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“LA LEGISLATURA NON È FINITA, C’È ANCORA MOLTISSIMO DA FARE” - GIORGIA MELONI MANDA UN MESSAGGIO A TAJANI E SALVINI (CHE NON VOGLIONO ELEZIONI ANTICIPATE) PER RASSERENARE IL CLIMA NEL PIENO DELLE TENSIONI PER LA LEGGE ELETTORALE E PROVA AD ALLONTANARE LA SENSAZIONE CHE SIA SCATTATO UN LIBERI TUTTI IN VISTA DELLE POLITICHE. ANCHE SE IL VOTO IN PRIMAVERA RESTA UN'OPZIONE IN CAMPO (ALLA CAMERA, A FINE MESE, CI SARÀ L'ULTIMO PASSAGGIO, A SCRUTINIO SEGRETO, DELLA LEGGE ELETTORALE E LÌ SI POTREBBERO SCARICARE I MALUMORI CHE ATTRAVERSANO I PARTITI DI MAGGIORANZA) – IL CONTROCANTO ALLA MELONI DEL “FRATELLO COLTELLO” LA RUSSA: “IL VOTO A SETTEMBRE E’ UNA ANOMALIA, NON ESCLUDO CHE SI POSSA VOTARE QUALCHE MESE PRIMA...”

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Da rainews.it

Ignazio La Russa Giorgia Meloni 2

"A settembre non si è mai votato, l'altra volta nel 2022 era un'anomalia". Così Ignazio La Russa, presidente del Senato, a margine del convegno "Il tempo delle donne" alla Triennale di Milano. La legislatura è nata con il voto del 25 settembre 2022 e ha scadenza naturale nell'autunno 2027.

 

"Cose da fare ce ne sono, quindi la possibilità di andare a fine legislatura c'è - ha proseguito La Russa - Molto è stato fatto al governo e molto rimane da fare". Sulla possibilità di anticipare: "Se non si vuol votare a settembre non escludo che si possa votare qualche mese o giorno prima, ma solo per un fatto settembrino", ha concluso.

 

MELONI

GABRIELLA CERAMI per repubblica.it - Estratti

Giorgia Meloni Antonio Tajani Matteo Salvini 3

La legislatura non è ancora finita, c'è «moltissimo ancora da fare». La premier Giorgia Meloni manda un messaggio agli alleati per rasserenare il clima, nel pieno delle tensioni per la legge elettorale. Prova ad allontanare la sensazione che sia scattato un liberi tutti in vista delle Politiche. Lascia intendere si possa arrivare alla scadenza naturale della legislatura, nell'autunno 2027. Anche se il voto in primavera resta un'opzione in campo.

 

In ogni caso, questo il messaggio alla sua maggioranza, i mesi finali saranno ordinati, non si devono temere passaggi traumatici o brusche rotture. «Le sfide che questo tempo ci sta mettendo di fronte sono particolarmente complesse», dichiara in collegamento con la festa dell'Udc. «Gli italiani devono sapere che c'è un governo che tiene la barra dritta, che non ha paura, che non scappa».

 

Ignazio La Russa Giorgia Meloni

Ancor più esplicito Antonio Tajani: «Non dovrebbero esserci elezioni anticipate. Il governo è stabile e c'è molto ancora da fare per questo Paese». E per Matteo Salvini, il più tenace oppositore del ritorno alle urne, parla il leghista Claudio Durigon: «Dobbiamo votare a ottobre del prossimo anno».

 

In Parlamento però c'è da superare per la maggioranza l'ultimo scoglio della legge elettorale, approvata a colpi di forzature. Senza sorprese, complice il voto palese, il Senato martedì darà il via libera al testo. Tra le proteste dell'opposizione, che reputa il Melonellum incostituzionale. Ma tra i gruppi - in particolare FI e Lega - c'è agitazione per il nuovo meccanismo misto di capilista bloccati e preferenze. A loro la premier lancia messaggi distensivi.

Perché alla Camera, a fine mese, l'ultimo passaggio sarà a scrutinio segreto. Lì si potrebbero scaricare i malumori che attraversano i partiti di maggioranza. A dividere è soprattutto la penalizzazione delle candidate nella norma che prevede il capolista bloccato senza quote di genere (ora i candidati di uno stesso genere non possono superare il 60% del totale).

Antonio Tajani Giorgia Meloni Matteo Salvini 2

 

L'esperienza non insegna. A luglio, a Montecitorio, il governo è stato battuto proprio perché le donne dei partiti di centrodestra, in particolare le deputate forziste e salviniane, si sono opposte nel voto segreto. A taccuini chiusi più d'una conferma che il problema esiste. «Per adesso non comunico, l'emendamento è stato da poco approvato, ma vedremo quando la legge arriverà alla Camera», risponde a domanda diretta la vicecapogruppo di Forza Italia, Deborah Bergamini, ostinata nella sua battaglia per la parità di genere. Le colleghe di opposizione cercheranno di convincere lei e le altre che è il caso di votare contro.

 

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giorgia meloni e ignazio la russa alla parata del 2 giugno 2026 foto lapresse