
DAGOREPORT – IL GOVERNO RECAPITA UN BEL MESSAGGIO A UNICREDIT: LA VALUTAZIONE DELL’INSOSTENIBILE…
Carlo Bonini per La Repubblica
Nel Mondo di Mezzo di cui è il riconosciuto Signore, Massimo Carminati ha la sua ombra. Un uomo classe ’44, un “Kaiser Soze” di 70 anni già anello di congiunzione tra la Banda della Magliana e Cosa Nostra, di cui è plenipotenziario a Roma. Immune all’usura del tempo e alla giustizia penale da sempre, che di sé dice «so’ il boss dei boss», e al cui cospetto la città si genuflette o trema: Ernesto Diotallevi.
Ed è catturando le sue confidenze, i suoi ordini, che le cimici del Ros dei carabinieri tirano un altro significativo filo di questa storia. Che porta di nuovo allo studio legale incaricato di sigillare i silenzi di Riccardo Mancini e i segreti della maxi-tangente da 650mila euro destinata a un misterioso onorevole, alle elezioni per il sindaco di Fiumicino, che, come Roma, doveva diventare Cosa Loro, a una centrale dell’intossicazione e dossieraggio. Con ordine, dunque.
L’AVVOCATO DI MANCINI
Diotallevi ha battezzato un avvocato che è, insieme, punto di riferimento di Massimo Carminati, Michele Senese (plenipotenziario della Camorra a Roma), Riccardo Mancini (protesi e tasca di Alemanno), Giovanni “Giovannone” De Carlo, astro nascente su cui Diotallevi scommette per la sua successione, e Fabrizio Testa, “facilitatore” di Carminati con la pubblica amministrazione.
E quell’avvocato è proprio quel Pierpaolo Dell’Anno il cui studio di via Nicotera diventa la cabina di regia di silenzi e dissimulazione quando Mancini viene arrestato e il segreto della maxi-tangente Breda sembra dover crollare.
L’appartemento di Diotallevi sequestrato a Fontana di Trevi
Dell’Anno è a tal punto in balia di Diotallevi che, conversando con De Carlo, la definizione è lapidaria: «L’abbiamo inventato noi. Perché non contava un cazzo». Ora, al contrario, quel “ragazzo” figlio dell’ex consigliere di Cassazione Paolino Dell’Anno (“devoto” di Claudio Vitalone e già nel collegio del giudice ammazzasentenze Corrado Carnevale) conta. E dunque, deve fare quello che gli viene ordinato.
Da Diotallevi, da Carminati, da Senese, da De Carlo. «Sta sotto la cappella», soprattutto «di Michele» (Senese ndr.), chiosa Diotallevi conversando con i figli Leonardo e Mario, che - come documentano alcune foto contenute in un anonimo agli atti dell’inchiesta - crescono alla scuola del padre. Annodando relazioni con un tipo come Stefano Ricucci o la trentaduenne deputata e avvocato di Forza Italia Annagrazia Calabria, già coordinatrice nel Lazio di “Azzurro donna”.
Giovanni De Carlo spinge il passeggino di Belen Rodriguez belen
Ebbene, Diotallevi, come del resto anche Giovanni De Carlo sembrano molto interessati a quali mosse siano necessarie con l’arresto di Mancini. Al punto che il vecchio boss scommette: «Vedrai che ora Giovanni (De Carlo ndr.) gli dirà di mollarlo», di abbandonarne la difesa e «de manna’ affanculo anche Massimo (Carminati ndr.)».
STEFANO DE MARTINO - GIOVANNI DE CARLO - BELEN
Perché? Le intercettazioni non offrono una risposta. Ma in qualche modo si conferma che nella partita della corruzione politica entrino anche Diotallevi, De Carlo, Senese. Le “altre Mafie”. Che nel domino dei tre Mondi davvero tutto si mischi.
