RE NAPOLITANO PROTEGGE MONTI DALLE TRAPPOLE SULLE LIBERALIZZAZIONI DEL PDL, IL PARTITO PIÙ COLPITO DAL DECRETO - BELLA NAPOLI PUO’ PERCHE’, PER FARLO SLOGGIARE DA PALAZZO CHIGI, HA DATO A BERLUSCONI UN SALVACONDOTTO GIUDIZIARIO, POLITICO (PASSERA-CATRICALA’) ED ECONOMICO (MEDIASET) - MA IL PDL E’ IN FIBRILLAZIONE: È ARRIVATO AL 22%, DALLO STRATOSFERICO 37,4% DEL 2008 - VERDINI: “DI QUESTO PASSO TRA UN ANNO SAREMO AL 15%”, E INSISTE PER AFFONDARE IL GOVERNO. MA IL PATONZA NON PUÒ…

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Amedeo La Mattina per "La Stampa"

Monti è pronto a varare quella che Linda Lanzillotta, dopo l'incontro del Terzo Polo con il sottosegretario Catricalà, ha definito «la vera prima rivoluzione liberale in Italia: quella che doveva fare Berlusconi e non è stato in grado di fare». Ora però il governo dovrà attraversare il terreno minato del Parlamento dove le lobby delle professioni, avvocati e commercialisti in testa, sono forti, e agguerrite; proprio quelle lobby, oltre i tassisti, che trovano robuste sponde nel Pdl e che verranno colpite dalle liberalizzazioni.

Non è un caso che ieri il segretario del Popolo delle libertà Alfano abbia avvertito il premier che «per liberalizzare non occorre uccidere le professioni». Con un avvertimento: «Il governo ha il dovere di presentare delle proposte e noi abbiamo il diritto-dovere di presentare le nostre. L'esecutivo propone, il Parlamento ratifica, ma senza un obbligo evangelico. Non siamo a caccia di pretesti per mettere in difficoltà Monti, né per farlo cadere, ma speriamo che il governo recepisca la nostra visione».

Al ministero per i Rapporti con il Parlamento spiegano che qualche ritocco si potrà sempre fare, ma di levare tasselli non sarà possibile. La sensazione netta è che Berlusconi e Alfano dovranno ancora una volta bere l'amaro calice, come è accaduto con il decreto «salva-Italia» fatto essenzialmente di tasse per stabilizzare il debito pubblico e votato dal Pdl, facendo perdere a questo partito una grande quantità di consensi.

A Palazzo Grazioli in questi giorni sono arrivati sondaggi che lo danno al 22%, dallo stratosferico 37,4% del 2008: e ancora non vedono la fine della discesa, al punto che viene calcolata una perdita media dello 0,3% alla settimana. «Di questo passo tra un anno se ci va bene arriveremo al 15%», è sbottato Denis Verdini che insiste con il Cavaliere per staccare la fatidica spina al governo. E non è il solo, ma l'ex premier non può, non vuole e non ne ha la forza.

Che il terreno sia minato, Monti ne è consapevole, ma è determinato ad andare avanti e non crede che alla fine nel Pdl prevarrà la linea dei falchi. Ha le spalle coperte dal capo dello Stato al quale ieri il presidente del Consiglio è andato ad illustrare i provvedimenti che verranno varati oggi dal governo. «Ripristinando così - dicono nel Pd una prassi preberlusconiana, visto che è il capo dello Stato a dover firmare i decreti».

Napolitano ha dato il via libera e pieno sostegno a Monti per l'attraversata del Parlamento. Ha gradito moltissimo che il premier si sia presentato al Quirinale con una serie di sottosegretari competenti in materia, coloro che scrivono le formulazioni tecnicogiuridiche. Il capo dello Stato ha ascoltato con attenzione e alla fine pare si sia alzato dalla poltrona soddisfatto.

Il presidente della Repubblica apprezza il lavoro che il premier sta facendo in Europa, il suo insistere sulla crescita e non solo sul rigore voluto dalla Merkel; e sul metodo comunitario di affrontare le questioni. Una tela diplomatica che in questi giorni è passata per Londra dove ha visto Cameron e ha rassicurato la City. E ieri è stato fatto un altro passaggio importante in vista dei prossimi appuntamenti europei, con l'incontro a Palazzo Chigi con il premier polacco Tusk.

Anche di questo scenario internazionale sembra che ieri si sia parlato al Quirinale. Per Napolitano la credibilità dell'Italia sui mercati e la stabilità del debito pubblico passa anche attraverso le liberalizzazioni: sono il secondo biglietto da visita che Monti potrà portare al vertice europeo del 30 gennaio. Potrà continuare a dire che gli italiani non chiedono niente alla Germania e a quei Paesi che ancora nutrono qualche dubbio sul nostro conto: noi pensiamo a fare i compiti a casa nostra, ma la Merkel dovrà cambiare rotta.

Ora però Monti dovrà affrontare il terreno minato del Parlamento italiano. A Palazzo Chigi, negli incontri che si sono svolti ieri con alcune delegazioni dei gruppi, il governo è apparso sereno, niente affatto preoccupato di fronte alle critiche che inevitabilmente pioveranno. Del resto, ha spiegato il sottosegretario Catricalà, le liberalizzazioni riguardano tutte le categorie professionali, tutti i settori economici. E' una spinta alla modernizzazione, un cambio di passo anche culturale, un aiuto ai giovani. «E poi - ha sottolineato il sottosegretario - non stiamo facendo altro che applicare le indicazioni che ci vengono da Bruxelles».

 

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