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LARGO AI NOVANTENNI! – LA ROYAL ACADEMY DI LONDRA ESPONE LE OPERE DELLA 92ENNE ROSE WYLIE, PER DECENNI FIGURA MARGINALE DEL PANORAMA ARTISTICO INGLESE, RISCOPERTA SOLO IN TARDA ETÀ – ANTONIO RIELLO: “LA FRESCHEZZA E L'ENERGIA DELLE SUE TELE È QUALCOSA DI NOTEVOLE E RARO. IN UN CONTESTO ARTISTICO NEGLI ULTIMI ANNI PIUTTOSTO APPIATTITO SU TEMATICHE POST-COLONIALI (E DINTORNI...) LA SUA È UNA VOCE-PENNELLO CHE PARLA ANCHE DELL'IMMAGINARIO PROFONDO DELLA WORKING CLASS BRITANNICA” – “LE CRITICHE TIEPIDE? NON SAPREI DIRE SE SAPPIA DIPINGERE BENE O NO. MA SONO CERTISSIMO CHE LE SUE OPERE MERITANO AL 100% DI ESSERE OSPITI DELLA ROYAL ACADEMY…”

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Antonio Riello per Dagospia

 

ar by michele stanzione

Alla Royal Academy di Londra la mostra in corso sembra essere piaciuta meno di altre. I commenti pubblici e giornalistici sono tutti abbastanza positivi (chi si può permettere oggi di criticare una artista? non se ne parla proprio) ma tiepidini. In privato poi fioccano frasi del tipo "non sa dipingere bene" oppure "è lì solo perché è una donna e per giunta di una certa età" (gender+ageism). E via di seguito.

 

Ebbene, credo queste critiche (anche se private e sottotraccia) non siano giustificate. La freschezza e l'energia delle tele di Rose Wylie è davvero qualcosa di notevole e raro. In un contesto artistico negli ultimi anni piuttosto appiattito su tematiche post-coloniali (e dintorni...) la sua è una voce-pennello che parla - finalmente - anche dell'immaginario profondo della working class britannica.

 

L'artista è nata nel Kent nel 1934. Per parecchi anni è stata una figura marginale del panorama artistico (in lingua inglese la si potrebbe definire come un "outsider"). Un carattere sregolato, indipendente, fiero e - pare - non troppo facile. Una determinazione di ferro che in ogni caso ha posto il suo lavoro spesso al di fuori di tendenze e mode.

Finché, a 77 anni, viene scoperta.

 

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Va ricordato che, almeno a partire dal 2010, il "Sistema dell'Arte" ha quasi smesso di guardare avanti e in giro per individuare i nuovi talenti emergenti e ha iniziato invece a frugare scrupolosamente nel recente passato alla ricerca di quelli marginalizzati oppure non-riconosciuti. In pratica musei e gallerie sono alla ricerca di una specie di "Facteur Cheval 3.0".

 

Vale a dire: il genio dimenticato in cantina, in granaio o in giardino. Oggi il lavoro di Rose Wylie è rappresentato dalla potente galleria David Zwirner di New York.

 

La sua pittura figurativa è semplice, dirompente e sintetica. Uno stile, diremmo oggi, "di pancia". Non le interessano le cose leziose o decorative. E neanche quelle troppo intellettuali. Ha un sapore confidenziale e fumettistico e, per certi versi, viene un po' in mente lo stile del pittore americano Philip Guston.

 

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Di sovente le tele di Rose sono corredate da frasi e parole a commento (qualche volta l'ortografia è sommaria, ma anche uno sbaglio può aiutare a raccontare meglio la realtà). Predilige i grandi formati, quasi tutte le opere in mostra hanno dimensioni importanti. Le cornici sono senza pretese, alcune appaiono perfino un po' arrangiate.

 

Gli ingredienti importanti della sua opera (mescolati assieme con modalità imprevedibili e perfino caotiche) sono tre:

 

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- La Storia. Ad esempio la prima sala della RA presenta dei quadri direttamente ispirati alle "Bombe Volanti" tedesche (le famigerate V1) che piovevano su Londra nella seconda fase della Seconda Guerra Mondiale quando l'artista era bambina. "Black Doodlebug" (2022) e "Rosemount" (2010) sono alcuni titoli. Storie di bombe e di conflitti che finiscono per essere - purtroppo - sempre attuali.

 

-  La memoria personale (a 91 anni si sono accumulate parecchie cosette): pranzi, cene, colazioni, partite di calcio (l'Arsenal è la sua squadra), matrimoni. "Dinner Ouside" (2024) e "Breakfast" (2020) per citarne solo un paio. Ricorrono numerosi anche gli oggetti quotidiani: abiti, corredi, suppellettili, tovaglie. E (perchè no?) i fiori del davanzale di casa e qualche pubblicità.

 

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- La passione per i programmi televisivi e per il cinema. "Baghdad Cafè" e "Inglorious Bastards" sembrano essere due film che l'hanno colpita di più. Personaggi di prodotti cinematografici diversi finiscono spesso accoppiati e mischiati sulle sue tele (attori, Santi e figure mitologiche se ne stanno tranquillamente vicini).

 

Tutto comunque, nel suo lavoro, afferisce ad un bagaglio iconografico popolare ed immediato. Mostra le cose di tutti i giorni senza - almeno in apparenza - elaborate mediazioni culturali. Una figura autenticamente sauvage. Nella sala finale, due enormi tele "Spider, Frog and Bird" (2015) e "Bird, Lemure and Elephant" (2016) confermano, senza alcun dubbio, questa sensazione.

 

In conclusione, non saprei dire se - in termini squisitamente accademici - lei sappia dipingere bene o no. Ma sono certissimo che le sue opere meritano al 100% di essere ospiti della Royal Academy. Per la cronaca: è la prima pittrice che può vantare una personale in questa storica istituzione.

 

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Peccato solo che in mostra siano presenti pochissimi disegni. Sarebbero stati un molto utili per penetrare più a fondo tra le pieghe del suo mondo.

 

PS In un contesto italiano, le vicende professionali di Rose Wylie possono suggerire qualche similitudine con la figura della poetessa Alda Merini.

 

ROSE WYLIE

Royal Academy

Burlington House, Piccadilly, Londra W1J 0BD

fino al 26 Aprile 2026

 

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