CANDIDATO DI MALAVITA
Non fosse altro perché le opportunità sono molte. Come la conquista del comune di Fiumicino, “Il Porto di Roma”, 81mila anime, dove, nella primavera 2013, si sfidano il candidato del Pd Esterino Montino (già vice di Marrazzo in Regione e quindi capogruppo negli anni della Polverini e di Fiorito) e quello Pdl Mauro Gonnelli, l’uomo su cui scommette Diotallevi: «A noi ce interessa che questo qua diventa sindaco. Se ce diventa, sai come piottamo (corriamo ndr.)? Fallo diventa’ sindaco e compramo quella proprietà là. E sai che ce famo? Un grattacielo. C’è da arricchisse».
GIOVANNI DE CARLO - MATTEO CALVIO
Per agganciare e “battezzare” Gonnelli, Ernesto Diotallevi muove un maresciallo capo della Finanza a Fiumicino, Giuseppe Volpe, un tipo che dice essere «a disposizione». E per ammaestrarlo si affida al figlio Mario, cui spiega il contegno da tenere con “il candidato”: «Nun esse’ acido. Anche perché quello (Gonnelli ndr.) è un mitomane, impiastrato de’ malavita ». Mario concorda: «E’ talmente impiastrato de’ malavita che te sei la divinità per questo».
La campagna elettorale di Gonnelli ha in cima all’agenda la «lotta alla criminalità» e «la sicurezza dei cittadini» con la promessa di «installare telecamere per la sorveglianza nei 13 centri urbani che formano il Comune di Fiumicino». E sembra destinata a un trionfo. Anche perché, dopo il primo turno, il vantaggio su Esterino Montino è di 3.600 voti, l’11%. Poi, al ballottaggio, accade evidentemente qualcosa, che ha qualcosa di matematicamente curioso. Gonnelli perde 2.500 voti. Montino ne guadagna 2.200. Montino è sindaco.
LA P3, I “CAMILLIANI” E I DOSSIER
MAFIA CAPITALE - MONDO DI MEZZO
Per la verità, non è il solo Gonnelli a essere rapito dal fascino di Diotallevi. Il vecchio boss, conversando con il figlio, sostiene di avere in mano tale “Paolo”, «un colonnello della Finanza» in carico ai Servizi, «in procinto di passare alla Sicurezza Vaticana». In realtà - come accerta il Ros - si tratta di Paolo Oliverio. Un tipo che di mestiere fa il commercialista, traffica con l’ordine dei Camilliani, e che ha come clienti, tra gli altri, uomini della P3 e che verrà arrestato dalla Finanza nel gennaio scorso.
Mettendogli le manette, il Gico scoprirà che custodisce un archivio capace di «esercitare un forte condizionamento della pubblica amministrazione attraverso ricatti, dossieraggio e finanziamento illecito della politica, grazie alla partecipazione nelle attività criminali di esponenti dell’Ndrangheta, della Banda della Magliana, di logge coperte e autorevoli prelati». Ancora una volta, il Mondo di Mezzo, appunto.
2. GLI AFFARI DEL VECCHIO BOSS ALLEATO DI CARMINATI
Fulvio Fiano - Ilaria Sacchettoni per Corriere della Sera
STEFANO RICUCCI E GIAMPI TARANTINI CHIAMATO IL TARANTOLA DA RICUCCI
Stregato dalle avanguardie, il boss andava in cerca di tele e opere prime. Una passionaccia alimentata con metodi mafiosi, secondo l’inchiesta. La leggendaria raccolta di Sante Monachesi, Giacomo Balla, Mario Schifano (compresa la famosa icona della Coca Cola) posseduta da Ernesto Diotallevi, l’amico di Massimo Carminati, era stata sequestrata a dicembre 2013. Ma solo ora è stato possibile ricostruirne la vera genesi.
STEFANO RICUCCI E GIAMPI TARANTINI CHIAMATO IL TARANTOLA DA RICUCCI
I FIGLI E RICUCCI
La collezione si arricchiva attraverso una serie di truffe alle quali prendevano parte i figli del boss, Leonardo e Mario, la «facciata pulita nell’ambito della strategia d’impresa (di Diotallevi ndr )», scrivono i Ros. I due adescavano collezionisti, professionisti e figli di famiglie ricche nei circoli e locali alla moda proponendosi per l’acquisto di quadri, gioielli e preziosi. Quindi firmavano cambiali che, all’atto del rogito, venivano sostituite da una valigetta di banconote false. Chi ha venduto se ne accorge troppo tardi e casomai pensi di denunciare c’è il giovane Diotallevi (Leonardo, indagato) a fargli cambiare idea: «Sai chi è mio padre? Cercalo su internet».
