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Massimiliano Nerozzi per "La Stampa"
Diciamo che il Paris Saint-Germain sta mettendo da parte i quattrini per prendersi Paul Pogba, in estate, e qualsiasi altro giocatore in giro per il mondo, Messi compreso, fosse mera questione di prezzo: spinto dai 254,7 milioni di euro in soli ricavi commerciali, record nella storia del calcio, il club degli sceicchi è salito al quinto posto nella classifica delle società più ricche, stilata come ogni anno da Deloitte.
Nella Football money league, il campionato in cui i punti sono banconote, il Psg ha scalato cinque posizioni, dopo il balzo nelle prime dieci fatto l'anno scorso. Il trucco c'è e si vede: l'accordo di partnership con la Qatar Tourism Authority e la sponsorizzazione di Ooredoo, gestore telefonico dell'emirato. Pensando male, un aumento di capitale mascherato e vietato dalle norme del Fair play finanziario della Uefa: che infatti ha aperto un'indagine e la prossima settimana farà visita nella sede del club parigino.
Continuando così, presto anche Bayern Monaco e Manchester United vedranno negli specchietti il Psg, perché lontani (per adesso) paiono solo Real Madrid, unico club con ricavi sopra il mezzo miliardo di euro, e Barcellona. Da quando, nel giugno 2011, la Qatar Sports Investments ha acquistato il club, è come se fossero spuntati pozzi di petrolio sotto la torre Eiffel: i ricavi sono quadruplicati, da 99,5 milioni ai 398,8 attuali.
Irreale la crescita dell'ultimo anno finanziario: più 81% per i ricavi totali, più 82% per quelli commerciali. Sta viaggiando forte pure il Manchester City, che ha rosicchiato un'altra posizione nel ranking dei nababbi, sulle ali. è il caso di dirlo, di Etihad Airways. Improvvisamente sono spuntati geni del marketing anche al City, se i 166,9 milioni di euro in ricavi vanno a insidiare i 177,9 dello United, soppiantando invece il giro d'affari di Arsenal e Chelsea.
Nel ramo commercio, non proprio dilettanti. Anche a Manchester, da cinque anni, comanda uno sceicco, Mansour: quando si dice, le coincidenze. E se Deloitte esalta «La revolution» del calcio francese, il capitolo sull'Italia s'intitola «Cul-de-sac», ma purtroppo la fortuna di Sacchi non c'entra: «Juve esclusa, i club italiani non hanno stadi di proprietà e facendo così faticano a far crescere i ricavi scivolando in basso nella classifica».
Si può sempre sperare nel nome della legge (della Uefa), appunto: i dirigenti del Psg sono già stati sentiti lo scorso novembre a Nyon, sede Uefa, ma a quanto riporta il quotidiano «Le Parisien» le risposte non furono soddisfacenti. Per questo, dopo aver parlato con il presidente Nasser al-Khelaifi e con il direttore generale Jean-Claude Blanc, i funzionari della Uefa andranno a Parigi per consultare alcuni documenti.
Le legge è già in azione a Barcellona, ma per altri motivi: il presidente del Barça, Sandro Rosell, ha infatti dato le dimissioni per «difendere l'immagine e il buon nome della società », travolti dall'inchiesta sull'acquisto del brasiliano Neymar. Gli avvocati di Rosell, tutto il mondo è paese, hanno presentato un conflitto di competenza contro il giudice Pablo Ruz, che non cancella l'ipotesi di reato cui sta lavorando la Procura: presunta appropriazione indebita del presidente, che avrebbe fatto 38 milioni di «cresta» su Neymar, pagato 95 milioni invece dei 57 dichiarati. Almeno questo, uno sceicco non l'avrebbe mai fatto.
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