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“DAL DISCORSO DI TRUMP DOPO L’ATTACCO A CARACAS SI RICAVANO TRE FONDAMENTALI INDICAZIONI” – L’AMBASCIATORE STEFANINI: “PRIMO, SE IL REGIME VENEZUELANO NON GETTA LA SPUGNA GLI USA SONO PRONTI A UN SECONDO ATTACCO. SECONDO, LA VICEPRESIDENTE, DELCY RODRIGUEZ, ‘È PRONTA A FARE’ QUANTO NECESSARIO, PER LA TRANSIZIONE COME VOLUTO DA WASHINGTON. TERZO, LA ‘GESTIONE’ DEL VENEZUELA DA PARTE AMERICANA NON RICHIEDERÀ UN'OCCUPAZIONE MILITARE MA SARÀ AFFIDATA AGLI AFFARI E AL RITORNO DELLE GRANDI SOCIETÀ PETROLIFERE USA. IL NODO IRRISOLTO STA NELLA LINEA DELLA RODRIGUEZ E DEI MILITARI: LA FEDELTÀ PROFESSATA A MADURO È UNA SCENEGGIATA PER SALVARE LA FACCIA PRIMA DELLA RESA O FANNO SUL SERIO NELL'OPPORSI AL DIKTAT DI WASHINGTON? NEL PRIMO CASO, STRAVINCE TRUMP; NEL SECONDO, IL VENEZUELA POST-MADURO DIVENTA UN BOCCONE INDIGESTO…”
Estratto dell’articolo di Stefano Stefanini per “la Stampa”
«Gestiremo il Venezuela (run the country) fino a che la transizione non possa avvenire in sicurezza». Donald Trump ha ieri aperto un capitolo nuovo di storia americana. Che va ben oltre la non compianta caduta di Nicolás Maduro.
Quello del ritorno degli Stati Uniti ai disegni di egemonia continentale, accantonati durante il secolo scorso. E all'interventismo muscolare, armato se necessario, per realizzarla. […] Trump vuole restaurare il potere degli Stati Uniti sulla «nostra» (our own) regione in quanto è «al cuore della nostra sicurezza nazionale». […]
[…] L'obiettivo è assicurarsi stabilità d'influenza politica e controllo delle risorse sulle Americhe. Con Monroe, nel 1823, in un'ottica essenzialmente difensiva e isolazionista di tener lontane le potenze coloniali europee, meno di mezzo secolo dall'indipendenza strappata all'Impero britannico.
Nel corollario (Theodore) Roosevelt, agli inizi del ‘900, acquista i connotati di supremazia Usa sulle Americhe, corredata dal mixaggio della «diplomazia accompagnata da un grosso bastone». Donald Trump la rispolvera più di un secolo dopo […]
Adattata ai tempi diventa la dottrina "Donroe": carote per gli amici come l'Argentina di Javier Millei o il Salvador di Nayib Bukele e bastone dei dazi con antagonisti ideologici come il brasiliano Luiz Inácio Lula. Se lo strangolamento economico non basta, vedi Venezuela, passa all'intervento militare. Mirato, chirurgico, avvalendosi di una superiorità militare e tecnologica schiacciante.
[…] Anche i grandi Paesi latinoamericani sono nani militari. Senza guerre da decenni.
La cattura di Nicolás Maduro è solo una tappa, non la conclusione, del confronto fra Washington e Caracas. Il Venezuela solo una pedina, pur importante, della strategia anticipata a chiare lettere nella Strategia per la Sicurezza Nazionale Usa (Nss). […]
maria corina machado ed edmundo gonzalez urrutia
[…] Trump ha parlato molto ma detto poco. O meglio detto cosa vuol realizzare per il Venezuela […] Dal discorso si ricavano […] tre fondamentali indicazioni.
Primo, se il regime dittatoriale venezuelano non getta la spugna gli Usa sono pronti a un secondo attacco militare «molto più ampio», probabilmente non necessario ma pronto: un invito alla resa.
Secondo, la vice presidente, Delcy Rodriguez, «è pronta a fare» quanto necessario, presumibilmente per assecondare la transizione come voluto da Washington. Rodriguez sembra però di contrario avviso, chiedendo la liberazione di Maduro e la resistenza ad oltranza.
Terzo, la «gestione» del Venezuela da parte americana non richiederà un'occupazione militare ma sarà semplicemente affidata al buon senso economico degli affari e del ritorno delle grandi società petrolifere Usa. Che assicurando abbondanti forniture tranquillizzeranno anche la Cina. I venezuelani non diranno di no alla prospettiva di arricchirsi, chi è stato espropriato dal regime sarà rimborsato.
Quadro reminiscente di altre visioni trumpiane – per il Medio Oriente, per Gaza, per l'Ucraina – nella profonda convinzione che mettendo insieme le condizioni per creare prosperità e sviluppo economico si risolvano tutte le crisi internazionali. […] L'intervento militare americano apre la via ad una rinascita economica del Paese.
Il nodo, a ieri irrisolto, sta nella linea della vice presidente, Delcy Rodriguez, e dei militari venezuelani. La fedeltà professata a Maduro è una sceneggiata per salvare la faccia prima della resa o fa sul serio nell'opporsi al diktat di Washington?
Nel primo caso, è gioco, partita, incontro per Donald Trump; nel secondo, il Venezuela post-Maduro diventa un boccone indigesto. Il Presidente americano potrebbe rimpiangere amaramente la sconfessione di María Corina Machado, che sulle ali del consenso popolare, di un'elezione vinta e rubatagli e dell'alea del premio Nobel per la pace, gli portava almeno una boccata d'ossigeno in apprezzamenti internazionali.
Donald Trump non si fa molti scrupoli di legittimità internazionale ma l'intervento militare a Caracas e la cattura di un Presidente in carica isolano gli Stati Uniti. Peggio se diventano un'avventura che richieda altri interventi militari. Contro le promesse fatte al suo elettorato Maga. […]
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