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MELONI SI È INFILATA DA SOLA NEL TUNNEL – L’ESCALATION DI TENSIONE CON IL GOVERNO SPAGNOLO ERA PREVEDIBILE: TRE GIORNI FA C’ERA STATO UNO SCONTRO TRA LA LINEA MORBIDA DI TAJANI E QUELLA DURA DELLA PREMIER CON SALVINI E PIANTEDOSI – ORA CHE SANCHEZ HA RISPOSTO CHIUDENDO A SUA VOLTA I CONFINI, LA DUCETTA NON PUÒ TORNARE SUI SUOI PASSI, PER NON DARLA VINTA AL PREMIER BELLOCCIO DI MADRID (CHE ALZA I TONI ANCHE PER DISSIMULARE LE POLEMICHE INTERNE). MA IL GOVERNO DEVE FARE I CONTI CON LE PRESSIONI DEI GRUPPI CROCIERISTICI E DELLE AGENZIE TURISTICHE, INCAZZATE COME IENE PER I DISGUIDI E LE LUNGAGGINI CHE SUBIRÀ CHI VIAGGIA DA E PER LA SPAGNA...
Estratto dell’articolo di Lorenzo De Cicco per www.repubblica.it
GIORGIA MELONI - FACCEUTA NERA MEME
Giorgia Meloni non si aspettava l'ultimatum e l’immediata ritorsione da Madrid. «Il ricatto», come lo bolla nel vortice di telefonate che subito la assorbe, sin da quando il governo spagnolo, nella tarda mattina, fa sapere che ci saranno conseguenze per il blocco di Schengen deciso dall’Italia dopo l’arrembaggio, ormai largamente rientrato, di migranti a Ceuta. Poi tutto precipita nel giro di poche ore, già nella serata di ieri.
In realtà, [...] tre giorni fa era arrivata la richiesta informale di mettere fine alle restrizioni per i viaggiatori, perché giudicate prive di senso. Richiesta che peraltro trovava sponda alla Farnesina di Antonio Tajani, almeno sulle prime, mentre il capo del Viminale, Matteo Piantedosi, faceva asse con la premier per insistere, insieme a Matteo Salvini.
A quel punto l’esecutivo, incluso il ministro degli Esteri, si era accordato sulla dead line di ferragosto: aspettare il 15, anche per verificare se il tam tam social dal Marocco su una seconda scorreria nell’exclave spagnola sia una minaccia concreta, scenario su cui lavorano da giorni i nostri servizi segreti.
La sortita del governo di Sanchez però adesso rimette in discussione anche la prospettiva di anticipare lo stop a metà mese, che sarebbe un dimezzamento della durata rispetto al termine iniziale, il primo settembre. Il motivo è chiaro: Meloni non vuole certo passare per una che ha ceduto al socialista spagnolo.
Al suo «ricatto», appunto. Al prezzo di tenere in ballo una misura, la sospensione della libera circolazione con Madrid, che passa per propaganda irragionevole, visto che nessun migrante ha raggiunto il continente da Ceuta, dove i controlli alla frontiera sono già previsti, con o senza la sospensione del trattato Ue.
A Palazzo Chigi avevano messo in conto che le mosse di Madrid avrebbero portato a conseguenze spiacevoli.
Più fonti dell’esecutivo rivelano un timore: che le autorità spagnole approntino un sistema di controlli in realtà molto meno “selettivo” rispetto a quello italiano, creando disagi e lunghe code per i nostri concittadini in viaggio per turismo negli scali iberici.
L’altra preoccupazione riguarda la narrazione che Sanchez potrebbe costruire per giustificare il blocco di Schengen verso l’Italia, che insista sui dati forniti nelle dichiarazioni polemiche di questi giorni, cioè l’aumento degli sbarchi negli ultimi 5 anni in Italia e i transiti degli irregolari provenienti dal nostro Paese, certificati da Frontex.
CEUTA LA QUALUNQUE - MEME BY 50 SFUMATURE DI CATTIVERIA
Meloni però vuole tenere il punto. «Serviva una risposta». È convinta che l’uscita di ieri di Sanchez sia dovuta alle sue «difficoltà di politica interna», alle vacanze a Lanzarote con tanto di playlist estiva consigliata ai seguaci social, per cui adesso è «bersagliato» dai media spagnoli.
Così ragiona la premier negli scambi di ieri con Tajani, Piantedosi, e poi anche con Salvini. I toni di Tajani sono meno barricaderi, quelli di Meloni più ostinati a una reazione forte contro la «provocazione» del socialista. Al governo si ragiona anche della possibilità che la presa di posizione su Ceuta possa essere un balsamo per i rapporti con Washington, anche se in questa fase, con Trump in picchiata nel gradimento, nessuno scalpita per strappare endorsement pubblici. Anzi.
Dietro le bizze politiche, la diplomazia ora dovrà tentare di far rientrare la crisi sull’asse Roma-Madrid. Anche perché in via riservata, al governo sono arrivate in batteria le lamentele di alcuni grossi gruppi crocieristici e delle organizzazioni delle agenzie di viaggio, seccati (eufemismo) per i possibili disguidi e le lungaggini dei passeggeri trasportati dalla Spagna. Ecco perché il governo ha comunque fatto riferimento, per la prima volta, nei comunicati e nelle dichiarazioni di ieri, alla possibilità di mettere fine allo stop di Schengen dopo ferragosto. Ma tutto dipenderà, è l’ammissione, dall’impatto della «ritorsione» di Madrid.
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