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Abituato con i Fassina e i Gotor, per non dire del finto oppositore interno Orfini, Matteo Renzi rischia di farsi molto male con Vincent Bollorè, il nuovo padrone francese di Telecom Italia.
Il finanziere bretone, in questi mesi, si è ben guardato dal baciare la pantofola del premier e non è mai sceso a Roma per varcare il portone di Palazzo Chigi, neppure per una visita di semplice cortesia. Nel frattempo, partendo da una quota del 15% dell’operatore telefonico, Bollorè sta rastrellando quante più azioni possibili e vuole ottenere il controllo completo del gruppo.
Le mosse di Bollorè anticipano, e in parte bruciano, i sogni di gloria del premier cazzaro che vorrebbe far entrare la Cassa Depositi e Prestiti, appena affidata al banchiere Claudio Costamagna, nella stanza dei bottoni di Telecom. Il ragionamento del finanziere francese è semplice: se devo far entrare il governo, voglio qualcosa in cambio, se no tanti saluti.
marco patuano ad telecom italia
E intanto Bollorè ha messo gli occhi sui famosi 6 miliardi del governo e dei fondi europei per la fibra ottica e spera di gestirseli in gran parte per i fatti propri. Renzi l’ha capito e prova a inserire nella partita la Cdp e la sua controllata Metroweb, nella quale finora Telecom si è rifiutata di entrare.
Il finanziere francese, poi, prepara munizioni per rafforzare la presenza in Europa di Telecom Italia e ha dato ordine all’ad Marco Patuano, il cui rapporto con l’ad di Mediobanca Alberto Nagel si è parecchio guastato, di procedere alla vendita di Tim Brasil. L’operatore mobile carioca è una gallina dalle uova d’oro ed è probabilmente destinato a essere comprato pro quota dai concorrente locali di Telefonica, Oi e Claro, che si erano già fatti avanti a dicembre.
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