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BUFERA SUI SERVIZI - INDAGATI DALLA PROCURA DI CALTANISSETTA IL DIRETTORE DELL'AISI MARIO PARENTE E IL SUO VICE VALERIO BLENGINI: "SUL CASO MONTANTE MENTIRONO AI PM" - AL CENTRO DEL CASO, UNO 007 STIMATISSIMO DA TUTTI, ANDREA CAVACECE, CHIAMATO IN CAUSA PERCHÉ AVREBBE SAPUTO DELL'INDAGINE SU UNO DEI FEDELISSIMI DI MONTANTE, GIUSEPPE D'AGATA (PURE LUI AI SERVIZI), E AVREBBE GIRATO LA NOTIZIA ALL'ALLORA DIRETTORE DELL'AISI, ARTURO ESPOSITO
Salvo Palazzolo per “la Repubblica”
A maggio, la giudice che ha condannato Antonello Montante aveva mandato in procura i verbali delle testimonianze del direttore dell' Aisi Mario Parente e del suo vice Valerio Blengini. «Mentono sapendo di mentire», aveva scritto la gup Graziella Luparello nella sentenza sull' ex leader di Confindustria al centro di una catena di fughe di notizie sull' inchiesta.
Dopo nuovi approfondimenti, la procura di Caltanissetta ha iscritto nel registro degli indagati il capo dei servizi segreti, per false informazioni, e ha trasmesso il fascicolo alla procura di Roma. Stessa contestazione è stata mossa al numero due di Parente, a cui i pm nisseni hanno notificato invece un avviso di chiusura dell'indagine.
Al centro del caso, uno 007 imputato nel processo bis, è Andrea Cavacece, chiamato in causa perché avrebbe saputo dell' indagine su uno dei fedelissimi di Montante, Giuseppe D' Agata (pure lui ai Servizi), e avrebbe girato la notizia all' allora direttore dell' Aisi, Arturo Esposito.
Parente - ex generale del Ros, mai un' ombra in 40 anni di lotta alle mafie - era stato sentito dall' avvocato di Cavacece, nell' ambito di un' indagine difensiva. All' epoca era il vice dei Servizi: spiegò che Blengini gli aveva raccontato di alcune domande su D' Agata («Fatte a un nostro collaboratore durante un incontro per gli auguri di natale con personale dello Sco della polizia»), precisò «di non averne parlato né con Cavacece, né con Esposito, in quanto la notizia era indeterminata».
Per la giudice Luparello, invece, l' informazione giunta a Blengini e Parente era tutt' altro che «generica» perché Blengini chiese notizie all' allora questore di Caltanissetta, Bruno Megale, che segnalò subito il caso ai pm.
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