
DAGOREPORT - LE “DUE STAFFE” NON REGGONO PIÙ. IL CAMALEONTISMO DI GIORGIA MELONI NON PUÒ PIÙ…
Carmelo Lopapa per “la Repubblica”
L’ultimo assalto al fortino, i più intimi lo hanno portato in questi giorni. Al tavolo da pranzo di casa Berlusconi, Fedele Confalonieri, Gianni Letta e Nicolò Ghedini sono tornati alla carica: «Silvio non puoi andare oltre, i sondaggi sono in caduta, il partito allo sbando, ma che te ne fai di Forza Italia al 10 per cento? Non conviene neanche alle aziende questa guerra a Renzi». Il Cavaliere, raccontano, resta turbato. Ribatte che lui non può «lasciare campo libero a Matteo Salvini», non può essere lui il candidato premier, occorre prima trovare il “moderato” che possa guidare il centrodestra.
Ma i dubbi lo assalgono. Ha spiazzato perfino i fedelissimi la notizia del sondaggio di dicembre per testare Fi al fianco di Renzi e delle sue riforme. Risultato: il partito crollerebbe al 5, ma col voto contrario di martedì prossimo al Senato lo stesso sondaggio non riconosce più del 10. L’indiscrezione di un incontro segreto Berlusconi-Verdini nelle ultime 48 ore a Roma è smentita ufficialmente da entrambi i fronti. Di certo, l’assemblea coi gruppi di mercoledì ha sortito l’effetto di un rompete le righe («Potrei essere alle Bermuda», «Scusate ma tra poco ho il Milan»).
berlusconi e salvini allo stadio per milan atalanta 9
Così, tra i fedelissimi è scattata la corsa disperata al si salvi chi può. Per oggi a pranzo Antonio Tajani ha convocato una decina di parlamentari a Roma per una riunione «ristretta» per decidere dove riparare. Martedì al ristorante Archimede sempre a Roma hanno pranzato Paolo Romani, Mariastella Gelmini e Maurizio Gasparri, con lo stesso interrogativo: lombardi e ex An stanno provato a serrare il blocco della “vecchia guardia”.
Poche ore dopo, martedì sera, in un altro ristorante, una decina di senatori e “nuovi dirigenti” che si riconoscono nell’ex campione olimpico Marco Marin, coordinatore veneto. E in questo scenario c’è chi, come i big Giovanni Toti e Mara Carfagna lavorano sulle primarie.
SILVIO BERLUSCONI E GUIDO BERTOLASO FOTO LAPRESSE
Il fatto è che il leader che quest’anno veleggia verso gli 80, resiste ancora nel fortino. L’ultimo colpo assestato è di queste ore: avrebbe quasi convinto Guido Bertolaso, ex sottosegretario e capo della protezione civile, ad accettare la candidatura a Roma. Sarebbe lui il «super candidato col quale, se accetta, vinciamo», annunciato due giorni fa ai parlamentari. Chiunque, pur di mettere fuori gioco Giorgia Meloni.
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