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L’ASSE “MERZONI”, PER ORA, È SOLO SULLA CARTA – GIORGIA MELONI OGGI BATTEZZA UN VERTICE INFORMALE SULLA COMPETITIVITÀ INSIEME AL CANCELLIERE TEDESCO MERZ, E PROVA A ISOLARE LA FRANCIA DI MACRON. MA L’ASSE CON BERLINO HA UN COSTO POLITICO ALTO: MELONI DOVRÀ DIRE COSA PENSA DELLA PROPOSTA DI PARIGI SUGLI EUROBOND, VECCHIO CAVALLO DI BATTAGLIA DELL’ITALIA, A CUI I CRUCCHI SI OPPONGONO – È IL SOLITO CAMALEONTISMO PRAGMATICO DELLA "MELONPOLITIK", MA POCO EFFICACE, DELLA DUCETTA: PER STARE SU OGNI TAVOLO, FINISCE PER ESSERE IRRILEVANTE IN TUTTI…

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Estratto dell’articolo di Alessandro Barbera e Ilario Lombardo per “la Stampa”

 

Nicola Procaccini

«Panico a Parigi». Per capire come in questo momento i vertici di Fratelli d'Italia vivono le alleanze e le dinamiche politiche europee basta questo post sui social di Nicola Procaccini, europarlamentare e presidente di Ecr, il gruppo dei Conservatori a Bruxelles.

 

Il video, rilanciato anche sul profilo Instagram del partito di Giorgia Meloni, mostra un servizio della televisione francese in cui si discute del sorpasso economico dell'Italia su Parigi.

 

giorgia meloni quando vede friedrich merz

L'ultima volta che la premier italiana ha ammonito i giornalisti a non trattare la politica internazionale in modo «infantile» è stato lo scorso 23 gennaio quando gli inviati della stampa tedesca hanno chiesto a lei e al cancelliere Friedrich Merz se si stesse profilando un nuovo asse europeo in sostituzione di quello franco-tedesco che ha retto l'Unione negli ultimi decenni.

 

Certo, gli uomini del suo partito, come Procaccini, fanno poco per nascondere la voglia di rivalsa e il tifo da stadio che accompagna il piano Meloni-Merz sulla competitività.

 

fabbrica rheinmetall di unterluess

La presidente del Consiglio fa leva su quattro fattori: la parabola ormai in declino di Emmanuel Macron, la stabilità del governo della destra italiana, la maggiore sintonia politica con Merz, rappresentante dell'ala più conservatrice della Cdu, e un canale sempre aperto con Donald Trump, nonostante le ultime incomprensioni, rapidamente ridimensionate, con il presidente americano.

 

Nella strategia di Meloni c'è anzitutto una ragione di mero interesse nazionale: l'asse con Merz […]  punta a stringere i legami fra le rispettive aziende della difesa.

 

emmanuel macron donald tusk giorgia meloni consiglio europeo

Solo quest'anno la cancelleria di Berlino ha messo a bilancio un aumento della spesa di quaranta miliardi di euro, gran parte dei quali dedicati al riarmo.

 

Leonardo sta già collaborando con Reinhmetall nel settore dei carri armati, e ora si apre l'ipotesi concreta - ventilata ieri dal numero uno della stessa Leonardo Roberto Cingolani - di spostare l'interesse della Germania dal progetto franco-tedesco Fcas a quello a guida italo-britannica Gcap per caccia di nuova generazione.

 

L'asse con Berlino ha un costo, però. Meloni presto dovrà dire cosa pensa della proposta di Macron sul rilancio degli eurobond, un cavallo di battaglia della diplomazia italiana sin dai tempi di Berlusconi, ma di cui il cancelliere al momento non vuole sentir parlare.

 

gcap global combat air program

Non è un caso se ieri l'opposizione ha cavalcato la contraddizione: sia la leader Pd Elly Schlein che quello dei Cinque Stelle Giuseppe Conte hanno accusato la premier di voler rinunciare all'obiettivo in nome dell'alleanza con Berlino.

 

«Sugli eurobond il governo ha un atteggiamento da resa», dice la prima. Idem l'ex premier: «Una scelta contro gli italiani».

 

Fra le due cancellerie c'è in realtà un gioco di sponda. Nessuno dei due è contrario all'obiettivo, ma hanno buone ragioni politiche per non dirlo.

 

giulio tremonti (2)

Lo confermano almeno due indizi. Una è l'opinione di Giulio Tremonti, presidente di Fratelli d'Italia della commissione Esteri e padre della proposta: «Io lo dico dal 2009 che occorre andare in quella direzione - dice a La Stampa - abbiamo già prove concrete che è una strada percorribile, con il Recovery Plan e i fondi per l'Ucraina. Ma è bene arrivarci per gradi. Proporre, come fa Draghi, emissioni per ottocento miliardi di euro non solo è velleitario, è pericoloso, soprattutto se, come ammette lui stesso, va coinvolto il risparmio privato».

 

L'altra traccia - questa volta dell'atteggiamento tedesco - è nelle parole del governatore della Bundesbank Joachim Nagel: «Rendere l'Europa attraente significa anche attrarre investitori dall'esterno», e gli eurobond vanno in quella direzione. Con una postilla: «Le emissioni devono sostenere scopi specifici», come i due casi citati da Tremonti. Ecco perché la premier temporeggia, e sposta su altro l'attenzione.

 

friedrich merz giorgia meloni foto lapresse

[…] Sono temi che oggi, in Belgio, nel castello delle Fiandre di Alden Biesen, affronterà durante il vertice convocato prima del Consiglio europeo informale e coordinato da Italia e Germania, e a cui parteciperanno una quindicina di Paesi membri. Un'iniziativa che ricalca le riunioni ristrette sull'immigrazione a margine dei summit europei.

 

Un cambio di paradigma che Meloni vuole proporre anche su altro: sulle politiche industriali e la difesa. Di fatto laboratori di un'Europa che si struttura sull'idea di proseguire a diverse velocità, con chi ci sta sui singoli dossier, non troppo distante da quanto proposto da Mario Draghi.

 

Con una differenza: per l'ex presidente della Bce l'ambizione è ampia e va ben oltre gli interessi nazionali. Per lui l'Europa a due velocità è quella grazie alla quale è nato l'euro, inizialmente adottato da dodici Paesi e oggi ventuno. L'approccio della premier è molto più gradualista, e di qui in poi dovrà tenere conto di un'orizzonte non così lontano: le elezioni politiche del 2027.

mario draghi giulio tremonti giulio tremonti (2)