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“NEL 2018 PENSAVO DI FARE IL PREMIER E POI HO PERSO TUTTO” – L’EX MINISTRO E CAPO M5S LUIGI DI MAIO, OGGI RAPPRESENTANTE SPECIALE PER IL GOLFO PERSICO, COMPIE 40 ANNI E SI TOGLIE I MACIGNI DAI MOCASSINI - "ALESSANDRO DI BATTISTA? MAI PIÙ SENTITO. È FINITO TUTTO CON IL MIO APPOGGIO A DRAGHI - GIUSEPPE CONTE, NELLA SUA BIOGRAFIA, MI HA DATO DEL TRADITORE MA DEVE REALIZZARE CHE HA VINTO TUTTO CON ME, MENTRE IO HO PERSO TUTTO. IL GIORNO IN CUI CAPIRÀ QUESTA COSA SARÀ IN PACE CON ME. E MAGARI SMETTERÀ DI CONTINUARE A NOMINARMI. LUI POTREBBE FARE IL PREMIER PER LA TERZA VOLTA? NON È UN FATTO CHE MI RIGUARDA. L'UNICO AUGURIO CHE FACCIO ALL'ITALIA È CHE…”
Claudio Bozza per “Sette – Corriere della Sera” - Estratti
Ma Luigi Di Maio dov'è finito? Ci sono voluti mesi per convincerlo a fare questa intervista.
Di Maio antisistema, poi al governo dell'Italia. Il primo governo Conte, con il premier "inventato" insieme a Matteo Salvini davanti alla macchinetta del caffè del Pirellone. Gli strappi dolorosi con Beppe Grillo, Roberto Fico e Alessandro Di Battista. Il populismo rinnegato. Di Maio che perde tutto e riparte da Berlino.
Siamo a Bruxelles, nel cuore della Commissione europea. Nel suo ufficio da rappresentante speciale per il Golfo Persico ci sono fotografie con Sergio Mattarella, Mario Draghi, re Carlo, emiri e leader arabi. Di Maio pesa ogni parola. Ma ora è sereno. E si toglie più di un sassolino dalla scarpa.
Lei ha guidato il M5S, primo partito d'Italia, arrivato al 32,7% cavalcando toni populisti. Oggi è qui, nel cuore del sistema, in un ruolo diplomatico prestigioso. Voltandosi indietro, cosa pensa?
«Che ogni esperienza è stata fondamentale. La sconfitta elettorale del 2022, quando persi tutto incassando lo 0,6% con Impegno Civico, mi ha cambiato molto in positivo. Ricordo benissimo il 22 ottobre 2022, quando ho lasciato ad Antonio Tajani il mio tavolo al Ministero degli Esteri: è stato il giorno in cui ho messo a fuoco quello che mi era successo.»
di maio e la compagna alessia d alessandro
Lei è fuori dalla politica italiana da ormai tre anni. Quanto le manca?
«Nel senso di essere protagonista, non mi manca. Ma la seguo con molta attenzione. (...)
In Parlamento dicono che lei sta lavorando per tornare. È pronto per le prossime elezioni politiche?
«Sono romanzi fantasy, informazioni prive di fondamento. Dico solo che, per me, oggi sarebbe molto difficile dire le cose che, dall'opposizione, sostenevamo in campagna elettorale. Consiglio a tutti i partiti di andare a Palazzo Chigi. Perché solo quando governi fai i conti con la realtà.»
Il 6 luglio compirà 40 anni. A 26 è stato il più giovane vicepresidente della Camera, due volte deputato, ha guidato tre ministeri e ora è anche professore al King's College (...) A 32 anni è diventato ministro e vicepresidente del Consiglio. C'è stato un momento in cui ha pensato che sarebbe potuto diventare premier?
«Sì, nel 2018, quando sfiorammo il 33% e Salvini aveva preso il 17%. Lo davamo per scontato».
Poi arrivarono i cento giorni di braccio di ferro. Una trattativa infinita per il "governo gialloverde"...
«lo e Salvini non riuscivamo a metterci d'accordo. Mi ricordo un pomeriggio al Pirellone.
