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Federico Fubini per “la Repubblica”
C’È un passaggio nel bilancio della Corte dei conti uscito in Gazzetta Ufficiale in queste ore che rivela più di un’intera relazione: «Lo stanziamento dei fondi da parte del ministero dell’Economia si presentava adeguato alle esigenze manifestate, in più occasioni, dai vertici della Amministrazione». Tradotto, i magistrati contabili hanno bussato a soldi e hanno avuto piena soddisfazione.
Al punto che non esiste in Europa un organismo simile che costi altrettanto. Di solito la magistratura contabile fa parlare di sé per i suoi richiami sugli sprechi, rivolti a tutti gli organi dello Stato. L’espressione “monito della Corte dei conti” su Google produce 363 mila risultati: un pilastro della lingua italiana. La relazione annuale di quell’organismo è un vademecum essenziale per capire il bilancio pubblico e ciò che là dentro non va. Sarebbe interessante capire se il prossimo rapporto della Corte dei conti conterrà anche solo un capoverso sulle sue stesse spese.
Il consuntivo uscito ieri in Gazzetta Ufficiale lascia pochi dubbi:
la magistratura contabile costa cara ai contribuenti. In termini di cassa, nel 2013 ha avuto uscite (“titoli di pagamento emessi”) per 313 milioni. Il Tesoro le ha trasferito 280 milioni, quindi la Corte ha messo al lavoro il suo cospicuo bilancio che aveva un “avanzo di amministrazione” di 65 milioni.
Che 313 milioni di spese siano pochi o molti è per definizione discutibile. Un fatto certo è però che siano molto più di quanto spendono simili istituzioni in giro per l’Europa. Qualche esempio? In Gran Bretagna, un Paese con un bilancio pubblico e un prodotto lordo simili a quelli dell’Italia, il National Audit Office l’anno scorso ha ricevuto dal Parlamento 66 milioni di sterline (circa 80 milioni di euro), inclusi 4 per spese una tantum.
E il lavoro dei revisori pubblici di Londra ha prodotto per il contribuente risparmi provati di spesa per oltre un miliardo. Ma i magistrati italiani, con il quadruplo delle risorse, non hanno mai dimostrato dati alla mano risultati del genere. In Francia invece la Cour des Comptes nel 2013 è costata 206 milioni, un terzo meno che in Italia, e i portavoce di Parigi sembrano persino scusarsi per l’enormità della cifra.
Essa include, si spiega, venti organi decentrati che controllano la spesa delle Regioni: come in Italia. La Corte dei conti europeaa Lussemburgo l’anno scorso ha speso invece 142 milioni, benché controlli bilanci in ognuno dei 28 Paesi dell’Unione. E il Bundesrechnungshof costa 127 milioni: non sono inclusi gli impegni di 16 organi regionali, ma anche con quelli l’onere totale resterebbe molto inferiore all’Italia.
Sarebbe dunque utile capire dal suo prossimo rapporto, sempre pieno di “moniti”, come mai la Corte dei conti di Roma deve costare più di tutte le pari grado in Europa. E perché fatichi tanto a indovinare i suoi stessi conti: dall’ufficio di presidenza al segretariato generale, dagli uffici regionali alle risorse umane, il consuntivo presenta una lunga serie di sforamenti sulle spese previste.
In tutto 13 milioni in più, circa il 4% di sfondamento sul preventivo. Un’enormità per un organo le cui condizioni di lavoro non sono cambiate durante l’anno. Con un dubbio in più: si sta formando in questi giorni l’Ufficio parlamentare di bilancio, previsto dal Fiscal Compact europeo. Per non sprecare altri soldi nell’ennesimo doppione istituzionale, non sarebbe ora di spostare lì almeno qualche (costoso) esperto della Corte dei conti? Giusto, per una volta, per farli tornare.
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