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“IL CORTEO DI ASKATASUNA A TORINO? SONO RAGAZZI NON OMOLOGATI CHE RIFIUTANO QUEL MODELLO PERVERSO CHE PORTA, INEVITABILMENTE, ALLA GUERRA” - IL MATEMATICO PIERGIORGIO ODIFREDDI, CHE HA LA CAPACITA’ ALGEBRICA DI COLLOCARSI SEMPRE DALLA PARTE SBAGLIATA DELLA STORIA, DA’ I NUMERI DOPO GLI SCONTRI DI TORINO: “SONO FELICE DI VEDERE I GIOVANI PROTESTARE, POI CI SONO QUESTI GRUPPETTI VIOLENTI, MA CHI LI MANDA? MI SENTO CHIAMATO IN CAUSA DALLE PAROLE DELLA PROCURATRICE MUSTI CHE HA PARLATO DI UNA “AREA GRIGIA COLTA E BORGHESE” CHE GIUSTIFICA LA VIOLENZA? COLTO NON SO, PROBABILMENTE SÌ. POI CHI NON È BORGHESE ORA? CHIEDIAMOCI: SE C'È UN ANTAGONISMO, MENTRE L'ALTRA È ARMATA FINO AI DENTI, COME SI PUÒ MANIFESTARE E DISSENTIRE?"
@tg1rai Scene di guerriglia urbana a #Torino durante il corteo a sostegno del centro sociale #Askatasuna. Lanci di pietre e bombe carta contro gli agenti che hanno risposto con idranti e lacrimogeni. Un blindato della polizia è stato alle fiamme, a fuoco anche cassonetti. E ci sono già diversi feriti e i primi arresti. #Tg1 ? suono originale - Tg1Rai
Giulia Ricci per “la Stampa” - Estratti
«Colto lo spero, borghese non vorrei: la nostra ricchezza deriva da cinque secoli di colonialismo e stragi. E questi ragazzi rifiutano quel modello perverso che porta, inevitabilmente, alla guerra».
Così Piergiorgio Odifreddi, matematico e intellettuale, già docente di logica all'Università di Torino e alla Cornell University, risponde alle parole della procuratrice generale del Piemonte Lucia Musti.
Il giorno dopo il corteo di Askatasuna e la guerriglia, ci tiene a fare una distinzione: «Un conto è la manifestazione pacifica di migliaia di persone, un altro sono quelle frange più violente e ristrette, che potrebbero anche essere state mandate da dei provocatori. D'altronde le pietre, le botte sono un danno al movimento. Ma io sono felice di vedere i giovani protestare, cercare di farsi sentire».
La procuratrice Musti ha parlato di una «area grigia colta e borghese» che normalizza o giustifica la violenza. Da intellettuale, si sente chiamato in causa?
giorgia meloni con alessandro calista
«Un magistrato fa il suo lavoro, è chiaro che quella sia la sua posizione ufficiale. Ma chiediamoci: se c'è un antagonismo, se una parte non è d'accordo, mentre l'altra è armata fino ai denti, come si può manifestare e dissentire? Mandela, quando fece il suo famoso discorso al processo che poi lo condannò all'ergastolo, disse chiaramente:
"Noi dell'African national congress all'inizio abbiamo protestato in maniera pacifica, e non è successo niente. Poi abbiamo fatto disobbedienza civile, nulla. Alla fine siamo diventati terroristi". E infatti l'hanno arrestato e condannato, poi però è diventato presidente del Sudafrica e ha preso il nobel per la Pace. In Palestina, la violenza è stata l'altra faccia di quella subita. Solo che non si può dire».
torino, scontri alla manifestazione per askatasuna foto lapresse 9
Parla del 7 ottobre?
«Le azioni di quel giorno gli israeliani le hanno fatte costantemente. (…) Gaza ha scosso e mosso i ragazzi. E dico per fortuna, perché se no diventiamo complici di quello che ci circonda - e il governo di oggi non brilla dal punto di vista democratico, pensiamo al rapporto di Meloni con Trump. Ogni generazione ha avuto la sua battaglia, la mia il Vietnam, poi l'Iraq».
È giusta anche la violenza, le pietre, la guerriglia?
«Ovviamente va sottolineata la distanza tra il corteo pacifico di decine di migliaia di persone e le frange più violente e ristrette. Io non sono sceso in piazza sabato, ma ho conosciuto questi ragazzi, dal liceo Cavour a Palazzo Nuovo, e ti fanno respirare.
torino, scontri alla manifestazione per askatasuna foto lapresse 22
Poi certo, ci sono questi gruppetti, ma chi li manda? Queste azioni mettono in forse il movimento stesso, come accadde durante la rivoluzione di Maidan in Ucraina. Si rischia di porre in essere condotte senza consapevolezza. Detto questo, io gioisco dei movimenti di opposizione, perché qualunque sia il governo, i plebisciti non sono mai positivi, anche fosse l'esecutivo migliore del mondo».
E quindi lei si sente uno di quei colti borghesi di cui parlava la procuratrice Musti?
«Colto non so, probabilmente sì. Poi chi non è borghese ora? Anche se mi piacerebbe non esserlo. (…)
Era d'accordo con il progetto su Askatasuna voluto dal sindaco Stefano Lo Russo?
«Io sì, mi sembra che lui invece si sia tirato indietro. Ma quanti erano quelli che vivevano nell'immobile prima dello sgombero? I numeri erano piccolissimi. E il dispiegamento di forze arrivato dopo nel quartiere sembrava da assetto di guerra. Vicino a casa mia c'è una casa occupata da persone migranti, sono quasi certo che lo facciano per necessita. Questi ragazzi invece rifiutano il modello di vita occidentale: se uno decide di non entrare negli ingranaggi del lavoro, del consumo, noi ci scandalizziamo, ma questo non è democratico».
Che ragazzi sono?
torino, scontri alla manifestazione per askatasuna
«Sono giovani che hanno studiato, hanno vissuto quella borghesia e ora rifiutano un modello che accumula ricchezza e, inevitabilmente, porta alla guerra. Noi occidentali abbiamo invaso l'intero mondo, fatto stragi. Per me non fare figli è stata una scelta ideologica: l'educazione è sempre una violenza, perché significa imporsi e vietare».
torino, scontri alla manifestazione per askatasuna foto lapresse 24
SCONTRI POLIZIA ANTAGONISTI AL CORTEO PER ASKATASUNA
torino, scontri alla manifestazione per askatasuna foto lapresse 2
CORTEO PER ASKATASUNA POLIZIOTTO AGGREDITO, PICCHIATO E PRESO A MARTELLATE
CORTEO PER ASKATASUNA POLIZIOTTO AGGREDITO, PICCHIATO E PRESO A MARTELLATE
torino, scontri alla manifestazione per askatasuna foto lapresse 16
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