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TANTO PER CAMBIARE, ORBAN FA DI TESTA SUA – IL “VIKTATOR” UNGHERESE HA FIRMATO UN CONTRATTO CON LA RUSSA GAZPROM PER LA FORNITURA AGGIUNTIVA DI GAS. MENTRE PUTIN RICATTA IL RESTO D’EUROPA, IL SUO CAVALLO DI TROIA DENTRO L’UE NE APPROFITTA – INTANTO L’AD DELLA SOCIETÀ RUSSA ANNUNCIA: “I PREZZI POTRANNO SUPERARE I 4MILA DOLLARI PER MILLE METRI CUBI NEI PERIODI DI PICCO INVERNALE”
Mentre la Russia minaccia di tagliare le forniture di gas dirette in Unione Europea, chiudendo il gasdotto Nord Stream "per manutenzione", l'Ungheria "strappa" firmando un contratto con la russa Gazprom "per la fornitura di massimo 5,8 milioni di metri cubi circa di gas naturale in più su base giornaliera, in aggiunta alla quantità contrattuale già in essere". L'ha annunciato in un tweet Zoltan Kovacs, portavoce del premier ungherese Viktor Orban. "L'approvvigionamento energetico dell'Ungheria - scrive - è sicuro".
A causa dell'aumento dei costi dell'energia e del calo del numero di visitatori, circa la metà delle terme operative in Ungheria, tra le più celebri in Europa, rischia di chiudere entro il prossimo inverno, ha denunciato il presidente dell'Associazione delle terme magiare, Zoltan Kantas. Secondo i media di Budapest, i costi di esercizio delle terme sono già saliti del 30% quest'anno, in gran parte a causa dell'aumento del 260% dei prezzi dell'energia, collegati a quello del gas naturale.
L'amministratore delegato di Gazprom, Alexey Miller, stima che i prezzi del gas potranno superare i "4.000 dollari per 1.000 metri cubi nei periodi di picco invernale". L'attuale crisi del gas, scrive sul canale Telegram del colosso russo del gas, è il "risultato delle decisioni normative europee e della politica delle sanzioni". E aggiunge che le esportazioni di Gazprom per gli 8 mesi "verso i mercati chiave al di fuori della Russia", ovvero in Cina, "hanno raggiunto 82,2 miliardi di metri cubi. La produzione di gas da gennaio ad agosto ha raggiunto i 288,1 miliardi di metri cubi".
Attualmente il prezzo del gas è di 241 euro al megawattora, con un'inversione di rotta (-9%) dovuta all'ottimismo del mercato su un accordo europeo per il decoupling e il tetto a prezzo.
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