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Giampiero Mughini per Dagospia
Caro Dago, c'è niente da dire su codesto affare del piano-fantasma di riduzione delle tasse promesso da Matteo Renzi: talmente evidente che non se ne farà nulla con quello che abbiamo di debito pubblico e di anoressia in fatto di crescita produttiva ed economica.
Aggiungo che io, pur proprietario di un attico, sono contrario all'abolizione di una qualche tassazione sulla prima casa, come del resto avviene in Paesi meno fiscalmente invasivi del nostro. Se hai il 134 per cento di debito pubblico da consegnare a figli e nipoti, qualcosa del "patrimonio" di tutti va pur tassato.
Detto questo la cosa più interessante della discussione accesa dalle pie intenzioni renziane è la reazione feroce dei militanti del "partito delle tasse", talmente numerosi e ardenti nel suo Pd. La loro è stata una sequela di dichiarazioni indignate contro la sola idea che ai proprietari di "attici", quorum ego, venisse ridotta l'imposizione fiscale.
Ma come, ha sentenziato Guglielmo Epifani, ridurre le imposte ai "ricchi" e tenendo presente che le tasse in Italia le pagano solo i lavoratori dipendenti? No, caro Epifani, non è così. In Italia il 4 per cento dei contribuenti paga il 26 per cento dell'imposizione fiscale complessiva, e io mi onoro di far parte di quel 4 per cento. di cui fanno parte contribuenti a stipendio e contribuenti a partita Iva. Gli uni e gli altri contribuenti onesti, e ci mancherebbe altro che non lo fossimo.
Ma torniamo all'attico. Qui la fanfaronata più grossa l'ha sparata Stefano Fassina appena uscito dal Pd. Ci mancherebbe che riducessimo le tasse ai proprietari degli attici mentre un milione e seicentomila bambini soffrono la fame, così ha detto il prode Fassina. Da cui si evince che c'è un nesso diretto tra chi ha un attico e chi vive nell'indigenza più nera. Ciò che è una pura e semplice cialtronata.
Quando comprai l'appartamento che fa mia prima casa ho pagato tutte le imposte del caso, tutte le fatture del caso, tutti i bolli del caso, tutta l'IVA del caso; ho fatto lavorare elettricisti, falegnami, artigiani del metallo, lavoratori domestici; ho fatturato tutto, ho creato redditi, ho fatto mangiare le famiglie di chi lavorava per me. Non ho affamato bambini, quello proprio no. E con tutto questo la voglio pagare la tassa sulla prima casa. Perché me lo impone la mia coscienza di cittadino della Repubblica. Non certo perché Fassina e Epifani mi rompono i coglioni.
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