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Lettera di Francesco Storace a “Il Tempo”
Caro direttore,
una gaffe dopo l’altra, come se un virus avesse contagiato la città eterna. I suoi Palazzi. Le sue Istituzioni. Avevamo fatto il callo a quelle dei candidati a sindaco di Roma, ora ci si mette anche la Mattarella's band. Poiché l’informazione non informa (Il Tempo, grazie a Dio, informa) pochi sanno che mercoledì prossimo sarò in Corte d'Appello per la sentenza di secondo grado nel processo che mi contrappone a Giorgio Napolitano.
NAPOLITANO CON LA COPPA DEL MONDO
In tribunale, fui condannato a sei mesi di galera - con la condizionale, per non consentirmi di bussare a Regina Coeli... - per aver pronunciato la parola «indegno» all’indirizzo di Napolitano dopo il suo «indegno» nei miei confronti nella polemica sui senatori a vita. Fatti del 2007.
Per coerenza e dignità ho rinunciato alla prescrizione perché voglio guardare in faccia i giudici e capire se in questo Paese si può ancora rischiare la galera per dire al presidente della Repubblica che sta governando male la sua Istituzione, che la sta gestendo con faziosità. Tutti ormai sanno che Napolitano è stato fazioso.
Io l’ho detto e loro vorrebbero per me la galera. Ma la cosa ancora più incredibile è che a fingere di non sapere che cosa accadrà mercoledì sono i funzionari non gratuiti dello staff di Mattarella, che mi hanno invitato a suo nome alla cerimonia per la festa della Repubblica che si terrà al Colle proprio il primo giugno, in contemporanea con il verdetto dei magistrati. Sembra di stare su scherzi a parte, in una commedia degli equivoci, che ha del surreale.
Magari arriva alle 19 la sentenza. E io che faccio? Salgo sui Giardini presidenziali e vado a brindare alla salute di Giorgio Napolitano, che magari me lo ritrovo lì tra gli invitati eccellenti? Cin cin per il bis della condanna o calici in alto per l’assoluzione?
Un suggerimento al successore di Re Giorgio, Sergio Mattarella: azzeri gli stipendi al Quirinale, riconsideri funzioni e ruoli. Gaffe come queste non meritano di essere retribuite con i soldi degli italiani. Almeno questo, visto che ci tocca già pagare i processi per le critiche al potere e che la politica tace sullo scandalo rappresentato dalla persecuzione imposta da Giorgio Napolitano.
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