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MAGISTRATI, ZITTI E MUTI! – ARRIVA AL PLENUM DEL CSM LA DELIBERA CON I NUOVI LIMITI CHE LE TOGHE DOVRANNO RISPETTARE NEI RAPPORTI CON LA STAMPA: NIENTE INTERVISTE, NO A “CONFERENZE STAMPA SE NON IN CASI ECCEZIONALI”, VIETATO CITARE BRANI DELLE ORDINANZE, STRETTA SULL’USO DEI SOCIAL – LA PROPOSTA, DELLA QUALE SONO RELATORI LA CONSIGLIERA DI AREA LEGHISTA CLAUDIA ECCHER E IL TOGATO DI UNICOST MICHELE FORZIATI, HA SOLLEVATO POLEMICHE – LA FEDERAZIONE NAZIONALE DELLA STAMPA PROTESTA: “IL DIVIETO DI FORNIRE AI GIORNALISTI COPIA DELLE ORDINANZE DI CUSTODIA CAUTELARE, CHE NON ESSENDO ATTI COPERTI DA SEGRETO POSSONO ESSERE LEGITTIMAMENTE RIASSUNTE, IMPEDISCE CRONACHE COMPLETE E CORRETTE…”
Estratto dell’articolo di Virginia Piccolillo per il "Corriere della Sera"
Arriva oggi, al plenum del Consiglio Superiore della magistratura, la delibera con i nuovi limiti che i magistrati dovranno rispettare nei rapporti con la stampa. La proposta, della quale sono relatori la consigliera laica di area leghista Claudia Eccher e il togato di Unicost Michele Forziati, passata all’unanimità in VII commissione, ha sollevato polemiche per le nuove prescrizioni: a partire dalla limitazione delle conferenze stampa sostituite, salvo casi eccezionali, da comunicazioni scritte.
Ma nella seduta di oggi ci sarà discussione: alcuni togati presenteranno emendamenti. […] Quindi se la procura comunica una notizia, ha il dovere di rettificarla ogni volta che muta di significato. Il criterio è: tempestività, visibilità e simmetria.
FABIO PINELLI E SERGIO MATTARELLA
Resta il principio che indagato e imputato non devono essere rappresentanti come colpevoli prima della condanna definitiva. In più si recepisce il decreto legislativo 198 del 2024. Quindi non possono essere diffusi testi estratti o riproduzioni di atti, la cui pubblicazione sia vietata per legge.
In particolare le ordinanze che applicano misure cautelari personali. Secondo la Fnsi: «Il divieto di fornire ai giornalisti copia delle ordinanze di custodia cautelare, che non essendo atti coperti da segreto possono essere legittimamente riassunte, impedisce cronache complete e corrette a vantaggio del “mercato nero” delle informazioni».
Per tutelare il segreto investigativo, previsto dal 329 del codice di procedura penale, le conferenza stampa saranno sostituite da un comunicato salvo uno «specifico concreto interesse pubblico da motivare preventivamente con un atto». E a parlare di un procedimento non potrà essere il magistrato titolare del caso. La sua presenza a conferenze stampa «può avvenire solo in casi specificamente motivati».
Viene richiesta la «tracciabilità delle decisioni sulla comunicazione» per verificare «ex post il corretto esercizio del potere comunicativo». Sia ai fini della «vigilanza» che di un’«eventuale rettifica o aggiornamento».
SERGIO MATTARELLA E CARLO NORDIO AL CSM
Insomma non più comunicazione «informale ed estemporanea» tra magistrato che spiega e giornalista che deve riferire. Ma «regole responsabilità, controllo e memoria organizzativa». [...]
Infine ai magistrati verrà inserita nella formazione un «richiamo alla sobrietà digitale del magistrato» che anche nei propri social dovrà evitare «sovrapposizioni» tra la sua comunicazione e quella dell’ufficio.
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