gli Usa l'obiettivo non è più solo contenere l'Iran. È evitare che il Medio Oriente continui ad assorbire risorse decisive per la competizione con la Cina.

 

Anche il negoziato con Teheran va letto così. Hormuz non è solo uno stretto. È un precedente. Se Washington riconoscesse a una potenza regionale un ruolo speciale nella gestione di uno stretto internazionale, domani avrebbe più difficoltà a respingere pretese analoghe della Cina su Taiwan[…]

 

 Hormuz, Bab el-Mandeb e Taiwan appartengono alla stessa geografia strategica: quella dei colli di bottiglia. Chi controlla i flussi di energia e commercio può condizionare l'economia mondiale. Per Trump questa è la priorità. Per Netanyahu resta invece cruciale impedire che l'Iran ricostruisca il programma nucleare, i missili e la rete dei proxy.

 

xi jinping e donald trump a pechino foto lapresse

[…]  L'accordo sul nucleare civile tra Washington e Arabia Saudita serve a mantenere Riad nel perimetro strategico americano, evitando che si rivolga alla Cina per acquisire tecnologia nucleare. Nella stessa logica rientrano il negoziato con Teheran e la possibile vendita degli F-35 alla Turchia: ampliare il margine di manovra americano senza costruire la strategia regionale attorno a un solo alleato.

 

[…]

 

Zelensky è arrivato a Washington con una strategia diversa. Non chiede soltanto Patriot o sanzioni. Cerca di convincere Trump che l'Ucraina è un investimento strategico per gli Usa. Sostenere Kiev significa aumentare il costo della guerra per Mosca, limitare la cooperazione tra Russia, Iran e Cina e rafforzare la posizione Usa.

Per questo non parla più di diritto internazionale ma di interesse nazionale americano.

 

CARTELLONE CONTRO TRUMP ESPOSTO DAL REGIME IRANIANO A TEHERAN

Infine, c'è la geopolitica elettorale. Trump, Netanyahu e Zelensky negoziano contemporaneamente con gli alleati e con i rispettivi elettorati. Trump deve contenere il costo politico della guerra prima delle elezioni di medio termine. Netanyahu deve dimostrare che il rapporto con Washington resta solido.

 

Zelensky ha bisogno del sostegno americano anche per rafforzare il consenso interno.

Le due visite raccontano una sola storia: quella di una superpotenza costretta a stabilire una gerarchia tra crisi sempre più interconnesse.

 

 Oggi la potenza non viene sconfitta soltanto sul campo. Può essere dispersa. È la logica con cui Cina, Russia e Iran cercano di condizionare Washington. Ed è il problema che Trump prova a risolvere: quello della saturazione strategica americana.

Xi Jinping Vladimir Putinvolodymyr zelensky e donald trump alla casa bianca