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Luigi Ferrarella per il "Corriere della Sera"
Comincia ieri la requisitoria del processo Mediatrade a Fedele Confalonieri e Pier Silvio Berlusconi per frode fiscale sui diritti tv 2002-2005, con il produttore Frank Agrama e l'ex dirigente Daniele Lorenzano, e subito il pm Sergio Spadaro non si nasconde dietro un dito ma affronta la questione che aleggia sull'udienza: il rapporto tra il proscioglimento già in udienza preliminare nel 2010 di Silvio Berlusconi in questo processo e la condanna, invece, nel 2013 dell'ex premier nel processo Mediaset relativo allo stesso meccanismo dei diritti tv ma per anni sino al 1998.
«In questo dibattimento Mediatrade non c'è più un ruolo processualmente rilevante di Silvio Berlusconi e questa decisione, pur non condivisa dalla Procura, esiste, resta e non viene da noi pm messa in discussione» chiarisce Spadaro.
«Ma la figura di Berlusconi mantiene un'importanza anche nel processo Mediatrade», perché «non era un quisque de populo , ma l'organizzatore, come stabilito dalla Cassazione nella sentenza Mediaset, di un colossale sistema di frode fiscale fino al 1998, cioè della storia criminale e illecita del comparto riservato di società estere del gruppo di cui le vicende 2002-2005 degli imputati di questo processo sono l'epilogo.
E se per i fatti successivi il ruolo di Berlusconi è stato ritenuto non rilevante processualmente, il suo ruolo fondamentale fino a un giorno prima dei fatti oggetto di questo processo permette ad esempio - secondo il pm - di spiegare qui certi atteggiamenti estorsivi di Agrama, certe pressioni di Lorenzano, e anche l'ostentata ignoranza del figlio di Berlusconi che dice di non sapere niente: cosa alla quale noi crediamo solo fino a un certo punto», perché se «posso pensare che il figlio Pier Silvio non sapesse negli anni 90 di questo sistema, non posso pensare che non ne fosse informato negli anni 2000».
In attesa che il collega Fabio De Pasquale concluda il 22 maggio, il pm Spadaro ieri aggiunge che «noi non abbiamo preso e riproposto qui come pacchetto chiuso la sentenza di condanna Mediaset, come pure avremmo potuto fare in base alle norme, ma l'abbiamo offerto alla rivisitazione anche critica dell'istruttoria Mediatrade», convinti che là ci siano «alcuni macigni probatori che valgono anche qui come premessa storica e logica» delle condotte ora addebitate al presidente Mediaset, Confalonieri, e al vicepresidente Pier Silvio Berlusconi.
Nel dibattimento Mediatrade, ad avviso del pm, «gli elementi di maggior forza sono il carteggio dell'allora presidente Fininvest Aldo Bonomo, le dichiarazioni del manager Roberto Pace e la ricostruzione dei pagamenti in nero di Agrama ad alcuni dirigenti dell'ufficio acquisti» del Biscione, che per il pm «non possono essere la "cresta" di personale infedele» (come prospettato dalla difesa), «ma sono parte del denaro sottratto a Fininvest e ridistribuito a tutti i coinvolti».
E soprattutto, «elemento più importante di tutti, in questo processo - dice il pm - abbiamo il profitto del reato, la refurtiva, il maltolto», e cioè i 100 milioni di euro sequestrati nel 2005 in Svizzera sui conti di Agrama della sua Wiltshire Trading di Hong Kong: un congelamento operato nel presupposto accusatorio che i soldi siano non il frutto di una colossale «cresta» di un Agrama saccheggiatore delle casse di Mediaset, quanto il portafoglio accantonato da un Agrama «socio occulto» di Silvio Berlusconi.
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