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Il gioco vale la candela? L'altro giorno c'è stato un doppio attacco, inedito: il commissario europeo (socialista) Moscovici ha alzato la palla, e l'europarlamentare tedesco Manfred Weber (presidente del gruppo PPE in quota CSU) ha schiacciato: ''Caro Renzi, l'Italia è il paese che più beneficia della flessibilità'', e dunque faresti meglio ad abbassare le penne e a smetterla con le richieste.
Il messaggio di Moscovici è molto chiaro: lascia stare Merkel. Perché un socialista così ascoltato e rispettato in Europa prende le parti della rivale tedesca e non dell'alleato italiano? Perché per la sinistra europea il nostro premier sta facendo un gioco molto pericoloso: indebolire la Merkel, o addirittura farla cadere, vuol dire ritrovarsi un cancelliere ancora più falco e ancora più incazzato con il meridione d'Europa.
Dopo Angela non ci sono prati verdi e farfalle, ma un governo sostenuto da personaggi come Weber, e il suo boss Horst Seehofer, che punterà su un cancelliere in linea con le idee socio-economiche di Schaeuble e Weidmann. Persino il vice di Merkel, il socialdemocratico Sigmar Gabriel, non ha alcuna intenzione di schierarsi con Matteuccio. Lo sa anche lui: indebolire Merkel vuol dire portare la Germania più a destra.
In Italia, per ora, la strategia di Renzi ha funzionato: negli ultimi giorni ha riconquistato un paio di punti di gradimento nei sondaggi, alle spalle di Movimento 5 Stelle e Lega. Il premier che tiene testa alla crudele Berlino funziona in termini elettorali. Ma alle amministrative mancano ancora quattro mesi.
pier carlo padoan, pierre moscovici e michel sapin 4193e149
Spararsi ora queste cartucce vuol dire non averne più a ridosso del voto. E nel frattempo perdere altri alleati in Europa. Un giochino molto pericoloso per un Paese che continua ad accumulare debiti e non ha più amici oltreconfine. Perfino la Spagna ha voltato le spalle a Roma nella guerra contro Angelona.
MERKEL JUNCKER DRAGHI RAJOY TSIPRAS RENZI
A Madrid si sono beccati la troika 'light' per 4 anni e dunque non provano molta empatia per un paese che, pur avendo cambiato quattro governi in quattro anni, non ha adottato una vera politica di austerity né adottato le riforme lacrime e sangue imposte alla Spagna. Che ora porta a casa un +3,5% di Pil. Certo, molti altri dati spagnoli non sono invidiabili, ma quel numero è un bello schiaffone alla disobbediente Italia.
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