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Amedeo La Mattina per “La Stampa”
Ora c’è il «Toscanellum». Renzi ieri è ritornato a promettere che l’Italicum verrà cambiato e la presidente della commissione Affari costituzionali Finocchiaro ha annunciato che la riforma elettorale verrà messa in calendario già a settembre. Fi si è affrettata a precisare che ogni modifica dovrà essere concordata perché c’è un patto, quello del Nazareno. Dunque, discutiamone ma ogni nuova versione deve passare da Arcore dove ieri sono andati Denis Verdini e Gianni Letta: i due custodi del patto.
Se dovesse dipendere da Renzi e Berlusconi (in questi giorni si sono parlati diverse volte al telefono), l’Italicum non verrebbe ritoccato di una virgola. Ma le spinte a modificarlo sono tante, sia da parte dei piccoli partiti sia dallo stesso Capo dello Stato. E allora nelle trattative segrete si comincia a guardare con interesse all’accordo trovato da Pd e Fi in Toscana, «patria» di Renzi e Verdini.
Il «Toscanellum» è di fatto la correzione dell’Italicum. Prevede il doppio turno nel caso una coalizione non dovesse raggiungere il 40 per cento (l’Italicum prevedere invece il 37%) e il premio di maggioranza (chi vince al ballottagio ottiene il 60% degli eletti). Anche il «toscanellum» introduce le odiate (per i cespugli) soglie di sbarramento: il 5% per le liste non coalizzate, il 3% per le liste coalizzate e il 10% per le coalizioni.
Poi c’è il punto dolente delle preferenze per le quali è stata ingaggiata una battaglia dalla minoranza Pd e dalle forze più piccole. Una battaglia politica sullo slogan «gli elettori hanno diritto di scegliersi i candidati». Ecco, l’Italicum non prevede le preferenze ma le liste bloccate (i candidati sono decisi dai capi partito). Nel «toscanellum» c’è il listino, ma è facoltativo: ogni partito può esprimere fino ad un massimo di tre candidature in ordine alternato di genere. Il resto dei candidati può essere votato con le preferenze.
silvio berlusconi forza italia
Non ci sarà una copiatura dell’accordo Pd-Fi che a Firenze è già stato bollato come un colpo di mano da Ncd, Fratelli d’Italia, Udc. Ma è pieno di indicazioni utili per capire cosa si muove sull’asse Renzi-Berlusconi che resiste. Le soglie di sbarramento per i partiti coalizzati potrebbero essere abbassate al 4% mentre quella per i non coalizzati potrebbe rimanere all’8%, se non addirittura aumentata per penalizzare i cespugli riottosi. Si discute di una lista bloccata solo per il capolista o di piccoli collegi di 5 candidati scelti dai partiti ma possono essere votati con le preferenze.
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