POSTA FLASH! – RICCARDO CHIABERGE: “CARO DAGO, CACCIARI L’AVEVA GIÀ DETTO NEL MAGGIO 1968, QUANDO…
IL PRIDE È DI TUTTI, MA NON DEGLI EBREI - GLI ORGANIZZATORI DEL GAY PRIDE DI ROMA ESCLUDONO IL GRUPPO EBRAICO QUEER “KESHET ITALIA”. IL MOTIVO? "NON INTENDE PRENDERE LE DISTANZE DAL GENOCIDIO IN CORSO A GAZA" - LA REAZIONE DI "KESHET ITALIA": "LA NOSTRA COLPA? ESSERE EBREI. IL PRIDE È DIVENTATO UN TRIBUNALE IDEOLOGICO DAVANTI AL QUALE DIMOSTRARE CHE SIAMO DEGNI DI ESSERCI. MA L'ANTISEMITISMO MASCHERATO DA POSIZIONAMENTO POLITICO RIMANE ANTISEMITISMO" – LA REPLICA DEGLI ORGANIZZATORI DEL PRIDE: “NESSUNO CACCIA GLI EBREI, È UNA STRUMENTALIZZAZIONE. LA NOSTRA È UNA SCELTA POLITICA. A PASSARE DA ANTISEMITI NON CI STIAMO…”
Estratto da https://roma.repubblica.it/
Al Roma Pride non ci saranno organizzazioni Lgbtqia+ ebraiche. La "Keshet Italia" ha "la responsabilità di non aver preso e non intende prendere le distanze dal genocidio in corso a Gaza". Per questo non ci sono "condizioni per la partecipazione di un loro carro in Parata".
Questa la decisione e comunicazione sui social dell'organizzazione del Roma Pride. "Il Roma Pride, dopo un incontro con i rappresentanti di Keshet Italia e Keshet Europe, organizzazioni Igbtqia+ ebraiche, ritiene che non vi siano le condizioni per la partecipazione di un loro carro in Parata. Il Pride è una manifestazione aperta e libera", si legge in un post.
"Chiunque condivida i valori fondanti del nostro movimento e della nostra comunità può scendere con noi in piazza. I carri in Parata sono, tuttavia, una prerogativa ma, soprattutto, una responsabilità politica dell'organizzazione.
La bussola di una manifestazione politica è il suo documento e nel nostro la posizione del Roma Pride sul genocidio in corso a Gaza ad opera dello Stato di Israele è chiara", scrive ancora il RomaPride.
"Sappiamo distinguere con chiarezza la differenza fra il governo israeliano e la comunità ebraica costituita da persone LGBTQIA+ e non potremmo mai attribuire a quest'ultima la responsabilità di atti criminali di guerra operati da un governo genocida.
Attribuiamo, tuttavia, a Keshet Italia la responsabilità di non aver preso e non intende prendere le distanze dal genocidio in corso a Gaza ma, anzi, di fare un non condivisibile distinguo lessicale nel documento da loro recentemente pubblicato", sottolinea l'organizzazione.
Immediata la reazione di di Keshet Italia. "Il Roma Pride ha gettato la maschera" e, si legge in una nota, "con un atto di un'esclusione senza precedenti" ha "negato prima l'accesso al coordinamento" e "poi persino la possibilità di sfilare con un proprio carro", all'associazione.
"La nostra colpa? - si legge - Essere Ebrex". "Non accettiamo lezioni di diritti da chi applica dinamiche di esclusione identitaria - scrive Keshet Italia -. L'antisemitismo mascherato da posizionamento politico rimane antisemitismo".
[...] L'espulsione di Keshet Italia da parte del Roma Pride rappresenta "una deriva teocratica inquietante e, guarda caso, come tutte gli estremismi religiosi, va a colpire proprio gli ebrei". Così il direttore del museo della Brigata ebraica di Milano Davide Romano "Si dimentica colpevolmente - sottolinea ancora Davide Romano - che Israele ha da sempre un profondo rispetto per il mondo Lgbtqia+.
Una tutela che si estende non solo ai cittadini israeliani, ebrei e arabi, ma anche ai tanti palestinesi che, perseguitati dalle autorità palestinesi di Ramallah e Gaza, fuggono proprio nello Stato ebraico per salvarsi la vita e trovare rifugio. Dopo i ripetuti tentativi di cacciata subiti dalla Brigata Ebraica durante i cortei del 25 aprile, oggi assistiamo alla cacciata di un'altra componente dell'ebraismo italiano dal Pride di Roma 2026".
LGBTQ EBREI, UN CASO AL PRIDE “ESCLUSO IL NOSTRO CARRO COSÌ VENIAMO DISCRIMINATI”
Estratto dell’articolo di Viola Giannoli per "la Repubblica"
In piazza sì, ma sul carro no. Al Roma Pride 2026 non ci sarà, per decisione degli organizzatori, il camion dell'unica associazione Lgbtq+ ebraica italiana, Keshet. Un'estromissione inedita, anche se non tout court, precisano i coordinatori. «Al corteo potrà sfilare chi vuole, ma è inaccettabile la mancata condanna del genocidio a Gaza».
[...] «Razzisti e antisemiti», replica indignata Keshet Italia che per 12 anni ha guidato un camion con i colori arcobaleno e la stella di David.
Già nel 2025 c'erano state polemiche per la partecipazione dell'organizzazione ebraica. Chi ne chiedeva l'esclusione e chi denunciava «attacchi antisemiti espliciti». Il Pride aveva difeso quella presenza. Cos'è cambiato oggi? «La sensibilità verso la causa palestinese è aumentata nella nostra comunità e abbiamo deciso di metterla al centro del Pride», spiega il portavoce Mario Colamarino.
[...] «Non ci sono le condizioni per la partecipazione di un carro di Keshet», hanno scritto lapidari gli organizzatori, annunciando l'estromissione dal coordinamento di 20 organizzazioni e dalla parata. «Questo non significa che non possano venire», precisa il portavoce. «È una manifestazione aperta e libera, chiunque condivida i valori del nostro movimento può scendere con noi in piazza», si spiega. Un veto però c'è ed è sui carri «che sono una prerogativa e una responsabilità politica dell'organizzazione».
«Sappiamo distinguere tra governo israeliano e comunità ebraica e non potremmo mai attribuire a quest'ultima la responsabilità di atti criminali, ma Keshet non ha preso le distanze dal genocidio e fa distinguo lessicali non condivisibili e non in linea con il documento politico d'indizione del Pride», dicono i coordinatori.
[...] Immediata la replica di Keshet: «La nostra colpa? Essere ebrei. Il Pride è diventato un tribunale ideologico davanti al quale dimostrare che siamo degni di esserci. Ma l'antisemitismo mascherato da posizionamento politico rimane antisemitismo».
Il portavoce Raffaele Sabbadini aggiunge: «Si pretende dalle persone italiane ebree di prendere le distanze da un governo estero di cui non siamo responsabili: accade solo a noi». Ora è l'associazione a chiedere a partiti e attivisti una posizione netta, al sindaco di non partecipare, a Roma di levare il patrocinio.
[...] «Nessuno caccia gli ebrei, è una strumentalizzazione — si difende Colamarino — La nostra è una scelta politica. A passare da antisemiti non ci stiamo». Critiche arrivano però anche dal mondo politico. Ivan Scalfarotto (Iv) definisce il veto «assurdo», Daniele Nahum (Azione) parla di «liste di proscrizione». Emanuele Fiano, presidente di Sinistra per Israele, spera in «un ripensamento» e chiosa con uno slogan: «Il Pride è salito sul carro dell'esclusione».
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