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“IL CENTROSINISTRA NON E’ PRONTO A GOVERNARE” – L’EX SENATORE DEL PD, LUIGI ZANDA: “FINO AD OGGI IL CAMPO LARGO È STATO SOPRATTUTTO UN CARTELLO ELETTORALE. SENZA UNA VISIONE STRATEGICA COMUNE. SENZA UN PROGRAMMA COMUNE. SENZA UN LEADER COMUNE. A QUESTI VUOTI PER ORA SI SOPPERISCE CON GLI SLOGAN MA SE IL CAMPO LARGO VUOLE VINCERE E POI GOVERNARE BENE, DEVE DOTARSI DI UNA VISIONE, DI UNA CULTURA POLITICA, DI PROGETTI PRECISI DI RIFORME - LE PRIMARIE SONO UNA IATTURA. SERVONO PER SPACCARE, NON PER UNIRE. LA COMPETIZIONE TRA SCHLEIN E CONTE PRODUCE EFFETTI CONTRADDITTORI SUI DUE ELETTORATI CHE RISCHIANO DI RIPRODURSI ALLE POLITICHE”
Estratto dell’articolo di Fabio Martini per “la Stampa”
Il mondo è in tumulto, l'Italia arranca ma il tatticismo dei leader del Campo largo rischia di trasformare la vicenda della premiership in un gioco di società e perciò è tranciante il consiglio di Luigi Zanda, uno dei 45 fondatori del Pd e tra i pochi battitori liberi nell'universo transennato del centro-sinistra.
«Le primarie sono una iattura. Servono per spaccare, non per unire. In tutto il mondo, nelle coalizioni la leadership spetta al capo del partito più grande. E Venezia ci dà un insegnamento. Molti elettori 5 stelle hanno votato per il candidato di centrodestra. La competizione tra Schlein e Conte produce effetti contraddittori sui due elettorati che rischiano di riprodursi alle Politiche. Una competizione che, in modo più o meno palese, dura da tre anni. Troppi».
GIUSEPPE CONTE ELLY SCHLEIN CORTEO A PALERMO
I partiti del Campo largo continuano ad ignorare le loro enormi differenze, a cominciare dall'Europa sotto attacco: è una coalizione pronta per governare?
«No. Fino ad oggi il Campo largo è stato soprattutto un cartello elettorale. Senza una visione strategica comune. Senza un programma comune. Senza un leader comune. A questi vuoti per ora si sopperisce con gli slogan ma se il Campo largo vuole vincere e poi governare bene, deve dotarsi di una visione, di una cultura politica, di progetti precisi di riforme. In un contesto internazionale che impone scelte nette e nel quale la presenza italiana, compresa quella della sinistra, è molto debole. Inadeguata».
Per conquistare voti i 5 Stelle stanno tornando a fare i 5 stelle, mentre il Pd continua a giocare di rimessa?
«Per prima cosa il Pd dovrebbe tornare a definirsi un partito di sinistra. Lasciarsi etichettare come progressisti è un errore e sarebbe ora di liberarsi da una definizione che risente della preferenza dei Cinque stelle. Anche chi è di destra può dirsi progressista ma chi è di sinistra deve definirsi di sinistra, liberandosi da una ambiguità dannosa. […]».
Al netto di ogni giudizio sul suo carisma, non pensa che oggi Elly Schlein abbia il diritto di rivendicare un primato, anche se il Pd è radicato su un consenso, 20-22 per cento, che ebbe il Pds, il post-Pci?
«In queste ore un sondaggio assegna al Pd un calo di più di 2 punti: non credo che la flessione sia dovuta al voto di Mestre. Le cause sono profonde. Al Pd servirebbe una vista lunga, un'idea di Paese, un'indicazione chiara di collocazione internazionale. Si invoca una sanità migliore senza dire che tipo di riforma servirebbe. Idem sull'energia. Si contesta la riforma elettorale senza opporre una contro-proposta. Tutto questo mentre l'Italia sta affogando in uno stagno di politiche elettoralistiche. Negli ultimi 6 anni tra Pnrr, contributi edilizi, redditi di cittadinanza, contributi ordinari abbiamo avuto una iniezione di soldi pubblici superiore ai 500 miliardi, ma la crescita complessiva è stata del 4-5%. […]». […]
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