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Tonia Mastrobuoni per “la Stampa”
Se salta Schengen, salta l' euro. In parole semplici, è questo il concetto espresso da Angela Merkel nei giorni scorsi durante un convegno a Magonza. «L' euro e la libertà di movimento attraverso i confini sono strettamente legati», ha spiegato la cancelliera. Dunque, «nessuno può illudersi di mantenere una moneta comune senza garantire un modo semplice di attraversare i confini».
Ma secondo un' autorevole fonte governativa tedesca, la Germania non ha affatto rinunciato all' idea di usare «l' atomica» della chiusura delle frontiere, alla luce delle miriadi di inadempienze sui rifugiati dei partner europei - non solo al di là della Oder, ma anche al di là delle Alpi e dei Balcani. E per evitare un' implosione economica, la mini-Schengen che i tedeschi hanno in testa includerebbe comunque un nocciolo di Paesi forti dell' area euro.
il centro profughi di amburgo bergedorf
Il progetto di una mini-Schengen, con un ripristino dei controlli ai confini che includerebbe Belgio, Lussemburgo, Olanda, Austria, Francia e Germania, era affiorato a dicembre, ispirato dagli olandesi e ufficializzato dal capo della cancelleria, Peter Altmaier, che aveva anche battezzato il gruppo: «coalition of the willings», coalizione dei volenterosi. L'Italia ne sarebbe esclusa. Poi il piano era sparito dai tavoli, riassorbito dalle emergenze terrorismo, persino parzialmente smentito. Ma in questi giorni a Berlino si torna prepotentemente a parlare di «coalizione dei volenterosi», ai piani alti del governo.
protesta contro merkel degli anti musulmani di pegida
Sintetizza la fonte: «L' ho detto anche agli amici polacchi: Schengen serve a tutti. Se domani vi ritrovate una valanga di profughi ucraini in casa e noi chiudiamo le frontiere, che fate?». Ma a Berlino il malumore non riguarda solo il comportamento del blocco dei Paesi dell' Est che frena sul riassorbimento delle quote di profughi e si compiace delle proprie involuzioni illiberali e autocratiche quando non barbariche - nei giorni scorsi il premier ceco ha paragonato i rifugiati alle esondazioni.
rissa a bergedorf amburgo tra polizia e profughi
L' irritazione riguarda anche la Grecia e l' Italia, accusate di non fare gli hot spot e di chiudere da tempo un occhio sia sugli ingressi sia sulle registrazioni delle impronte digitali. «Troppo comodo fare i generosi o i leader "di sinistra" quando sai di essere un Paese di transito», sintetizza una fonte parlamentare. Ma è l'umore prevalente nella Grande coalizione, nei confronti di Italia e Grecia.
Oltretutto, il 2016 non è un anno qualsiasi, per Angela Merkel. Ed è iniziato, notoriamente, con i peggiori auspici. Accolti un milione e centomila profughi nel 2015, concessa agli avversari di partito la promessa di una riduzione degli arrivi, la cancelliera si prepara ad un anno elettorale - sono cinque gli appuntamenti per il rinnovo dei governi nei Land - con cattivissime premesse.
rissa tra migranti e polizia al centro profughi di suhl in germania
I sondaggi danno il suo partito in cantina, gli anti immigrati dell' Afd sono col vento in poppa e l'Ue sta reagendo troppo lentamente alle pressioni della Germania per garantire un rallentamento dei flussi e un rapido accordo con la Turchia. Senza l' aiuto dei vicini, Berlino minaccia di ispessire i confini. Le conseguenze sarebbero catastrofiche anzitutto per noi.
rissa tra profughi e polizia a suhl in germania
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