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“VANNACCI NON C'ENTRA NIENTE CON I VALORI DEL CENTRODESTRA. IO RAGIONEREI CON GRANDE ATTENZIONE” - PAOLO ZANGRILLO, MINISTRO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, VICINO A MARINA BERLUSCONI, FA CAPIRE CHE FORZA ITALIA NON VUOLE IL GENERALE IN ALLEANZA: “C'È UNA DIFFERENZA TRA LA MAGGIORANZA E IL CAMPO LARGO: NOI SIAMO UN'ALLEANZA DI PROPOSTE E PRINCIPI CONDIVISI, LORO SONO UN CARTELLO ELETTORALE. ECCO: SE ANCHE NOI VOGLIAMO DIVENTARE COME LORO, CIOÈ UN CARTELLO ELETTORALE, PRENDIAMOCI VANNACCI - QUANTO INCIDERÀ MARINA BERLUSCONI NELLE PROSSIME CANDIDATURE? SE CI VORRÀ DARE QUALCHE SUGGERIMENTO SU PERSONE CHE MERITANO DI ESSERE PRESE IN CONSIDERAZIONE, IO LO SEGUIRÒ CON PIACERE – LE PREFERENZE? NON ASSICURANO LA QUALITÀ DELLA CLASSE POLITICA”
Estratto dell’articolo di Serena Riformato per “la Repubblica”
Paolo Zangrillo, ministro della Pubblica amministrazione, dirigente forzista e habitué di riunioni a casa di Marina Berlusconi, «l'enfasi sulle preferenze» dice di non capirla proprio: «Non mi sembra che siano la garanzia di un sistema davvero democratico».
FdI insiste per introdurle nel Melonellum, nonostante i dubbi vostri e della Lega. Ritiene debba rinunciare all'emendamento?
«Dobbiamo avere il buon senso di trovare una soluzione nella quale tutti si riconoscano. Chi farà un passo indietro, uno o l'altro, non lo so. Se prevale la spinta alle preferenze, ci adegueremo. Io di certo non sarò contento».
Perché è così contrario?
«Non assicurano la qualità della classe politica. Se un candidato raccoglie tanti voti a proprio nome, non significa automaticamente che sia all'altezza dei compiti da svolgere come deputato o senatore».
Secondo i favorevoli, poter scrivere il nome sulla scheda riavvicina gli elettori alle urne.
«Peccato non sia così. Alle amministrative e alle Europee ci sono le preferenze ma l'affluenza è sempre più bassa rispetto alle Politiche, che pure non le prevedono da anni».
L'obiezione: con le liste bloccate però si compone un Parlamento di soli nominati.
«È responsabilità della buona politica mettere a disposizione persone che abbiano abilità adeguate alle cariche che devono ricoprire».
Non c'è il rischio che i candidati vengano scelti dai leader più per fedeltà che per competenza?
«Un partito che ragionasse così, verrebbe punito alle elezioni successive. Chi preferisce mandare in Parlamento gli amici – anziché eccellere e realizzare il programma – è meglio che cambi mestiere».
A proposito di candidature, nelle prossime liste di FI quanto inciderà Marina Berlusconi?
«Marina ci segue con grande affetto e attenzione. […] Se ci vorrà dare qualche suggerimento su persone che meritano di essere prese in considerazione, io lo seguirò con piacere».
Ogni tanto circola la voce di "casting" dentro Fininvest per dare volti nuovi al partito.
«Più che parlare di casting conta un principio: anche le forze politiche […] devono avere la capacità di rinnovarsi. […]».
Il nuovo in queste settimane ha un volto: Roberto Vannacci. Finirà con voi in coalizione?
«Su questo ho le idee molto chiare. C'è una differenza tra la maggioranza e il cosiddetto campo largo: noi siamo un'alleanza di proposte e principi condivisi, loro sono un cartello elettorale. Ecco: se anche noi vogliamo diventare come loro, cioè un cartello elettorale, prendiamoci Vannacci che non c'entra niente con i valori del centrodestra. Io ragionerei con grande attenzione».
Se continua a crescere, rischia di diventare l'ago della bilancia, no?
paolo zangrillo antonio tajani. foto lapresse
«Noi dobbiamo vincere portando avanti i nostri valori e i nostri principi, non barattandoli con qualche voto in più».
[…] Respinge il sospetto che in fondo a FI un "pareggio" da larghe intese non dispiaccia?
«Noi vogliamo vincere. Anzi, tengo a specificare: vogliamo essere determinanti per la vittoria».
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