STEFANO RICUCCI CON GRANDE GNOCCA CRISTINA DEL BASSO
Il fratello Mario cena con Stefano Ricucci, l’immobiliarista già coinvolto nello scandalo Bnl Unipol: secondo l’inchiesta Ricucci acquista «a prezzo di vantaggio, gli oggetti e gli immobili, bottino del clan».
LA DEPUTATA DEL PDL
Ma dalle intercettazioni a carico di Diotallevi e dei figli, a tempo pieno dediti anche all’usura e al gioco d’azzardo, affiorano relazioni dalla politica alle forze dell’ordine, passando per massoneria e servizi segreti. Sempre Mario si fa vedere in giro con Annagrazia Calabria, deputata del Pdl da due legislature, figlia dell’ex direttore finanziario di Finmeccanica, Luigi Calabria.
ANNAGRAZIA CALABRIA BERLUSCONI ALL'INCONTRO CON I GIOVANI DI FORZA ITALIA
Forti del nome che portano, i figli del boss contano sull’appoggio dell’ex pdl candidato sindaco di Fiumicino, Mauro Gonnelli: «È talmente impiastrato di malavita che te sei una divinità per questo», dice Mario al padre.
E Diotallevi rilancia: «Se diventa sindaco sai come piottamo. Me metto col fiato sul collo. C’è da arricchisse».
ASPIRANTE MASSONE
Nell’agendina dei due fratelli ci sono anche esponenti delle forze dell’ordine. Con Gonnelli, la famiglia Diotallevi era sicura di aver «agganciato» anche il maresciallo della Finanza, Giuseppe Volpe. Su Roma, invece, lavoravano alla assegnazione di uno dei «Punti verde qualità» del Comune tramite il funzionario del Campidoglio Massimo Dolce, già indagato per la vicenda.
«Mario Diotallevi — scrive ancora il Ros — è apparso il più attivo nella ricerca dei contatti nel mondo della massoneria e degli appartenenti del mondo dei servizi segreti che potessero avvantaggiarlo nella sua attività di faccendiere». Avvicina Alfredo Di Prinzio, esoterista italoargentino, al quale chiede di «intercedere per una sua affiliazione» al Grande Oriente d’Italia.
franco giuseppucci Messaggero1980
Progetto fallito per un carico nella fedina penale (resistenza a un pubblico ufficiale) di Diotallevi jr. Rapporti veri o millantati emergono con «Paolo, colonnello della Finanza» e «futuro capo della sicurezza in Vaticano», e con Fabio Carignola «uomo della polizia e dei Servizi». Fino a tale «Giuseppe della Cia», che propone «biglietti da un milione di dollari». Il padre avverte: «Me pare ‘na bufala».
Franco Giuseppucci detto Er Negro
Agli atti anche la dichiarazione del pentito Salvatore Cancemi (1994) sui legami con Cosa nostra: «Diotallevi era compare di Calò... suo pupillo... fu “combinato” da Calò». Anche se il boss ora si sente vecchio: «Me so rotto er c... me sento pure preso per il culo... me sento un vecchio», confessa al figlio.
«CARMINATI NEI SERVIZI»
Due ex poliziotti, Gaetano Pascale e Piero Fierro, confermano i contatti tra la banda e i Servizi a cui fanno cenno i pm: «C’erano due figure al soldo e permanentemente ingaggiati dai servizi segreti — dicono a SkyTg24 —, Carmine Fasciani e Massimo Carminati, e questa era una situazione che sapevano in tanti. Uomini dei servizi segreti che gestivano, o meglio consentivano a questi figuri di lavorare in maniera indisturbata pur di dare in cambio determinate informazioni. Questo era il sistema».
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