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L’INCHIESTA SUL CONCERTO BANCARIO È TALMENTE GROSSA CHE I PM NON VOGLIONO RISCHIARE DI FARLA SALTARE PER UN CAVILLO –CON UN’INTERPRETAZIONE MOLTO ESTENSIVA DELLE IMMUNITÀ PARLAMENTARI, LA PROCURA DI MILANO NON HA ANCORA SBIRCIATO NEL CELLULARE DI MARCELLO SALA, EX DIRETTORE GENERALE DEL MINISTERO DELL’ECONOMIA, CHE HA PREVENTIVAMENTE INFORMATO I MAGISTRATI DELL’ESISTENZA DI CHAT CON 9 PARLAMENTARI, DI CUI 2 MINISTRI – UNA VOLTA ACCERTATA L’ESISTENZA DI QUESTE COMUNICAZIONI, SERVIRÀ UNA NUOVA AUTORIZZAZIONE DEL PARLAMENTO. MA NEL FRATTEMPO I PM NON VOGLIONO CORRERE RISCHI (IL PRECEDENTE DEL PROCESSO OPEN: FURONO ACQUISITI MIGLIAIA DI WHATSAPP E EMAIL DI RENZI DAI TELEFONI DI ALTRE PERSONE INDAGATE, SENZA CHIEDERE L’OK DEL SENATO) – CHI SONO I PARLAMENTARI CON CUI SALA INTERLOQUIVA? SICURAMENTE GIANCARLO GIORGETTI, FEDERICO FRENI, MAURIZIO LEO, E POI MATTEO SALVINI, GIOVANBATTISTA FAZZOLARI E…
Estratto dell’articolo di Luigi Ferrarella per il “Corriere della Sera”
Fermi tutti, se voi pm aprirete il mio telefono, troverete miei messaggi con questi 9 parlamentari di cui 2 ministri: è l’altolà dell’ex direttore generale del Ministero dell’Economia, Marcello Sala, ai magistrati milanesi dell’inchiesta sul risiko bancario Montepaschi-Mediobanca, che nel novembre 2025 avevano sequestrato telefoni e computer a lui (non indagato) e agli indagati costruttore Francesco Gaetano Caltagirone, banchiere di Mps Luigi Lovaglio, e amministratore di Delfin, Francesco Milleri, per le ipotesi di aggiotaggio e ostacolo alle autorità di vigilanza nella scalata 2024/2025 di Mps a Mediobanca.
Ed ecco che allora la Procura di Milano si arresta e, con un’interpretazione molto estensiva delle immunità riconosciute ai membri di Camera e Senato, scrive ai presidenti dei due rami del Parlamento per domandare una inedita autorizzazione a una preventiva possibile visione dei messaggi tra Sala e i 9 parlamentari.
federico freni e giancarlo giorgetti alla camera foto lapresse 4
Poiché i pm fanno presente di nemmeno aver aperto il telefono di Sala, e quindi di «non avere la consapevolezza» che nel telefono di Sala ci siano davvero messaggi con parlamentari, ora chiedono alla Camera e al Senato l’autorizzazione «ad accedere e prendere visione di comunicazioni già intercorse ed archiviate su dispositivi elettronici di un terzo», Sala, «alle quali potrebbero aver preso parte accidentalmente membri del Parlamento non sottoposti ad indagini», e ciò «al fine di valutarne la rilevanza processuale».
Chi sono secondo Sala? La Camera ieri ha ricevuto una richiesta in cui i pm milanesi Pellicano-Gaglio-Polizzi fanno riferimento ai deputati Giancarlo Giorgetti (ministro leghista dell’Economia), Federico Freni (sottosegretario leghista all’Economia, e candidato alla presidenza della Consob), Maurizio Leo (viceministro FdI dell’Economia), Edoardo Rixi (viceministro leghista delle Infrastrutture) e Giulio Centemero (ex tesoriere leghista).
GIOVAMBATTISTA FAZZOLARI - FOTO LAPRESSE
Analoga richiesta al Senato sui messaggi tra Sala e Matteo Salvini (leader della Lega e ministro delle Infrastrutture), Giovanbattista Fazzolari (sottosegretario FdI alla Presidenza del Consiglio), Massimiliano Romeo (capogruppo leghista) e Antonio Misiani (unico non della maggioranza di governo, già viceministro Pd dell’Economia).
«Solo in caso di accertamento della reale esistenza di comunicazioni» di Sala con questi parlamentari, «e della loro rilevanza per la prova dei reati per i quali si indaga», i pm preventivano che poi «ai fini della loro acquisizione sarebbe necessaria ulteriore autorizzazione del Parlamento nel rispetto dell’articolo 68 della Costituzione».
FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE MILLERI
Al momento, infatti, i pm neanche hanno voluto sbirciare il telefono dell’allora direttore generale del Ministero dell’Economia (da maggio 2025 presidente di Nexi), «poiché si è interpretata nella sua massima estensione la prerogativa della riservatezza dell’attività parlamentare», ritenendo che «comprenda anche il solo dato dell’essere avvenuta una certa comunicazione, in un certo momento temporale e con persona determinata».
I messaggi potrebbero chiarire il ruolo del Ministero dell’Economia nella controversa procedura […] con la quale il 13 novembre 2024 tra mille anomalie il Mef incaricò il piccolo intermediario Banca Akros di vendere il 15% di azioni Mps detenuto dal governo […].
Dismissione che […] per i pm fu «[…] costruita in modo tale che risultassero acquirenti i soggetti che avevano condiviso e che avrebbero beneficiato del progetto di controllo di Mediobanca» sotto il benevolo occhio proprio di Palazzo Chigi, ossia all’epoca Caltagirone e Milleri.
LUIGI LOVAGLIO FRANCESCO MILLERI GAETANO CALTAGIRONE GENERALI
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