PASSERA CHE PAROLAIO! - CHE FINE HANNO FATTO I DECRETI SULLO SBLOCCO DEI PAGAMENTI AI CREDITORI DELLO STATO? - IL BLUFF ELETTORALE DA 30 MILIARDI DI PASSERA ERA SENZA COPERTURA GIA’ AL MOMENTO DELLA PRESENTAZIONE IN POMPA E MAGNA - EMENDAMENTI, SUB-EMENDAMENTI, EMENDAMENTI AI SUBEMENDAMENTI: PASSERA HA DETTO SI’ A TUTTI TANTO SAPEVA GIA’ CHE NON SE NE SAREBBE FATTO NULLA - PAGARE I SOLI DEBITI DELLA SANITA’ SIGNIFICHEREBBE FAR FALLIRE LO STATO…

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Massimo Giannini per "Affari & Finanza - la Repubblica"

A suo modo, anche questo è un tuffo nella Prima Repubblica. Sembra di rivivere la scenetta del povero Massimo Troisi, che ironizza sulla storica intemerata televisiva di Sandro Pertini nel dopo-sisma in Irpinia: «Chi ha rubato i soldi dei terremotati?», chiedeva l'allora presidente della Repubblica, puntando il dito accusatore contro le telecamere. Dunque, oggi viene da chiedere: chi ha «rubato» i decreti sullo sblocco dei pagamenti alle imprese da parte della Pubblica Amministrazione?

Fin dal giorno di insediamento del nuovo governo, Corrado Passera aveva giustamente assunto un impegno formale: dobbiamo aggredire questa montagna, che vale tra i 60 e gli 80 miliardi, e cominciare a restituire alle imprese private questa enorme massa di pagamenti rinviati o congelati dallo Stato, al centro o in periferia. I tecnici si sono subito messi al lavoro, e hanno cominciato a studiare.

Tra una promessa e l'altra, siamo arrivati al 22 maggio scorso, quando a Palazzo Chigi sono stati approvati tra squilli di tromba ben quattro decreti legislativi, presentati in conferenza stampa dal presidente del Consiglio, dallo stesso ministro dello Sviluppo e dal non ancora promosso viceministro dell'Economia Vittorio Grilli. «Abbiamo dato finalmente una risposta a un problema che stava diventando veramente grave», ha detto Passera con sacrosanta soddisfazione.

«Possiamo realizzare un progressivo rientro dal debito commerciale accumulato dalla Pubblica Amministrazione, smaltendo uno stock di 20/30 miliardi già quest'anno»,
ha spiegato Grilli con legittimo orgoglio. «I ritardi nei pagamenti hanno messo in crisi tante aziende, a volte le più piccole e innovative, che ora hanno bisogno di liquidità e di un carburante capace di riaccendere il motore della produttività», ha chiosato Monti con enfasi solenne.

Sembrava la svolta tanto attesa. La bellezza di «20/30 miliardi già da quest'anno». Ben quattro decreti - come precisava il comunicato della Presidenza del Consiglio - di cui il primo «immediatamente operativo» (quello sulla certificazione dei crediti scaduti nei confronti delle Amministrazioni centrali) e il secondo da sottoporre rapidamente al parere della Conferenza Stato-Regioni (quello sulla certificazione dei crediti scaduti nei confronti degli enti locali).

Gli imprenditori, alla canna del gas per gli effetti della recessione e del credit crunch, già ricominciavano a respirare un po' d'ossigeno. Da allora sono passati due mesi, e di quei decreti (e quindi di quei pagamenti) si sono perse totalmente le tracce. Che fine hanno fatto? Il governo, se prende un impegno, deve onorarlo. Se non lo fa, non può sorprendersi se Squinzi e Camusso siglano il «patto di Serravalle».

 

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