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IL PD SI SPACCA SUL DDL ANTISEMITISMO! SCHLEIN ANNUNCIA IL NO DEI DEM E I RIFORMISTI S'INCAZZANO – FASSINO: “E’ UN ERRORE. BISOGNA DISTINGUERE NETTAMENTE LA CONTESTAZIONE A NETANYAHU DALL’IMPEGNO CONTRO L’ANTISEMITISMO” - PER DELRIO: “IL NO È UN’OCCASIONE PERSA” – IL VELTRONIANO VERINI: “PRIMA DEL VOTO IL GRUPPO PD RIVEDA LA LINEA” - NON SI CAPISCE LA POSIZIONE DI ELLY, L’UNICA LEADER ITALIANA CHE HA SANGUE EBRAICO, COME LEI RIVENDICA, CHE DEMOLISCE IL DISEGNO DI LEGGE: “DAL PUNTO DI VISTA GIURIDICO QUESTO TESTO NON STA IN PIEDI”

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Estratti da repubblica.it

 

Del resto, il disegno di legge ora all’esame della Camera è sovrapponibile a quello presentato al Senato da Graziano Delrio, che infatti aveva votato sì a marzo e oggi commenta: «Dispiace, è un’occasione persa. Non c’è nessuna ragione di merito che io ritenga fondata».

 

ANTISEMITISMO, IL CAMBIO DI ROTTA PD AGITA I RIFORMISTI 

guerini schlein conte

M. T. M. per il “Corriere della Sera” - Estratti

 

In un corridoio di Montecitorio ieri mattina Elly Schlein ferma Lorenzo Guerini per un lungo colloquio, per cercare di capire quanti riformisti sono pronti a smarcarsi dal no annunciato dal Partito democratico sul disegno di legge contro l’antisemitismo. 

 

La segretaria ascolta, conta, prende tempo. Nelle commissioni interessate i dem si astengono sui pareri al ddl, ma in Aula è ormai scontato che il Pd voterà no. Anche perché la maggioranza non accetta di modificare il testo, come sollecitato da Schlein. Più che un appello, del resto, quello della leader democratica era un modo per uscire dall’angolo e non attirarsi le critiche di chi quel provvedimento lo vuole, nel suo partito e nelle comunità ebraiche. 

 

delrio schlein

Nel Pd, però, monta il malumore per questo mutamento di rotta. È Piero Fassino a esprimere il disagio dei riformisti: «La discussione sul ddl è inquinata da due argomenti sbagliati. Non è vero che questa legge limiti il diritto di critica al governo di Israele: da tre anni le piazze italiane sono piene di manifestazioni contro quel governo, anche con parole d’ordine estreme, senza che nessuno sia stato perseguito».

 

E aggiunge, citando Rabin: bisogna distinguere nettamente la contestazione a Netanyahu dall’impegno contro l’antisemitismo, «votare no, sovrapponendo i due fronti, è un errore». 

 

lorenzo guerini foto lapresse

Sulla stessa linea Walter Verini, che ricorda come il testo approvato al Senato — ispirato alla proposta Delrio — sia stato svuotato di ogni rilievo penale: «Se fosse stata una legge che impedisce il dissenso non l’avrei votata».

 

Il senatore dem rivendica la propria durezza verso Netanyahu («Un criminale, un assassino»), Ben Gvir («Un macellaio») e i coloni estremisti, ma non chiude gli occhi sulle responsabilità di Hamas e del regime iraniano, né su un antisemitismo «dilagante anche in Italia». Il suo auspicio: che «prima del voto il gruppo Pd riveda la linea, anche come segnale verso gli elettori dem di religione ebraica contrari a Netanyahu». 

 

Da Sinistra per Israele arriva un giudizio netto: il no del Pd è «una ferita insanabile». 

 

(...)

Durissima Pina Picierno: il Pd, dice, è diventato «una succursale del M5S», e quanto accaduto rappresenta «la bancarotta morale della politica». 

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2 - L’EMOZIONE DELLA LEADER CHE RICORDA L’ORIGINE EBRAICA 

Dal “Corriere della Sera” 

 

ELLY SCHLEIN ALLA FESTA DELL UNITA DI REGGIO EMILIA

Durante la riunione per decidere come il Pd si sarebbe mosso sul ddl antisemitismo, c’è stato anche spazio per l’emozione nell’intervento dalla segretaria Elly Schlein. «Sono l’unica leader italiana che ha sangue ebraico, siamo andati con mio padre a cercare i parenti a Leopoli — ha detto commossa — ma dal punto di vista giuridico questo testo non sta in piedi». Pochi anni fa, prima di diventare segretaria del partito, raccontava ad Aldo Cazzullo sul Corriere le origini del suo cognome. 

 

«Ne vado fiera. La versione originaria è Schleyen, semplificata quando il nonno emigrò a New York in cerca di fortuna. Cambiò anche nome: era Herschel, divenne Harry». Il nonno partì «da un villaggio vicino a Leopoli, Zolkiew, che oggi è in Ucraina». E spiegava: «Ci siamo tornati nel 2018, ma dopo la Shoah non è rimasto niente». 

PIERO FASSINO - ILLUSTRAZIONE DI FRANCESCO FEDERIGHI