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Alberto Flores D’Arcais per “la Repubblica”
Abu Mazen si è dimesso, da ieri sera non è più il capo dei palestinesi. Mahmoud Abbas ( questo il vero nome del leader dell’Olp) ha deciso di fare un passo indietro per forzare il comitato esecutivo dell’organizzazione fondata da Yasser Arafat a nuove elezioni interne.
Non è una mossa inaspettata, la notizia era trapelata già il 19 agosto scorso, quando - attraverso media libanesi (ripresi da quelli di Israele) - lo stesso Abu Mazen aveva fatto filtrare di essere pronto a lasciare il gruppo dirigente dell’Olp, nel tentativo di fermare “il frazionismo e le rivalità” che stanno sgretolando il principale movimento politico palestinese.
Le dimissioni non cambiano invece nulla per quanto riguarda l’Autorità palestinese, il governo che guida, sia pure tra mille difficoltà, i Territori della Cisgiordania. Abbas resta a tutti gli effetti il presidente dell’Autorità, l’uomo che (almeno in teoria) dovrebbe portare il popolo palestinese ad avere un proprio Stato, leader riconosciuto come tale dai paesi occidentali, dalle Nazioni Unite e dallo stesso Israele.
Perché le dimissioni dalla leadership dell’Olp allora? Da tempo Abu Mazen, nato a Safed (la città dei “cabalisti” in Alta Galilea quando si trovava sotto il mandato britannico) formatosi nella Mosca sovietica (si è laureato all’università Patrice Lumumba con una tesi su “Le relazioni segrete tra nazismo e sionismo”) è in difficoltà anche all’interno del proprio partito (Fatah), il principale gruppo dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina.
È solo di pochi giorni fa l’ennesima accusa di corruzione che ha investito i dirigenti dell’Olp, soldi (e donazioni europee) destinati a migliorare la vita dei palestinesi di Cisgiordania e finiti invece in appartamenti (e non solo) di lusso dei vari capi e capetti locali. Con l’aggravante - per Abbas - che questa volta lo scandalo ha toccato direttamente (è coinvolto il figlio) il presidente palestinese.
papa francesco riceve abu mazen shimon peres e fouad twal 7
La corruzione c’è sempre stata, era molto diffusa anche ai tempi di Arafat. Ma il fondatore dell’Olp - che ha spesso anteposto le ricchezze personali alle necessità del proprio popolo era troppo carismatico per essere toccato. Abu Mazen ha resistito dieci anni, ma negli ultimi tempi la fronda contro di lui è diventata sempre più forte, anche perché, oltre alla corruzione, il leader palestinese non è riuscito a ottenere molto sul piano politico-diplomatico e si porta appresso il “peccato” di aver perso Gaza a favore dei rivali di Hamas.
papa francesco riceve abu mazen shimon peres e fouad twal 4
Con le sue dimissioni e con quelle di oltre metà del comitato esecutivo dell’Olp (gli uomini a lui più fedeli) Abu Mazen tenta il tutto per tutto per imporre un suo delfino (lui ha 80 anni).
Prima mossa la inevitabile convocazione del Consiglio Nazionale (il parlamento palestinese) che dovrebbero riunirsi dopo quasi vent’anni che non accadeva- entro un mese e l’elezione di un nuovo Comitato esecutivo. L’unico organismo abilitato a prendere decisioni che riguardano i palestinesi.
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