viktor orban angela merkel

ANCHE ORBAN È COLPA DI ANGELA MERKEL – FU BERLINO A LEGITTIMARE IL “VIKTATOR” UNGHERESE LEGANDOLO AL PPE (DA CUI POI È STATO ESPULSO SOLO NEL 2021) PER RAGIONI ECONOMICHE E COMMERCIALI: TRA I GRANDI ELETTORI DI ANGELONA C’ERANO I CONSORZI AUTOMOBILISTICI TEDESCHI, CHE FACEVANO IL 5% DEL PIL UNGHERESE. BERLINO CONTAVA DI POTER CONTROLLARE LA SUA CLIENTELA POLITICA ED ECONOMICA A BUDAPEST, COME QUELLA DI MOSCA - L’EX CANCELLIERA E PUTIN ERANO CULO E CAMICIA: FU LEI A CONSEGNARE IL MONOPOLIO ENERGETICO DEL CONTINENTE A “MAD VLAD” VIA NORTH STREAM, E A NON MUOVERE UN DITO QUANDO LA RUSSIA SI PRESE LA CRIMEA NEL 2014 E INIZIÒ A MANDARE SOLDATI IN DONBASS…

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Tra oligarchia e propaganda La democrazia svuotata del “pavone” ungherese

Estratto dell’articolo di Anna Zafesova per “La Stampa”

 

viktor orban jd vance budapest

[…] Orbán è oggi alle prese con la prima vera sfida al suo potere incontrastato da più di 15 anni.

 

Ma indipendentemente da come andrà a finire il voto del 12 aprile prossimo, e da sé e quanto lui e il suo partito Fidesz dovranno allentare la loro presa sull'Ungheria, resta la domanda: come hanno fatto i giovani liberali del 1989 a diventare un'oligarchia corrotta, e come mai proprio un Paese vittima dei due totalitarismi del Novecento è diventato il laboratorio della "democrazia illiberale".

 

Nel suo "La danza del pavone", appena pubblicato da People, Alessandra Briganti, giornalista esperta di tematiche europee, traccia l'ascesa e il consolidamento del potere orbaniano e non ha dubbi nel mettere nel sottotitolo "Il grande imbroglio di Viktor Orbán". La danza del pavone è infatti una tattica che lo stesso premier ungherese ha spiegato come una serie di giravolte per distrarre dalla sua traiettoria reale agitando la splendida coda.

 

VIKTOR ORBAN - VLADIMIR PUTIN

Ma per la riuscita dell'imbroglio bisogna essere in due, e se agli ungheresi Orbán ha proposto un cocktail fatto di risentimento per la crisi economica e gas russo a buon prezzo, di nostalgia per la Grande Ungheria e di autarchia che favoriva i suoi oligarchi, a Bruxelles avrebbero dovuto accorgersi prima che la costruzione della "democrazia illiberale" ungherese veniva finanziata con i fondi europei.

 

Una complicità che Briganti attribuisce in buona parte al legame di Orbán alla Cdu tedesca, il partito di Angela Merkel che dominava il Ppe a Bruxelles, e che aveva tra i suoi grandi elettori i consorzi automobilistici tedeschi che facevano il 5% del PIL ungherese.

 

MERKEL ORBAN

Berlino contava di poter controllare la sua clientela politica ed economica di Budapest come quella di Mosca. Intanto, per quanto Orbán e Putin si siano conosciuti soltanto nel 2009, sembrano aver scritto insieme il manuale dell'aspirante autocrate. […]

 

Sarà Putin a farsi ispirare da Orbán per la riscrittura della Costituzione, mentre il leader di Budapest copierà da Mosca le leggi contro la "propaganda Lgbt" e le Ong. Il tutto condito da un neonazionalismo che gli osservatori occidentali sottovalutano perfino quando Orbán dice che «la nazione non può essere all'opposizione», operando quella fusione tra Stato e governo che è il contrassegno degli autoritarismi.

 

[…]

ALESSANDRA BRIGANTI - LA DANZA DEL PAVONE

Orbán rimane l'autocrate più intelligente in circolazione: usa il tipico linguaggio dell'odio, paragonando i suoi nemici a "insetti" e "parassiti", fomenta la fobia del diverso, che sia gay o immigrato, si costruisce palazzi lussuosi, ma la sua è una repressione soft, che «non uccide ma soffoca».

 

Mantiene i simulacri formali della democrazia svuotati di contenuto, nell'ipocrisia di poter mostrare – da pavone appunto – il Gay Pride svoltosi nonostante il bando, o il verdetto indipendente di un tribunale, o la vittoria di un sindaco di opposizione.

 

La democrazia che funge da villaggio Potiomkin, grazie anche a quella "transizione felpata" che non aveva operato una vera rottura con il "comunismo goulash". Mentre una parte dell'Europa sperava che fossero malattie infantili del postcomunismo, Budapest è diventata un laboratorio del sovranismo europeo e americano, e l'avamposto putiniano nell'Ue.

 

MERKEL ORBAN

Dopo il 2022, l'Ungheria non solo non ha rinunciato al petrolio russo, ma ne ha aumentato le importazioni, e i prezzi di favore offerti da Mosca attraverso società di intermediazioni in Svizzera, hanno permesso di finanziare gli oligarchi orbaniani, e le lobby della propaganda che promuovono a livello internazionale il "Great Reset" dell'Unione Europea. Che intanto si deve preparare a un nuovo esame: cosa farà se Orbán deciderà, per non perdere il potere, di abbandonare perfino la coda di pavone della democrazia?

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