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MAJID MOUSAVI, IL PASDARAN COL RAZZO DURO - IL GENERALE MOUSAVI È "L'ARCHITETTO" DEL SISTEMA MISSILISTICO IRANIANO: GRAZIE A NORDCOREANI, RUSSI E CINESI, È RIUSCITO A METTERE A PUNTO UNA RETE CHE, NONOSTANTE I PESANTI BOMBARDAMENTI DI USA E ISRAELE, ANCORA RESISTE E METTE IN DIFFICOLTÀ LE DIFESE AEREE DEI VICINI PAESI DEL GOLFO E DELLO STATO EBRAICO - SAREBBE STATO MOUSAVI A MIGLIORARE GLI ECONOMICI DRONI "SHAHED", CHE RIESCONO A COLPIRE AEROPORTI E A INCENDIARE DEPOSITI DI CARBURANTE...

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Estratto dell'articolo di Guido Olimpio per il "Corriere della Sera"

 

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Giugno 2025. L’Iran è sotto attacco israeliano, vengono uccisi molti dirigenti. Tra questi Amir Hajidazeh, l’artefice del sistema aerospaziale. L’ayatollah Khamenei nomina come successore Majid Mousavi, il generale dei pasdaran vice della Divisione dal 2009. Nell’investitura lo esorta a promuovere il programma di droni e missili, armi che il nuovo comandante conosce bene.

 

Mousavi, 61 anni, originario della capitale, appartiene a quel cerchio di ufficiali che, dopo l’esperienza nel conflitto contro l’Iraq, si è dedicato all’ammodernamento dell’arsenale. A coordinarli c’era Hassan Moghaddam, responsabile dello sviluppo di vettori che all’epoca erano un’evoluzione degli Scud sovietici e di altri sistemi analoghi.

 

drone iraniano shahed

Interagiscono con regimi arabi, nordcoreani, cinesi e russi, per poi essere in grado di produrre in modo autonomo. Adattano, quando è possibile, la tecnologia straniera ai loro prototipi, vanno a caccia di componenti all’estero, aggirano i controlli.

 

[...] I piani procedono con la messa a punto di sistemi a lungo raggio, la produzione di combustibile solido per il nuovo missile Sejil 2 — impiegato ieri, portata di 2 mila chilometri —, la creazione di basi all’interno di bunker. Le chiamano le città dei missili: gallerie dove nascondere i lanciatori e le munizioni.

I DRONI SHAHED PRODOTTI DALL IRAN

 

I pasdaran attuano una dispersione di apparati per sottrarli agli attacchi, usano bersagli esca, cercano di avere impianti multipli per resistere il più a lungo possibile, concedono autonomia alle singole batterie in modo che sparino nel caso le comunicazioni siano bloccate.

 

I mezzi con lunga «gittata» sono completati da quelli per il corto-medio raggio, necessari per colpire le installazioni americane sull’altra sponda del Golfo. Ne avrebbero migliaia. Come sono migliaia i droni-kamikaze diventati l’insidia maggiore:

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secondo gli esperti c’è la mano di Mousavi nel miglioramento degli Shahed lanciati per incendiare depositi di carburante, bloccare aeroporti, mettere in crisi la sicurezza dei «vicini» ritenuti complici di Washington. E il miglior apprezzamento di questi droni è arrivato indirettamente dagli Stati Uniti che li hanno copiati.

 

Su Israele, invece, hanno sparato oltre 400 missili, compresi quelli con testate a grappolo, altra soluzione per costringere la difesa ad un alto consumo di intercettori. Tel Aviv ha negato di esserne a corto, come hanno suggerito fonti anonime americane. Il tema delle scorte esiste. La rappresaglia dei Guardiani prima ha cercato di mettere fuori uso la rete di avvistamento dei missili e, successivamente, ha puntato le postazioni dotate di strumenti costosi e lenti da rimpiazzare.

 

missile balistico iraniano 1

Ancora gli esperti hanno annotato un calo netto dei lanci di vettori iraniani rispetto alle salve iniziali, molto intense. Una diminuzione imputata alla distruzione di lanciatori, ai danni della rete logistica, ai raid israelo-americani su alcune «città dei missili» (Shiraz, Isfahan, Tabriz, Khorgo). Alcuni bunker sarebbero ora inaccessibili in quanto le bombe hanno provocato macerie estese. Le perdite comincerebbero ad essere rilevanti.

 

Altri osservatori sono meno convinti e offrono una spiegazione tattica: i pasdaran puntano sul logoramento e risparmierebbero gli ordigni limitandosi ad una quota ridotta, magari affidandosi — come domenica — a ordigni più moderni e veloci. Perché pochi «colpi» sono sufficienti a tenere in scacco il nemico. [...]

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