Matteo voleva che una parte del contratto con gli italiani si scrivesse a Milano, non solo a Roma.Proposi anche una staffetta tra me e lui. Poi davanti alla macchinetta del caffè, prendendo atto dell'impasse, decidemmo per la soluzione di Conte premier, raccomandata da Alfonso Bonafede».
(...)
La cosa fatta con il M5S a cui tiene di più?
«Sicuramente il reddito di cittadinanza. Su questo non torno indietro. Però abbiamo peccato di troppo ottimismo. Andava fatto diversamente, con più controlli. Io ero profondamente convinto, da ministro del Lavoro, che quella misura servisse a liberare le persone in difficoltà dal ricatto e dalle prepotenze».
E quella di cui si è pentito?
«Quando volevamo fare i fenomeni».
Si riferisce al 27 settembre 2018, quando si affacciò dal balcone di Palazzo Chigi per annunciare:«Abbiamo abolito la povertà»?
«Sì. Ma non ce n'era bisogno, perché avevamo approvato una misura per noi vitale, mantenendo una promessa fatta in campagna elettorale.Ma eravamo in una competizione talmente sfrenata con Salvini che facevamo a gara a chi la sparava più grossa. Ho imparato molto da quell'errore».
(...)
E con Beppe Grillo da quanto non vi sentite?
«Mi ha fatto gli auguri per mio figlio».
Cosa prova verso il fondatore?
«Beppe era già conosciuto da trent'anni quando ha fondato il M5S e ha dato a tutti noi una grande opportunità. Di questo gli sono grato. Quello che non mi è piaciuto per niente è stato che, dopo il 2022 e il mio 0,6%, abbia iniziato a fare spettacoli contro di me. Sono stato costretto a rispondergli pubblicamente. Non avrei voluto ricordargli che prendeva 300mila euro di consulenza dal partito e da Conte. Quella cosa fu l'inizio della sua fine».
E con Alessandro Di Battista, eravate inseparabili?
«Mai più sentito. È finito tutto con il mio appoggio a Draghi».
Giuseppe Conte, nella sua biografia, le ha dato del traditore senza giri di parole.
«Conte deve realizzare che ha vinto tutto con me, mentre io ho perso tutto. Il giorno in cui capirà questa cosa sarà in pace con me. E magari smetterà di continuare a nominarmi».
Potrebbe fare il premier per la terza volta?
«Non è un fatto che mi riguarda. L'unico augurio che faccio all'Italia è che chiunque vinca le prossime elezioni resti al governo per cinque anni. Gli italiani devono poter giudicare dopo un mandato intero. Io ho fatto tre volte il mini- stro in quattro anni e mezzo perché sono caduti
tre governi».
Si dice che lei debba molto a Mario Draghi.
«Durante il suo governo, il presidente ha mantenuto la parola sulle due cose che gli avevamo chiesto: mantenere il reddito di cittadinanza e fondare il ministero della Transizione ecologica, con Cingolani».
Alle ultime Europee chi ha votato?
«Non glielo dico. È uno dei vantaggi di non fare più in politica».
Che giudizio dà di Giorgia Meloni premier?
«Lo do sulla politica estera, vista dai Paesi arabi. Un governo così longevo dà stabilità all'Italia, non solo per i mercati, ma garantisce credibilità e solidità nei rapporti con i Paesi esteri, consentendo di concretizzare accordi e obiettivi».
(...)
È mai stato sulla tomba di Casaleggio, al cimitero Monumentale di Milano?
«Non ci sono mai stato. Ma la sua morte mi fece sentire perso. Io non sono mai stato allievo di Grillo, ma di Casaleggio, sono stato sempre in sintonia con lui».
Sicuro-sicuro che non torna a Roma?
«Io vivo tra Bruxelles e Berlino. E visto che questa intervista è diventata pure una seduta psicologica, adesso mi scusi perché devo volare là, dalla mia famiglia».
di maio la compagna alessia d alessandro e il figlio
luigi di maio e roberto fico 1
luigi di maio e roberto fico
mohammed bin abdulrahman al thani luigi di maio 1
luigi di maio e gaetano manfredi
luigi di maio
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