IL MINEO SACRIFICALE - PER PORTARE A CASA LE RIFORME, IL DEMOCRATICO RENZI SILURA IL DISSIDENTE MINEO DALLA COMMISSIONE E LO SOSTITUISCE CON ZANDA - LA LEGA HA CHIUSO L’ACCORDO CON RENZI: ORA CHE FARÀ BERLUSCONI?

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Paola Di Caro per ‘Il Corriere della Sera

 

Il governo va alla stretta finale sulle riforme, con il Pd che arriva allo strappo, sostituendo in commissione il «dissenziente» Corradino Mineo con il capogruppo Luigi Zanda. E i segnali che arrivano da Palazzo Madama sono quelli di un tentativo di intesa che si allarghi anche alle opposizioni, dalla Lega a Forza Italia, ma anche di una dimostrazione di autosufficienza.
 

CORRADINO MINEO CORRADINO MINEO

«Il lavoro sulle riforme? Nove decimi, è fatto», sorride Roberto Calderoli, relatore del ddl. Parole che fanno il paio con quelle di Anna Finocchiaro, pure relatrice: «Per scaramanzia, non dico che siamo alla vigilia dell’accordo...». E il fatto che l’esponente della Lega e quella del Pd spargano ottimismo fa capire come, da una parte, si sono compiuti passi avanti importanti nella trattativa per convincere il Carroccio, dall’altra che il governo vuole dare il segnale che la sua maggioranza si è già ampliata, e non dipende nei numeri dalle decisioni che dovrà prendere FI.
 

Che il Pd sia ormai pronto a tutto per votare in commissione le riforme senza rischi, quasi accerchiando Berlusconi o comunque dimostrandogli che può fare a meno di lui, lo si è capito ieri sera quando, alla fine di una giornata di tensione massima, i vertici del gruppo hanno deciso di sostituire Mineo. Lui, membro della commissione dichiaratamente contrario al testo della maggioranza, con il suo voto rischiava di essere decisivo per far pendere da una parte o dall’altra l’ago della bilancia (sarebbe potuta finire 14 a 15 contro la maggioranza).

 

CORRADINO MINEO - copyright PizziCORRADINO MINEO - copyright Pizzi

Una mossa che agita il Pd, anticipata nel pomeriggio dall’avvertimento ultimativo al collega che aveva lanciato la stessa Finocchiaro: «In una commissione in cui c’è un solo voto di scarto tra maggioranza e opposizione, una critica così radicale non è solo un’espressione di libertà di coscienza, ma pone un’alternativa tra il fare e non fare le riforme». «È un errore — ribatte il senatore della sinistra Pd —: non è utile né a Renzi né al governo né al Pd cercare di far passare in commissione le riforme con un muro contro muro. È un autogol per il governo e per il Pd. Il problema non sono io, ma uscire dall’impasse».
 

Si consuma così il secondo atto di forza nella maggioranza, dopo quello del capogruppo dei Popolari per l’Italia Lucio Romano rispetto a Mario Mauro, sostituito due giorni fa perché anche lui contrario al testo e decisivo per i numeri della commissione. Ora la palla passerà agli azzurri, per la soluzione di quello che ormai è diventato un nodo politico, più che tecnico.
 

Luigi Zanda Luigi Zanda

Ieri sera Berlusconi si è riunito con i fedelissimi per fare il punto, e il dilemma è sempre lo stesso: rimanere dentro l’accordo, pretendendo alcune modifiche profonde al testo di riforma del Senato, o chiamarsi fuori? Nel testo sono tanti i passaggi che non vanno giù agli azzurri, a partire dall’eleggibilità dei membri di palazzo Madama che i senatori azzurri a grande maggioranza pretendono.
 

Ma, appunto, non è solo una questione di trattativa sui singoli punti. Il tema è politico, e divide FI fra chi come Brunetta è più propenso alla linea dura con il governo Renzi, e chi come Romani ritiene che ci si debba pensare mille volte prima di porsi ai margini del percorso delle riforme, rompendo così definitivamente anche con Alfano e pregiudicando l’ipotesi di un’alleanza futura.
 

Luigi Zanda Luigi Zanda

Ancora più difficile sarebbe la scelta di votare contro il testo qualora la Lega davvero dovesse, come sembra nelle ultime ore, chiudere l’accordo col Pd grazie alla concessione delle modifiche richieste al testo. Ma Berlusconi non avrebbe ancora preso una decisione definitiva.

 

MARIO MAURO MARIO MAURO

Lo raccontano oscillante, tentato tra la linea dura e quella della trattativa, anche per il timore di subire, in caso, «ritorsioni» sulla legge elettorale. Sarà quindi risolutivo l’incontro con Matteo Renzi per siglare un nuovo patto o rompere quello vecchio. Difficile che già oggi i due leader possano incontrarsi, molto probabile che lo facciano entro martedì, giorno in cui si inizierà a votare in commissione.

Anna Finocchiaro Anna Finocchiaro finocchiaro finocchiaro