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Ilario Lombardo per “la Stampa”
La storia dei duellanti a 5 Stelle è racchiusa in un epilogo ancora da scrivere. Roberto Fico e Luigi Di Maio a breve si incontreranno, per chiarirsi, stringersi la mano, e per quella fotografia che servirà al M5S per decretare che la pace è stata fatta, dopo che da Palermo in poi i due non si sono fatti più vedere assieme.
Beppe Grillo, a Roma per sostenere il ddl che dimezza l' indennità dei politici, e lo staff della comunicazione stanno lavorando a questo cruciale appuntamento diplomatico che servirà a rasserenare il clima dopo gli ultimi turbolenti mesi che hanno scavato una spaccatura tra i 5 Stelle e scatenato una lotta di ambizione e di potere. La leadership di Di Maio è finita ripetutamente nel mirino dei colleghi: il pasticcio di Roma, le mail taciute, i 100 mila euro di viaggi, gli sono costati una sfiducia crescente che il deputato è riuscito a contenere grazie alla ribalta televisiva garantita da Grillo e da Davide Casaleggio.
DI MAIO DI BATTISTA GRILLO FICO
Un' ascesa puntellata di critiche da parte di Fico, visto dalla stragrande maggioranza dei grillini in parlamento come punto di riferimento del M5S in versione ortodossa. Fico e Di Maio incarnano due idee del grillismo diverse. Più nei canoni classici della politica, quella di Di Maio, che, nella sua corsa a premier, non disdegna passerelle anche tra gli storici "nemici" del M5S. Più movimentista quella di Fico, che insiste su una visione orizzontale, priva di leader. Le posizioni col tempo sono diventate di trincea. Fico non ama andare in tv, Di Maio è sempre a suo agio nel salotto televisivo, sostenuto anche dall' amico Alessandro Di Battista.
Ieri era a Sky, dove ha liquidato come «fantacalcio» la competizione con Chiara Appendino e «fantascienza» l' ipotesi di candidarla a premier contro di lui. Segno che Di Maio - costretto a ricordare come Appendino abbia già fatto due mandati - non mette d' accordo tutti e scatena rivalità crescenti. Anche Fico , parlando di «vippume» ed ergendosi a garante di fatto delle regole, ricorda spesso lo scudo dei due mandati. Non a caso lo hanno sentito più volte ragionare: «E' il M5S che vince e governa. Chi lo dice che io sarò ancora in Parlamento al prossimo giro?». Niente di più lontano da Di Maio che invece viaggia da leader, si intesta eventi e iniziative politiche, e, a poco a poco, nei limiti del rispetto dello spirito del M5S, procede con la rottamazione delle sue rigidità originarie.
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