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NICOLAS MADURO O PABLO ESCOBAR? – IL PRETESTO PER CATTURARE IL DITTATORELLO VENEZUELANO È STATO IL SUO PRESUNTO RUOLO DI NARCOTRAFFICANTE. LE ACCUSE NEI SUOI CONFRONTI SONO QUATTRO: LA PIÙ GRAVE È “COSPIRAZIONE DI NARCO-TERRORISMO”, CIOÈ AVER COSPIRATO PER TRAFFICARE “MIGLIAIA DI TONNELLATE” DI COCAINA NEGLI USA, TRAMITE UNA RETE CHE VA DALLE FARC COLOMBIANE ALLA GANG TREN DE ARAGUA FINO AI CARTELLI MESSICANI. AVER AFFAMATO UN POPOLO, TRUCCATO LE ELEZIONI, STUPRATO E TORTURATO GLI OPPOSITORI NON BASTAVA PER COSTRUIRE UN PROCESSO SOLIDO...
MADURO INCATENATO IN AULA "INNOCENTE, MI HANNO RAPITO SONO PRIGIONIERO DI GUERRA"
Estratto dell’articolo di Paolo Mastrolilli per “la Repubblica”
Mezzogiorno è passato da poco, quando il giudice Alvin Hellerstein domanda: «Nicolás Maduro Moros, come si dichiara?». Quello che fino a sabato era il dittatore intoccabile del Venezuela, ma adesso veste l'arancione dei detenuti, si alza con gestualità pesante dalla sua sedia e risponde: «Sono innocente. Io non sono colpevole. Sono un uomo per bene. E sono ancora il presidente costituzionale del mio paese».
Poco dopo, uscendo dall'aula del tribunale di Manhattan dove si giocherà il suo destino, ma forse anche quello della nuova dottrina interventista e predatoria di Donald Trump, lancia la sfida: «Sono un prigioniero di guerra».
[...] Verso le undici e mezza ci fanno salire nell'aula dove le telecamere a circuito chiuso riprendono la scena della prima audizione. Alle dodici in punto Maduro entra da una porta laterale, senza manette ma con i piedi incatenati. Pantaloni beige e la maglietta arancione, sotto a una maglia blu. Lo difendono gli avvocati David Wikstrom e Barry Pollack, che aveva assistito Julian Assange.
Subito dietro la moglie Cilia Flores, rappresentata da Mark Donnelly. Quando Hellerstein gli chiede di confermare l'identità, Nicolas cerca di farne un comizio: «Sono il presidente costituzionale della repubblica bolivariana del Venezuela. Sono stato sequestrato in casa mia con un'operazione militare, mi considero prigioniero di guerra e mi appello alle convenzioni di Ginevra e Vienna».
Nonostante i suoi 92 anni Hellerstein, nominato da Bill Clinton, risponde veloce: «Avremo tempo per questo. Ora mi serve solo l'identità». Stessa storia con Cilia, che si presenta come «primera dama del Venezuela». Maduro prende appunti e chiede di poterli conservare. Permesso accordato.
Il giudice legge i quattro capi d'accusa: cospirazione per produrre e distribuire sostanze stupefacenti, a vantaggio di un'organizzazione terroristica; traffico di cocaina negli Usa; uso di mitra e bombe in violazione delle leggi americane. «Innocenti», rispondono i due imputati, anche se non hanno ancora letto l'intera incriminazione.
Il giudice riassume i loro diritti, gli avvocati rinunciano a chiedere il rilascio su cauzione, per ora. Nicolás però ha bisogno di assistenza medica, mentre Cilia ha una costola fratturata, effetto del «rapimento». La seduta procedurale si chiude alle 12 e 32 minuti, con l'impegno a ritrovarsi il 17 marzo, forse per stabilire il calendario del processo.
Fuori dal tribunale sono arrivati manifestanti dei due schieramenti, che si fronteggiano: "Stop alla guerra illegale contro il Venezuela", recita un cartello; "Maduro dittatore criminale", un altro. Solo un terzo degli americani, secondo Reuters, ha approvato il raid. Giusto per ricordare che questo sarà un processo politico, prima che legale.
LE ACCUSE IN 25 PAGINE DALLE TANGENTI AL NARCOTERRORISMO
Estratto dell’articolo di Massimo Basile per “la Repubblica”
Dalle venticinque pagine dell'atto d'accusa nei confronti del deposto presidente del Venezuela e di altri cinque imputati, emerge il quadro di una famiglia di criminali. Il primo dei quattro capi d'imputazione è "Cospirazione di narco-terrorismo": è il più grave e riguarda Maduro e altri due imputati, l'attuale ministro dell'Interno Diosdado Cabello Rondón, e l'ex ministro Ramón Rodríguez Chacín.
I tre sono accusati di aver cospirato per portare «migliaia di tonnellate» di cocaina negli Stati Uniti, e tenuto in piedi una rete che includeva le Farc, i ribelli marxisti-leninisti colombiani, l'Esercito di liberazione nazionale, la gang Tren de Aragua, i cartelli messicani della droga di Sinaloa e del Nordest. Farc ed Eln sono considerate da Washington organizzazioni terroristiche dal '97, mentre le altre tre solo dal 2025. Questa forbice potrebbe lasciare spazio a dispute sulla retroattività delle accuse. In ogni caso, se dichiarato colpevole per questo reato, l'ex presidente rischia un minimo di pena obbligatoria di 20 anni.
Il secondo capo d'imputazione riguarda la "cospirazione per l'importazione di cocaina" negli Stati Uniti e riguarda tutti e sei gli imputati. La pena minima è di dieci anni. I capi tre e quattro sono legati al possesso di armi, tra cui mitragliatrici, e ordigni esplosivi.
Nell'atto d'accusa Maduro, 63 anni, è accusato di aver macchiato ogni suo ruolo pubblico ricoperto dal '99 al 2025, utilizzando i proventi del traffico per creare una rete di fedelissimi. Maduro avrebbe distribuito passaporti diplomatici ai narcotrafficanti e favorito, spacciandoli per missioni governative, l'arrivo in Venezuela di aerei carichi dei dollari legati alla vendita di droga dei cartelli messicani.
Cilia Adela Flores, 69 anni, [...] è accusata di aver accettato tangenti per facilitare incontri tra narcos e funzionari antidroga e ricevuto pagamenti legati al trasporto aereo di coca. [...]
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