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MELONI NON STA…SERENISSIMA! - DOMENICA E LUNEDI’ SI VOTA IN 666 COMUNI, DI CUI 16 CAPOLUOGHI DI PROVINCIA E UNO DI REGIONE, EPPURE MEDIATICAMENTE TUTTI I PARTITI HANNO MESSO LA SORDINA ALLA CAMPAGNA ELETTORALE, PUR ESSENDO L'ULTIMA TORNATA PRIMA DEL 2027 - SE IL SILENZIO CI STA PER L'ARMATA-BRANCA-MELONI, IN CALO NEI SONDAGGI E ANCORA IN GINOCCHIO DOPO LA BATOSTA REFERENDARIA, NON SI COMPRENDE PERCHE' IL CENTROSINISTRA NON AFFONDI IL COLPO FATALE - A VENEZIA, SE IL PD VINCERA', E' SOLO GRAZIE ALL'IMPLOSIONE DEI CAMERATI D'ITALIA, CON IL CASO VENEZI E IL BORDELLO DELLA BIENNALE DI BUTTAFUOCO (MELONI DA’ PER PERSA LA CITTA’ E SI TIENE LONTANA DALLA LAGUNA) - IL CASO SALERNO CON ELLY SCHLEIN CHE CEDE AL VICERE’ VINCENZO DE LUCA E NON PRESENTA UNA LISTA DEL PD…

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Alessandro De Angelis per "la Stampa" - Estratti

 

Ma ve ne siete accorti che domenica prossima si vota in oltre seicento comuni, di cui sedici capoluoghi di provincia e uno di Regione? Insomma, vanno alle urne oltre sei milioni di cittadini. Eppure il clima non c'è, pur essendo l'ultima tornata prima del 2027, il grande anno elettorale.

 

giorgia meloni a modena foto lapresse

Pare un'amichevole, dopo la finale referendaria dello scorso marzo. E forse la ragione è proprio questa. Politica.

 

(...) a Chieti e Avellino la destra va in ordine sparso al primo turno (e magari convergerà al secondo), mentre i Cinque stelle andranno da soli a Salerno, non si presentano a Enna e Agrigento, a Venezia, Arezzo, Pistoia, Macerata, Fermo Chieti staranno invece col campo largo.

 

Ma la ragione politica di una partita sottotono è che, complessivamente, sottotono sono i protagonisti. Chi (il centrodestra) è ancora sotto botta, chi (il centrosinistra) è ancora sotto euforia ma è un'euforia un po' inerziale.

 

È vero che Giuseppe Conte è stato fuorigioco per un periodo, per un problema di salute, però, risolto quello, l'andazzo è quello di sempre. Siamo a maggio 2026 e, con quel che succede nel mondo, i nostri eroi ancora non si chiudono in una stanza per scrivere quelle cinque cose che farebbero se andassero al governo.

 

PIETRANGELO BUTTAFUOCO E ALESSANDRO GIULI IN VERSIONE SAN SEBASTIANO

Se qualcuno, da una parte e dall'altra, avesse tramesso in queste settimane il messaggio di un "nuovo inizio", all'insegna di una "discontinuità" o "novità" che dir si voglia, l'appuntamento, sia pur minore, avrebbe avuto un pathos diverso.

 

E così chi è sotto botta non enfatizza perché, se va male, teme di alimentare la narrazione del declino e del calvario post referendario. Che ogni settimana registra una stazione tra ministri dimessi, ministri azzoppati, grazie uruguaiane, scomuniche (trumpiane), soldi che non si trovano.

 

Infatti Giorgia Meloni si è tenuta alla larga dalla battaglia di Venezia – solo un video di sostengo per Simone Venturini, il successore del vulcanico Luigi Brugnaro – dove una sconfitta potrebbe aggiungere a quella narrazione il capitolo della "fine dell'imbattibilità al Nord" e della destra che, tra le grandi città, mantiene solo Palermo.

beatrice venezi 3

 

Come è triste Venezia, eletta a città laboratorio dell'egemonia culturale da costruire e diventata il simbolo di un fallimento proprio sul terreno della cultura, a proposito di calvario, tra il caso Beatrice Venezi alla Fenice e la faida della Biennale proprio alla vigilia del voto. Peraltro, il sindaco è presidente della Fenice e vicepresidente della Biennale. Et voilà, il pasticcio è servito.

 

Si dirà, se tutto va secondo le previsioni, che la sconfitta in Laguna sarà compensata dalla vittoria sullo Stretto, a Reggio Calabria, con Francesco Canizzaro, detto Ciccio, non proprio il nuovo che avanza. Lì si chiude nel disastro l'era di Giuseppe Falcomatà, frettolosamente insignito, qualche tempo fa, del titolo di promessa del centrosinistra meridionale: tredici dei suoi assessori uscenti, oltre al suo portavoce, si sono candidati col centrodestra. Per darvi un'idea: i Cinque stelle non sono riusciti neanche a fare una lista e hanno piazzato un candidato in quella del sindaco.

 

andrea martella

(...) Ecco, il Pd funziona dove ha sempre funzionato, come nel caso di Andrea Martella che se la gioca a Venezia. È il Pd dei progetti non improvvisati. Non funziona dov'è il caciccato, soprattutto nel Sud, che Elly Schlein aveva promesso di estirpare, tranne poi scenderci a patti.

 

Riassunto di Salerno, e qui davvero ci vorrebbe la penna graffiante dell'indimenticabile Fortebraccio o una denuncia di Salvemini sul trasformismo: in omaggio all'accordo regionale per candidare Roberto Fico, che prevedeva De Luca jr alla segreteria regionale del Pd, è tornato De Luca senior, imponendo al sindaco in carica le dimissioni.

 

nicola colabianchi

Il Pd poi non presenta la sua lista a sostegno di De Luca senior, che a sua volta neanche nomina il partito da cui proviene. E né il figlio né la segretaria vanno a Salerno.

 

In mezzo a tanti sindaci avremo anche un viceré.

GIULI BUTTAFUOCO BIENNALE PADIGLIONE RUSSOvincenzo de lucaPIETRANGELO BUTTAFUOCO E ALESSANDRO GIULIALESSANDRO GIULI E PIETRANGELO BUTTAFUOCO