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PRIMARIE SI’ O PRIMARIE NO? I DUBBI SERPEGGIANO ANCHE TRA I FEDELISSIMI DI ELLY SCHLEIN – IL TESORIERE DEM MICHELE FINA: “PERCHÉ INTESTARDIRSI? NON CI CONVIENE, FRENIAMO. ADESSO È URGENTE RAGGIUNGERE UN’INTESA SUI TEMI, IL METODO CON CUI SCEGLIERE CHI CORRERÀ PER PALAZZO CHIGI LO SI PUÒ DECIDERE DOPO. E CASOMAI TROVARE UN’ALTERNATIVA AI GAZEBO. LAPIDARIA LA RISPOSTA DEL CAPO ORGANIZZAZIONE PD TARUFFI: “FAREMO LE PRIMARIE ED ELLY LE VINCERÀ” - MASSIMO D’ALEMA METTE IL CARICO: “HO MOLTE PERPLESSITÀ VERSO UN PERCORSO CHE METTE L’ACCENTO SULLE DIVISIONI. NON MI PARE UTILE” - CHI INVECE SPONSORIZZA I GAZEBO È L’ALA RIFORMISTA PD – ANCHE GIORGIA MELONI VOTA ELLY: SECONDO UN DEPUTATO FDI, “LA CONOSCE E NON LA TEME, MAGARI FOSSE LEI LA SFIDANTE”
Giovanna Vitale per repubblica.it - Estratti
Grande è l’inquietudine sotto il cielo del Pd. La corsa a perdifiato verso le primarie — di cui non si conoscono ancora né le regole né la data, soltanto le dichiarazioni bellicose dei due contendenti alla leadership progressista — inizia ad agitare il corpaccione democratico.
Entusiasta in principio, quando a referendum costituzionale appena vinto Elly Schlein annunciò che avrebbe accettato la sfida ai gazebo lanciata da Giuseppe Conte.
E però via via sempre più perplesso. A tratti rassegnato. Da ultimo, alla luce di sondaggi non proprio favorevoli, addirittura preoccupato. Per una serie di ricadute potenzialmente negative, sul partito e sull’intera coalizione, che la guerriglia in atto fra la segretaria e il capo cinquestelle non può far altro che aggravare.
Un malessere che, a sorpresa, serpeggia non più solo fra parlamentari e amministratori sparsi sul territorio — da Bonaccini, Nardella e Speranza sino ai governatori De Pascale, Decaro e Giani — ma anche nel cerchio magico di Schlein. In Transatlantico si racconta di un’accesa discussione tra Igor Taruffi, il fidato responsabile all’Organizzazione, e il tesoriere Michele Fina: nato orlandiano, ma ormai traslocato nel gruppo di comando.
La sua colpa? Aver osato seminare dubbi sulle primarie, fin troppo evocate dall’inquilina del Nazareno, già espressi in un lungo articolo su Rinascita. «Prima il programma, poi le candidature», scriveva a luglio il senatore abruzzese: «Prima l’alleanza costituzionale e sociale, poi le figure chiamate a interpretarla.
nicola fratoianni elly schlein giuseppe conte angelo bonelli
Prima il Paese, poi il posizionamento dei leader». Concetti ribaditi qualche giorno fa, sull’onda delle crescenti tensioni fra alleati. «Perché parlarne di continuo, perché intestardirsi? Non ci conviene, freniamo», ha detto Fina a Taruffi: «Adesso è urgente sedersi al tavolo, raggiungere un’intesa sui temi, il metodo con cui scegliere chi correrà per palazzo Chigi lo si può decidere dopo, con calma. E casomai trovare un’alternativa ai gazebo». Lapidaria la risposta: «Faremo le primarie ed Elly le vincerà». Fine.
Un auspicio condiviso persino da Giorgia Meloni, che ieri nel salotto di Porta a Porta ha riconosciuto Schlein (e non Conte) come «un interlocutore naturale per me», in quanto «segretaria del principale partito d’opposizione». A riprova di ciò che in molti pensano, dentro e fuori il centrosinistra: alla presidente del Consiglio non dispiacerebbe affatto ritrovarsi lei come sfidante alle politiche, volto e voce dello schieramento avversario. E infatti: «La conosce e non la teme, magari fosse lei», sorride sornione un alto esponente di FdI alla Camera.
Motivo in più per evitare passi falsi e procedere con un supplemento di riflessione sulla leadership. Alla quale peraltro neppure il capo del M5s intende rinunciare, come è parso chiaro nelle ultime settimane, condite da toni sempre più aspri e diktat su programma e perimetro della coalizione.
Ragion per cui le primarie sono un rischio, avverte Massimo D’Alema. «Personalmente ho molte perplessità verso un percorso che inevitabilmente mette l’accento sulle divisioni e non sulle cose che uniscono», spiega l’ex premier e segretario dei Ds. «Perché se si fa una campagna elettorale all’interno del centrosinistra, ognuno è portato a distinguersi dagli altri. Non mi pare utile», taglia corto.
MASSIMO D'ALEMA IN CAMPIDOGLIO
Potrebbe anzi portare a un remake del 2022: «Se gli attuali partiti all’opposizione fossero stati uniti, non avremmo avuto la vittoria della destra», avverte D’Alema, invitandoli a scrivere subito il programma comune, a «trovare dei punti di sintesi convincenti: è un lavoro complicato, ma necessario per andare al governo».
Chi invece, in maniera del tutto inaspettata, sponsorizza i gazebo è l’ala riformista, sulla carta la meno vicina alla segretaria. «Non bisogna averne paura, sono nel nostro Dna. Se si trovano altri strumenti per selezionare il leader va molto bene, altrimenti tranquilli: la possibilità che vinca Conte è assai remota perché conosco il radicamento del Pd», ragiona Giorgio Gori.
igor taruffi
ELLY SCHLEIN - GIUSEPPE CONTE - IL MOVIMENTO - VIGNETTA ITALIA OGGI
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