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Ugo Magri per “la Stampa”
Se nella Capitale si votasse domani, il candidato di Renzi verrebbe eliminato al primo turno. È una previsione su cui i sondaggisti concordano. Però le elezioni si terranno tra sei mesi. Il Campidoglio nel frattempo è stato commissariato e dall' 8 dicembre in poi l' attenzione si concentrerà tutta sul Giubileo. Se il neo commissario Tronca si rivelerà in gamba, capace di accogliere i pellegrini senza penalizzare troppo i romani, è possibile che Marino finisca nel dimenticatoio.
A quel punto Renzi sarà in grado di estrarre dal cilindro una candidatura di spessore che, se fosse proposta adesso, verrebbe accolta tra le risate. Insomma: la strategia del premier, l' unica possibile, consiste nel guadagnare tempo. A meno che non abbia ragione Marino, il quale sospetta un piano diabolico di Renzi: far vincere a Roma un grillino per dimostrare che i Cinque stelle non sanno governare... Sono patemi che non sfiorano il M5S.
La consultazione della base si svolgerà ai primi di gennaio, e la corsa per il Campidoglio pare limitata a uno dei 4 consiglieri comunali uscenti, con qualche chance in più per De Vito e la Raggi. Di Battista farebbe scintille, ma per lui ci vorrebbe una deroga speciale in quanto è già deputato. Chiunque venga messo in campo da Grillo avrà la semi-certezza di arrivare al ballottaggio.
E la destra? Berlusconi punta forte su Marchini, figura indipendente che guida una lista civica. L' uomo ci starebbe, tra loro i contatti sono diretti e frequenti. Ma sussistono un paio di difficoltà. La prima si chiama Meloni, leader dei Fratelli d' Italia, che nutre ambizioni in proprio, però è incerta se correre o meno il rischio di una brutta figura e comunque vuole tagliare la strada a Marchini (secondo lei troppo di sinistra).
L' altro ostacolo è di quelli quasi insuperabili perché confligge con la natura espansiva del Cav, con la sua incapacità di trattenersi: Alfio teme l'«abbraccio mortale» di Berlusconi. Se Silvio lo appoggia con troppa foga, Marchini è perduto.
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