meloni no tav

LA GUERRIGLIA IN VAL DI SUSA DIMOSTRA IL FLOP DEL DECRETO DEL GOVERNO SUL FERMO PREVENTIVO – A SEI MESI DAGLI SCONTRI A TORINO TRA CENTRI SOCIALI E FORZE DELL'ORDINE E DAL NUOVO DECRETO SICUREZZA, SI REGISTRA IL FALLIMENTO DELLE MISURE DI PREVENZIONE DELL’ESECUTIVO CHE, DI FRONTE A QUELLO CHE E’ ACCADUTO SABATO, NON SONO SERVITE A NULLA - GRAZIE ALLE NUOVE NORME SONO STATE FERMATE APPENA DUE PERSONE PER POCHE ORE, MENTRE IL GROSSO DELL'ORGANIZZAZIONE È RIMASTO INTATTO. IL PARADOSSO È QUI: IL GOVERNO AVEVA PROMESSO DI PREVENIRE PROPRIO QUESTO TIPO DI EVENTI. INVECE SI È RITROVATO A INSEGUIRLI QUANDO ERANO GIÀ ESPLOSI – IL SINDACATO DI POLIZIA SILP CGIL: “SIAMO DI FRONTE A UNA DESTRA CHE PARLA CONTINUAMENTE DI SICUREZZA MA NON RIESCE A OFFRIRE STRUMENTI DAVVERO EFFICACI…”

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Giuliano Foschini per la Repubblica - Estratti

giorgia meloni

 

Disse il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi: «Con questo decreto, fatti come quello di Torino non sarebbero stati possibili». Aggiunse il ministro della Giustizia Carlo Nordio: «Vogliamo evitare il ritorno delle Brigate Rosse». Chiosò la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, subito dopo la visita ai due agenti di polizia feriti negli scontri: «Non sarà una misura spot».

 

Era febbraio. Le strade di Torino avevano appena visto violenti scontri tra centri sociali e forze dell'ordine. E il governo, davanti alle telecamere e sui social, presentava il nuovo decreto sicurezza come la risposta destinata a prevenire episodi simili.

 

UN MANIFESTANTE NO TAV LANCIA UNA BOMBA CONTRO I CARABINIERI

Non sono passati nemmeno sei mesi. La Val di Susa è tornata a essere teatro di una guerriglia: 120 agenti feriti, centinaia di manifestanti identificati, devastazioni e assalti organizzati. E quel decreto, almeno di fronte a quello che è accaduto sabato, non è servito praticamente a nulla.

 

Grazie alle nuove norme sono state fermate appena due persone per poche ore, mentre il grosso dell'organizzazione è rimasto sostanzialmente intatto. Il paradosso è tutto qui: il governo aveva promesso di prevenire proprio questo tipo di eventi. Invece si è ritrovato a inseguirli quando erano già esplosi.

Manifestanti No Tav

 

«Era inevitabile che finisse così. Lo diciamo fin dal primo momento», ragiona Nicola Rossiello, segretario generale del sindacato di polizia Silp Cgil del Piemonte. «Sono strumenti assolutamente inefficaci, che non garantiscono sicurezza ai cittadini né tantomeno agli agenti, costretti a lavorare in condizioni non adeguate».

 

Rossiello dice quello che, in queste ore, sta emergendo anche dalle indagini della procura di Torino, alimentate dal lavoro della Digos e dall'analisi dei primi dispositivi sequestrati alle persone fermate.

 

Se davvero tutto era stato preparato per mesi, perché non è scattato un allarme preventivo?

Per quale motivo le polizie straniere non hanno condiviso informazioni sufficienti su ciò che stava maturando? Eppure sono pochi, parliamo di qualche centinaio di persone e sono partiti da tutta Europa contestualmente. «Lavorare sulla prevenzione significherebbe dare risposte proprio a queste domande», conclude ancora Rossiello.

guerriglia no tav al cantiere di chiomonte, in val di susa 8

 

«Siamo di fronte a una destra che parla continuamente di sicurezza ma non riesce a offrire strumenti davvero efficaci. Fa soprattutto annunci. L'esempio più evidente è il reato contro i rave: fu la prima grande riforma del governo Meloni, eppure, nella pratica, è rimasto quasi del tutto inapplicato».

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