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«Ladro!». «La villa è anche nostra». «Portiamo via il muretto». Non è stato un ritorno trionfale quello di Giancarlo Galan (nella foto) nella sua villa di Cinto Euganeo. Ad attenderlo, oltre ai giornalisti, c’erano compaesani decisamente poco bendisposti. «Altro che macchine fotografiche, lanciafiamme!». Ce l’avevano anche con il giudice di Venezia che ha deciso la scarcerazione, dopo l’accordo fra difesa e accusa sul patteggiamento a 2 anni e 10 mesi e la restituzione di 2,6 milioni di euro da parte dell’ex governatore del Veneto, accusato di aver incassato oltre 4 milioni di tangenti.
Una resa sulla quale i suoi legali, Antonio Franchini e Niccolò Ghedini, hanno precisato che Galan «ha accettato l’inaccettabile ed è giunto all’accordo per la difficoltà di proseguire lo stato di carcerazione e poter riabbracciare la famiglia e la figlia Margherita». L’ha fatto ieri, visibilmente dimagrito, nella casa di Cinto Euganeo.
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